BUONE FESTE DAL NOSTRO
STAFF!!!!
23 dicembre 2018
22 novembre 2018
PRO RESCUE
Finalmente ci siamo!!!!!
Sono stati mesi di duro lavoro, per trovare la giusta formula e il giusto compromesso, senza distruggere le fondamenta di partenza, anzi rafforzandole e rendendole più salde. Ce l'abbiamo fatta: nasce la PRO RESCUE.
Si tratta di un'associazione SENZA scopo di lucro, dettata dall'esigenza di aiutare TUTTI coloro che avevano mostrato interesse sul nostro territorio a finalità civiche, solidaristiche, di formazione e di utilità sociale. Non più solo corsi di formazione dunque, ma uno sguardo più approfondito e più ampio su tutto ciò che può e deve essere rilevante e di interesse per la popolazione.
I corsi di primo soccorso continueranno a svolgersi, senza interruzioni, ma saranno arricchiti dalla collaborazione con più specialisti sia in ambito sanitario che non. Il tutto per rendere la VOSTRA esperienza completa a 360°.
I vari e pregressi gemellaggi con associazioni e centri di formazione saranno riconfermati e ne verranno promossi di nuovi.
Saranno sviluppate anche iniziative sociali atte a coinvolgere chiunque voglia partecipare, per educare la popolazione sulle varie tematiche di volta in volta proposte e suggerite dai soci e non,
Tutti coloro che vorranno associarsi divenendo SOCI lo potranno fare. (per info 320-7541904)
E' l'alba di una nuova era.
10 ottobre 2018
Sto assumendo questo farmaco... Posso immergermi?
di B. Harper
Una
delle domande più frequenti che viene rivolta ai medici DAN è se sia sicuro
immergersi mentre si assume un particolare farmaco. La risposta a tale domanda
non è quasi mai semplice.
Molti
subacquei danno per scontato che il DAN abbia un archivio di dati riguardanti
gli effetti dell'ambiente subacqueo sui vari farmaci. Sfortunatamente, tali
dati non esistono. Problematiche etiche precludono sperimentazioni di ricerca
ufficiali che potrebbero valutare l'effetto dei farmaci sui subacquei in carne
ed ossa sottoposti all'ambiente sottomarino. I resoconti aneddotici di
incidenti subacquei sono di valore limitato per stabilire se sia sicuro
immergersi mentre si assume un particolare farmaco; generalmente, esistono
troppi fattori fisici e fisiologici implicati per consentire di isolare una
singola variabile.
Ciò
non significa che sia impossibile offrire consigli validi quando viene posta
tale domanda. Prendendo in considerazione la condizione medica trattata, le
sollecitazioni fisiche alle quali è sottoposto il corpo umano nell'ambiente
subacqueo e gli elementi noti su un determinato farmaco derivanti da
sperimentazioni cliniche condotte sulla terraferma, si possono fare delle
raccomandazioni sull'idoneità ad immergersi mentre si assumono determinati
farmaci.
Considerazioni
Generali
Quando
i subacquei fanno domande al DAN circa l'uso di farmaci in immersione, spesso
sono preoccupati della probabilità che alcuni effetti collaterali possano
verificarsi in profondità. Teoricamente, è possibile che alcuni farmaci possano
potenziare o essere potenziati dall'effetto narcotico dell'azoto. Un subacqueo
dovrebbe considerare tale possibilità se pianifica di immergersi ad una
profondità superiore ai 24 metri mentre assume un farmaco le cui avvertenze
mettono in guardia dal consumo di alcolici o l'uso di macchinari pesanti. A
parte tale preoccupazione teorica, non esistono sospetti fondati che indichino
che la maggior parte dei farmaci possano provocare specifici pericoli biologici
causati dall'immersione, la pressione o le miscele di gas respirabili. E'
comprensibile che i subacquei siano in ansia per i possibili effetti
collaterali che potrebbero verificarsi durante l'immersione, ma i medici
specializzati considerano più importante capire se la condizione medica
preesistente possa rendere le immersioni meno sicure. È più probabile che sia
la lesione o patologia trattata e non i farmaci ad impedire che una persona
possa immergersi.
Non
è inconsueto assistere ad un peggioramento della forma fisica in persone che
seguono trattamenti per una patologia. Anche se la subacquea in sé è
un'attività rilassante per la maggior parte dei subacquei ricreativi, sollevare
e indossare attrezzatura pesante, come anche entrare e uscire dall'acqua
possono essere attività faticose. I subacquei devono avere sempre la capacità
fisica di lottare contro una corrente, nuotare in superficie per lunghi tratti
o aiutare un compagno in caso di emergenza. Non devono incorrere in barotraumi
a causa di una congestione nasale e non devono presentare sintomi come
intorpidimento, formicolio o dolore, che potrebbero essere confusi con una
malattia da decompressione (MDD) dopo l'immersione.
In
aggiunta alle ripercussioni della condizione medica preesistente, è importante
prendere in considerazione se il subacqueo ha avuto effetti collaterali causati
dal farmaco, da quanto tempo ha assunto il farmaco e quali altri farmaci sta
assumendo. Prima di immergersi mentre si assume un particolare farmaco, la
persona deve prima averlo provato sulla terraferma. Per la maggior parte dei
farmaci su ricetta, si raccomandano 30 giorni per assicurarsi che la dose sia
corretta e rivelare possibili effetti collaterali. Almeno un medico dev'essere
al corrente di tutti i farmaci che l'individuo sta assumendo per minimizzare il
rischio di un'interazione fra sostanze. Un subacqueo con effetti collaterali
che causano distrazione o una diminuzione delle capacità cognitive non deve
immergersi.
In
aggiunta a tali considerazioni generali, esistono domande ed elementi di
riflessione specifici e rilevanti ai particolari tipi di di farmaci. Le
seguenti domande e considerazioni devono essere affrontate durante la
valutazione da parte del medico e l'autovalutazione da parte del subacqueo.
Farmaci
per dolori ortopedici e rilassanti muscolari
•
Il dolore o la mobilità ridotta può causare distrazione o limitazioni fisiche
durante l'immersione?
•
L'attrezzatura pesante può causare il peggioramento di una lesione?
•
Gli effetti collaterali di forti analgesici possono ridurre la prontezza o le
capacità cognitive di un subacqueo?
•
Sintomi come indolenzimento, intorpidimento o formicolio possono essere confusi
con una MDD dopo un'immersione?
Farmaci
neurologici
•
Le capacità fisiche del subacqueo risultano ridotte?
•
Il subacqueo ha mai avuto una crisi epilettica?
•
Uno dei medicinali assunti dal subacqueo può provocare effetti collaterali che
potrebbero essere confusi con una MDD?
Farmaci
psichiatrici
•
I sintomi o gli effetti collaterali di un medicinale possono compromettere la
capacità di giudizio, il comportamento, le capacità cognitive o l'abilità di
gestire lo stress?
•
La condizione del paziente è gestita con successo o in remissione?
Farmaci
gastrointestinali
•
Il paziente è a rischio di avere gas intrappolato che può causare un barotrauma
in risalita?
•
Il subacqueo è disidratato a causa di vomito o diarrea?
Un
subacqueo dovrebbe considerare tale possibilità se pianifica di immergersi ad
una profondità superiore ai 24 metri mentre assume un farmaco le cui avvertenze
mettono in guardia dal consumo di alcolici o l'uso di macchinari pesanti.
Farmaci
cardiovascolari
•
Lo stato di salute cardiovascolare del paziente e la sua capacità di fare
esercizio fiscico sono sufficienti per immergersi in sicurezza?
•
Serve un elettrocardiogramma (ECG) sotto sforzo per confermare la sua idoneità
cardiaca?
Farmaci
respiratori, inclusi i corticosteroidi per inalazione
•
Esistono ragioni per sospettare che ci sia dell'aria intrappolata o ridotte
capacità respiratorie in immersione?
•
Le persone che soffrono di asma devono fare un test di provocazione bronchiale,
che consiste nel controllare la funzione polmonare prima e dopo l'esercizio
fisico in ambiente clinico.
Decongestionanti,
antistaminici e steroidi intranasali
•
Il subacqueo è congestionato (e quindi ha maggiori probabilità di soffrire un
barotrauma)?
•
E' stato affetto da congestioni recentemente?
•
Se l'effetto del farmaco dovesse svanire in profondità, potrà causare problemi?
•
In che modo l'effetto potenzialmente sedativo degli antistaminici può influire
sul subacqueo?
Ormoni,
insulina e farmaci usati per trattare il diabete
•
I livelli ormonali del paziente sono stabili e vicino alla normalità?
•
Il subacqueo diabetico è a rischio di ipoglicemia facendo esercizio fisico?
•
I subacquei con il diabete devono essere in buona salute e forma fisica ed
essere esperti nella gestione dei livelli di glucosio nel sangue mentre fanno
esercizio fisico.
Antibiotici
•
Il paziente ha una patologia o un'infezione che potrebbere essere complicata
dalle immersioni?
Farmaci
chemioterapici
• La persona è fisicamente idonea a fare immersioni?
• La persona è fisicamente idonea a fare immersioni?
•
Il cancro ai polmoni comporta una particolare attenzione.
•
Generalmente i cateteri non rappresentano un problema, ma devono presentare una
buona imbottitura.
Questi
punti devono essere presi in considerazione sia nel contesto dei sintomi della
condizione medica che in quello degli effetti collaterali dei farmaci usati per
trattarla. L'attenzione dev'essere posta sulla possibilità che uno dei fattori
possa causare la riduzione delle capacità fisiche, cognitive, di giudizio o dei
tempi di reazione del subacqueo. Questa lista non è assolutamente esaustiva, ma
evidenzia alcune delle problematiche che accompagnano determinate condizioni
mediche e i farmaci usati per trattarle.
Qualsiasi
condizione medica o farmaco usato deve indurre un subacqueo a chiedere
l'approvazione del medico prima di fare immersioni.
Come sempre, DAN è a
disposizione per discutere le preoccupazioni pertinenti a lesioni, patologie e ai
farmaci usati per trattarle. Se avete delle domande, scrivete una email
a: medical@daneurope.org.
Questo
articolo è apparso la prima volta su Alert Diver edizione cartacea Q1 2016
2 ottobre 2018
COME PROCEDE IL NOSTRO BLOG??? FACCIAMO DUE CONTI…
di R. Paglialunga
Carissimi
lettori, frequentatori e anche voi che per sbaglio siete inciampanti o
incappati nel nostro blog,
anzitutto
a voi porgiamo i nostri ringraziamenti, perché se noi siamo ancora qui a scrivere
e comunicare con voi è solo grazie alla VOSTRA presenza continua e al VOSTRO
aiuto.
Abbiamo
deciso ad oramai 1 anno e 7 mesi (un po’ di più) di fare un minimo punto della
situazione e verificare se effettivamente il nostro blog “Corsi di formazione DAN EUROPE” sta effettivamente svolgendo
il ruolo per cui è stato creato e pensato: informare e rendere partecipe più
possibile la comunità sull’importanza del primo soccorso e sulla necessità di
frequentare un corso attinente valido e di qualità.
Possedere
il brevetto di soccorritore infatti (BLSD
– Basic Life Support and Defibrillation) non significa (ahimè) possedere le
conoscenze e le capacità giuste atte al primo soccorso.
La
legge italiana obbliga oggi moltissime strutture ed associazioni, pubbliche e
private, ad essere proprietari di un DAE (Defibrillatore automatico esterno, o
almeno ad averlo fisicamente presente in sede. Tuttavia come spesso accade nel
bel Paese, l’utenza ha recepito tale codice non come un segno di cultura
generale, ma come l’ennesimo obbligo istituzionale… una cosa inutile… A tal
proposito quindi molti decidono di “comprarsi” il brevetto da soccorritore
senza frequentare nessun corso ad hoc o seguendo le lezioni il più rapidamente
possibile. Niente di più sbagliato!!!
Noi
nel nostro piccolo abbiamo cercato di diffonde le nostre informazioni,
conoscenze e capacità. Ovviamente nel rispetto della privacy e delle leggi. Non
sempre siamo stati apprezzati, ma TUTTI coloro che ci hanno dato fiducia, sia
leggendo il nostro blog, sia frequentando almeno uno dei nostri corsi, sono
rimasti entusiasti. Scusate ma sono queste le soddisfazioni che vogliamo e che
ci prefiggiamo ogni giorno.
Vi
lasciamo con alcune statistiche.
Numeri
a parte, la cosa che più ci fa pensare e ci rincuora sta nel vedere i POST maggiormente
letti e visualizzati. Non sono infatti i soli articoletti pubblicitari o poveri
di contenuti, tutto il contrario. Il primato infatti è stato raggiunto dall’argomento
forse più importante, RCP su donne in
gravidanza. Di sicuro ci aspettavamo una lettura da parte di molti, ma
vederlo i vetta ci ha reso davvero fieri, di noi e del nostro pubblico, di VOI.
Grazie a
tutti VOI.18 settembre 2018
FOP e immersioni
A
giugno del 2015, a Montreal in Canada, la Undersea and Hyperbaric Medical
Society (UHMS) e la DAN hanno ospitato i più grandi esperti del settore al
Consensus Workshop sul Forame Ovale Pervio e l'Idoneità alle Immersioni. Gli
argomenti trattati sono stati come diagnosticare un FOP, come limitare i rischi
ad esso associati e ovviamente quali sono le implicazioni del FOP per i subacquei.
Per saperne di più, scarica gli atti della conferenza: Patent Foramen Ovale and
Fitness to Dive Consensus.
Il
FOP si verifica solamente dopo la nascita, se il Forame Ovale non si chiude in
modo corretto. Ciò accade a circa un quarto della popolazione, anche se la
maggior parte delle persone interessate non se ne accorge nemmeno. Il Forame
Ovale è un'apertura nel setto tra l'atrio destro e sinistro del cuore. La
grandezza di questo buco e la quantità di sangue che circola varia di caso in
caso. In alcune persone il flusso di sangue è costante, mentre in altre succede
solo dopo attività faticose, come il sollevamento di pesi; potrebbe però anche
avvenire dopo aver compensato usando la manovra di Valsalva, dopo un colpo di
tosse oppure la defecazione. Il tipo di FOP più pericoloso per i subacquei è il
FOP con shunt destro-sinistro spontaneo. Questa condizione potrebbe causare
un'embolia paradossa, che avviene quando un coagulo (trombo) passa da una vena
sistemica ad un'arteria sistemica causando un ictus. Nel post immersione, sono
presenti degli emboli gassosi venosi nel sangue, quindi il rischio è maggiore.
I sintomi di un'embolia paradossa causata dagli emboli gassosi venosi sono
solitamente quelli associati alla malattia da decompressione (MDD), sia
neurologica che cutanea.
Il rischio di MDD per i
subacquei ricreativi con un FOP è abbastanza basso, ma una delle domande alle
quali il workshop ha cercato di dare risposta è come identificare i subacquei a rischio e cosa fare a
proposito. Le linee guida affermano che i subacquei che hanno avuto più di un
episodio di MDD con manifestazioni a carico del cervello, del midollo spinale,
del nervo vestibolo-cocleare oppure cutanee dovrebbero essere testati per un
FOP da esperti nel settore.
I subacquei con un FOP a
rischio di MDD hanno tre opzioni per ridurre tale rischio. La prima è di smettere
di fare immersioni, la seconda è di immergersi con profili conservativi* ed
evitare sforzi dopo le immersioni e la terza è di operarsi per chiudere il FOP,
anche se questo non garantisce che non avranno mai più una MDD.
Dopo la chiusura di un
FOP, un subacqueo deve astenersi dal fare immersioni per un tempo minimo di tre mesi. I
test medici dovranno confermare che il buco è completamente chiuso, inoltre il
paziente dovrà aver smesso di prendere sostanze anticoagulanti. È importante
ricordare che la MDD è causata principalmente da un'esposizione significativa
all'ambiente subacqueo (profondità, tempo, velocità di risalita). Chiunque
intraprenda immersioni con profili estremi è a rischio di MDD, anche se non ha un FOP.
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18 agosto 2018
PUNTURE DA RICCIO DI MARE
di R. Paglialunga
Chi di voi non e mai entrato in contatto con un riccio in mare???
Casualmente o per inadempienza un po' tutti....., ma quanti effettivamente sanno
come ci si comporta in questi casi??????
I ricci di mare sono animali marini ricoperti di piastre calcaree più o
meno mobili, da cui sporgono escrescenze spinose e a volte velenose.
Appartenenti alla famiglia degli echinodermi, i ricci di mare sono
presenti su tutto il globo e possono arrecare un danno che va dalla semplice
escoriazione fin anche al decesso. Se non eradicate e/o trattate correttamente,
le spine possono migrare nei tessuti più profondi e determinare una lesione ossea
e persino del sistema nervoso centrale o periferico.

La diagnosi in genere è presto fatta. Ciò che molti non sanno è che
le spine di riccio sono evidenti anche alle radiografie. Tale metodica risulta
utilissima nel localizzare gli aculei all'interno dell'organismo e, di
conseguenza, nel guidare una mano esperta a toglierle.
I SINTOMI
Come anticipato, alcune punture da echinodermi presenti nell'est Oceania
possono causare la morte del malcapitato (in genere sub o apneisti dalle mani
lunghe). Fortunatamente da noi nel Mediterraneo questo pericolo non c'è, ma il
contatto con le spine determina comunque alcuni fastidi.
·
intenso dolore radiante può persistere fino a 6 ore
·
parestesia
·
ipotensione
·
gonfiore e arrossamento
·
possibili attacchi di panico
·
shock anafilattico, sempre in agguato
·
difficoltà motoria, respiratoria e del linguaggio fino alla paralisi
completa.
COSA FARE IN CASO DI PUNTURA???
Prima di tutto bisogna ASSOLUTAMENTE disinfettare la zona interessata con
prodotti a base di cloro o attraverso pediluvi con acquae e sale.
Una volta alleviato il dolore della puntura, bisogna (ahimè) procedere ad
estrarre SINGOLARMENTE le spine con aghi e pinzette possibilmente sterili.
Questa operazione è indispensabile per evitare infezioni. Può essere d'aiuto
fare delle spugnature con aceto o applicare compresse di acqua a 45°C. Le
spine infatti, anche se staccate dal riccio, continuano a inoculare tossine.
Per quelle spine profonde, un rimedio utile è il sapone da barba. Messo
sulla zona arrossata e lasciata asciugare, fa si che gli aculei vengano
avvicinati all'esterno per poi essere tolti più facilmente.
Tenere sempre e comunque sotto monitoraggio la zona colpita per evitare
infezioni.
Se necessario, nei casi più gravi, tenersi pronti a praticare la
Rianimazione Cardio Polmonare(RCP) e in ogni caso contattare immediatamente il
Servizio Medico d-emergenza (SVA o 118).
Se non si è addestrati al BLSD sarebbe il caso di partecipare ad un corso
ad hoc. Il DAN offre una vasta gamma di corsi per l'addestramento in tutte le
situazioni d'emergenza.


Pochi ma semplici accorgimenti consentono di evitare problemi legati
all'impatto con animali dannosi. Innanzi tutto bisognerebbe informarsi sulla
presenza o meno di tali specie marine, visionare eventuali avvertenze e
attenersi alle indicazioni dei cartelli presenti in loco.
Non camminare MAI scalzi in acqua.
CURIOSITA'
Tra i ricci di mare, uno dei più belli in assoluto e il riccio a
fiori (toxopneustes pileolus).
Di dimensioni modeste (può raggiungere i 14 centimetri), si presenta come
un cuscinetto costellato di petali dal colore biancastro, giallo o rosato, con
la parte centrale rossiccia e il margine bianco. Le spine si trovano tra i
petali e sono di colore rosa con la punta bianca. La punta in realtà termina
con dei pedicelli a forma di pinzetta a tre denti che inocula il veleno. Il
riccio a fiori si trova principalmente nelle regioni Indo-pacifiche e nel Mar
Rosso. Non sono assolutamente aggressivi, ma non vanno assolutamente toccati.
Rappresentano infatti la specie più velenosa dei ricci di mare e possono essere
anche mortali per l-uomo.

Molto simile al riccio a fiori è il riccio a spicchi (tripneustes
gratilla). Le sue pinzette tuttavia sono molto più piccole e difficilmente
riescono a forare ed iniettare le tossine nelle dita di un uomo adulto. Si
presentano come dei cuscinetti di colore bruno-nerastro o tendente al
blu-viola, costellati da dieci bande più chiare da cui escono le corte spine di
colore bianco o arancio.

Il riccio di fuoco (asthenosoma varium) è una delle specie
più grosse (fino a 20 centimetri di diametro). Dalla forma a cuscinetto di
color arancio, ha due tipologie di spine:
- spine lunghe e disposte in disordine che partono dalla regione inferiore
per rivolgersi verso il basso
- spine corte dall'aspetto di colonnine di perle disposte nella parte
superiore, sede di moltissime varietà di crostacei che si rifugiano tra gli
aculei.
La sua puntura seppur non mortale puo essere molto dolorosa e persistere
per alcune ore.

*(Alcune informazioni sono state trascritte da "CREATURE PERICOLOSE
DEI MARI E DEGLI OCEANI" di Sebastiano Guido, Megenes Editore, di cui
si consiglia la lettura per maggiori dettagli.)
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23 luglio 2018
Bagno dopo mangiato: un falso mito da sfatare
di R. Paglialunga
Alzi la mano chi non ha sentito da bambino almeno una volta la frase: "Non fare il bagno dopo mangiato". Tormentone di grandi e piccini, stiamo parlando delle classiche due/tre ore di attesa sotto i raggi infuocati ad aspettare che la digestione faccia il suo corso.
Cosa centra la digestione?
“Il fattore digestione è poco rilevante, il problema principale è la centralizzazione della circolazione. Ovviamente centralizzando la circolazione, regioni come l'intestino vengono messe in secondo piano rispetto al cervello e al cuore”
Queste sono le parole del Dott. Marco Delli Zotti.
Il rischio paventato da sempre è la congestione, ossia il blocco della digestione dovuto allo sbalzo termico tra la temperatura corporea e quella dell’acqua di mare. Congestione che, va sottolineato, non è un'esclusiva del tuffo in mare: analoghi rischi ci sono anche per avere consumato una bibita molto fredda o nel passaggio da un ambiente caldo a uno con aria condizionata alta.
Ma è davvero così? Nessuno studio lo dimostra. Questo però non significa che tuffarci dopo un’abbuffata sia una buona idea.
Curiosamente, la regola delle tre ore è più una preoccupazione nostrana che di altri Paesi, dove magari si suggerisce di aspettare un’ora.
Di fatto, i dati scientifici sulla connessione tra i pasti prima del bagno e il rischio annegamento sono pochi, tanto che la International Life Saving Federation definisce infondata la raccomandazione di evitare il bagno dopo i pasti.
L’annegamento nei giovani
Tra le principali cause di morte nel Mondo nei ragazzi c’è anche l’annegamento. Nei bambini questa causa raggiunge 1/3 dei casi, persino in piscina. Uno dei principali fattori di rischio è lo shock termico, lo sanno bene anche gli atleti che prima di tuffarsi in piscina fanno una doccia fredda.
L’improvviso calo di temperatura è determinante, si deve soprattutto all'acqua che arriva alla testa. Tutti quanti avrete sperimentato la situazione in cui al mare qualcuno vi getta per scherzo una secchiata d'acqua alle spalle. Non tutti trovano la cosa divertente, la sensazione è piuttosto brutta, ci manca il fiato. Immaginate che questa sensazione duri qualche secondo di più, in mezzo al mare potrebbe costarvi la vita. Così i bagnanti adulti per esperienza avranno imparato che è bene bagnarsi gradualmente prima di tuffarsi, anche senza conoscere le casistiche di annegamento. Ma ci sono certamente tanti altri fattori di cui tener conto.
Consumare alcolici è più rischioso???
Nel 70% dei casi di annegamento troviamo situazioni in cui vengono consumati degli alcolici. I maschi sarebbero più a rischio delle femmine, risultando maggiormente a contatto con l’ambiente acquatico; inoltre consumano più alcol, che è uno dei principali fattori di rischio per l'annegamento.
Assumere alcolici infatti – come spiega il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica (Epicentro), dell'Istituto superiore di sanità – riduce la capacità di affrontare una situazione rischiosa come l’annegamento, inoltre si tende a sottovalutare questo fattore di rischio. Quel ch’è certo, per i bambini – sempre secondo Epicentro – è che la mancanza di sorveglianza è notevolmente più rilevante del pasto consumato e del lasso di tempo tra il consumo e il bagno.
Buon Senso
Anche se i rischi di annegamento vero e proprio vengono da ben altri motivi, e il buon senso (quanto si è mangiato, quanto è fredda l’acqua) è il più utile metro per regolarsi, c’è però da dire che le canoniche tre ore di attesa tra il pasto e il bagno non sono una regola di prudenza campata in aria.
Consideriamo i tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco: un succo di frutta ci mette al massimo venti minuti per passare all'intestino, la frutta impiega circa mezz'ora (20 minuti l’anguria, 40 le mele), la verdura cruda 30-40 minuti, quella cotta 45-50, le patate 60.
I carboidrati vengono generalmente digeriti nel giro di un’ora. Anche al latte scremato e ai formaggi freschi basta un’ora circa, mentre per i formaggi stagionati ce ne possono volere anche 4 o 5.
Se il pasto consumato è a base di pesce, un’ora è più che sufficiente per la digestione, mentre per una bistecca di manzo ne servono 3 o 4, e fino a 5 per il maiale.
Le regole da seguire
Fermo restando che sulla questione esistono solo punti di vista, espressi da vari medici, e non una fonte autorevole a cui affidarsi, il Ministero della Salute nell'ambito del progetto "Educazione acquatica" ribadisce la necessità di attendere almeno tre ore prima di buttarsi in acqua. Ma ecco una serie di consigli per affrontare il momento del bagno in completa sicurezza:
- Mai da soli in acqua. Porta sempre qualcuno in acqua che possa intervenire in caso ti sorprenda un crampo, uno spavento, uno svenimento o un trauma anche lieve.
- Occhio al freddo: entrate in acqua gradualmente. Il freddo, in acqua, è il vero nemico. Quando la differenza tra la temperatura del corpo e quella dell’acqua è molto alta, lo shock termico può portarti allo svenimento e a un potenziale annegamento. Evita questo rischio entrando in acqua gradualmente, dando tempo al vostro corpo di abituarsi.
- Solo pasti leggeri. Non ti diremo di aspettare mezz’ora, due o tre ore dopo un pasto per entrare in acqua: non ci sono prove che questo eviti malesseri, o peggio, ti metta a rischio di crampi e annegamento. È vero però che il pasto impegna gli organi deputati alla digestione, che chiedono quindi un maggior apporto di sangue, a discapito della periferia del corpo e dell’apparato muscolare. Nonostante il nostro fisico sia in grado di far fronte a tutte queste necessità, meglio non impegnarlo in una lunga nuotata o in tuffi dagli scogli, specie se l’acqua è fredda. Per evitare problemi di digestione e di affaticamento, evita i pasti pesanti in spiaggia, in modo da poter entrare in acqua senza remore e senza aspettare ore al sole.
- Niente alcol. L’alcol andrebbe evitato. I dati dicono che l’ingestione di alcol aumenta il rischio di annegamento, proprio per l’effetto negativo che le bevande alcoliche hanno su riflessi e attenzione.
- Se non ti senti al meglio, non entrare in acqua. Uno stato psicofisico non ottimale può esporti a inutili rischi, specie se le condizioni meteo non sono buone e il mare è mosso.
- Dosa le forze. Quanto si entra in acqua è necessario essere consapevoli delle proprie capacità e mai spingersi oltre in sforzi eccessivi. Ricordati che una volta arrivati alla boa, bisogna tornare indietro. E se non sei un abile nuotatore, non spingerti al largo, dove il pericolo è maggiore.
Come intervenire in caso di necessità???
Seguire un corso BLSD e FIRST AID possono salvare una vita!
Non è una diceria ma una realtà... un corso e un minimo di conoscenza anatomica possono fare la differenza. E se la vita da salvare fosse proprio la tua??? Non vorresti che qualcuno fosse pronto e abile a soccorrerti???
I corsi DAN TRAINING sono strutturati apposta. Frequentane uno e capirai .a differenza tra aiutare e restare a guardare. Il DAN è sempre accanto a te!
Per informazioni sui corsi contatta il tuo istruttore DAN più vicino a te.
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