28 maggio 2018

Quando gli eroi di carta s’immergono

di Claudio Di Manao


È il 1952 e devono passare ancora cinque anni prima che esca 'Il Mondo del Silenzio', premiatissimo film di Jacques Cousteau e Louis Malle, ma la subacquea e il mondo sottomarino già stuzzicano la fantasia di George Shed, disegnatore tra gli altri di Capitan America. Dalle sue matite nasce Marlin Keel, biondo e prestante oceanografo, il primo eroe prettamente subacqueo, forse il primo ad indossare maschera e pinne, oltre al solito scafandro da palombaro con tanto di elmetto.
Le tavole escono per il Sunday Comic Strip nel 1952, ma è forse troppo presto per un pubblico che ancora pensa che la subacquea sia un'attività destinata a professionisti e ai corpi speciali della marina. Marlin Keel cessa di uscire nel 1954. La subacquea di carta dovrà aspettare fino al 1956 ed accontentarsi di sporadici episodi di Fightin’ Navy, della Charlton Comics Group, e di Navy Combat della Marvel, storie ambientate nel recente conflitto mondiale.



IL BOOM

Coincide con gli anni 1960 - 62. Il film di 007 Thunderball non è ancora uscito, ma gli autori del fumetto sanno già cosa sta succedendo in giro. Proliferano i documentari subacquei. Maschere, pinne, bombole e autorespiratori garantiscono una libertà di movimento inedita. Le prime attrezzature per subacquei ricreativi compaiono nei negozi di nautica e pesca. La subacquea s’affaccia nell’immaginario collettivo e bussa alle menti creative. Il ‘what if’, scintilla primèva di ogni fiction, trova i suoi punti d’appoggio nella curiosità generale, nell'esperienza sottomarina divenuta accessibile ad un pubblico più vasto. La subacquea irrompe nel fumetto sia d'avventura che disneyano.
Da Mandrake a Tom & Jerry, da Johnny Hazard a Paperino, nel 1962 con maschere e autorespiratori s'immergono praticamente tutti i grandi personaggi. Nessuno vuole restare all'asciutto.



GLI EROI

Nello stesso anno nascono i primi eroi subacquei, le serie dedicate.
La Dell Comics ispirandosi ad una fortunata serie TV per ragazzi pubblica Diver Dan, un eroe ancora configurato da palombaro, ma saranno i Frogmen a lasciare il segno nei cuori dei lettori e dei collezionisti. Gli eroi sono Steve Randall e Jim Collins, investigatori subacquei ed ex militari della marina, reduci della Seconda Guerra Mondiale, alle prese con misteri e delitti da risolvere sul fondo del mare.




Da vari autori escono tavole a quattro colori, 15 Cent a copia, sempre per la Dell Comics. Sempre
prolifico il settore di storie di guerra.

BUDDY CHECK

Le attrezzature, tranne che nei fumetti dedicati, sono quasi spesso preoccupanti. Paperi e altri beniamini dei piccoli s’immergono con globi trasparenti che ricordano la vaschetta del pesce rosso, le fruste degli erogatori vanno e vengono, ed il GAV anche negli anni ’80 - '90 resta per lo più uno sconosciuto. Le dotazioni irrinunciabili restano asce, coltelli, fiocine e fucili, e mine. 



ENVIRONMENTAL UNFRIENDLY

Squali squartati, piovre giganti fatte esplodere, orche assassine. Le creature marine sono alla stregua dei mostri spaziali. In quell’ambiente ostile il nemico non è il mancato rispetto delle tabelle, ma i suoi misteriosi abitanti. Un plauso va al fumetto sexy del filone non horror: il mare come alcova, i coralli come tovaglie di pizzo di un ristorantino intimo, e ai paperi che al massimo neutralizzano una piovra famelica con un barile di pepe.



IL RETAGGIO

Negli anni ’60 e ’70 quelli che s’immergevano se non erano paperi o gatti erano eroi, avventurieri capaci di affrontare rischi mortali a colazione. Oggi s’immerge chiunque abbia voglia di completare un breve corso subacqueo, portandosi dietro il dubbio e l’autoironia dei Peanuts. Il fumetto subacqueo si riduce a poche strisce e vignette, nell’era delle nicchie e delle specializzazioni diventa articolo per subacquei.
Dalla striscia nella rubrica Beachcomber, su Diver, a Sherman’s Lagoon, i personaggi il più delle volte sono pesci e creature dei fondali che commentano la nostra presenza a casa loro, oppure subacquei alle prese con situazioni surreali, con le loro nevrosi.


8 maggio 2018

RCP su donne in gravidanza

di R. Paglialunga

BLS-D è la sigla (BASIC LIFE SUPPORT - DEFIBRILLATION), delle manovre da impiegare in caso di intervento su di una vittima di arresto cardiaco.
Uno degli spauracchi dei soccorritori è l'eventualità di rianimare una donna incinta per i dubbi relativi agli eventuali danni al feto che potrebbero derivare dall'esecuzione della RCP (RIANIMAZIONE CARDIO - POLMONARE), cioè del massaggio cardiaco e dalla defibrillazione, oltre che a dubbi sulle eventuali variazioni da porre in essere dovute alla diversa fisiologia di una paziente incinta.

Il procedimento è simile alla RCP standard, ma necessita di alcune variazioni.
Si deve tener presente che l’utero gravido è di dimensione maggiore e con la donna in posizione supina, tende a comprimere l’aorta addominale e , soprattutto, la vena cava inferiore che riporta il sangue dalla estremità inferiore del corpo al cuore. 
Quando questa viene schiacciata, si ha una brusca diminuzione del ritorno venoso al cuore con conseguente crollo della pressione arteriosa.
L'aumento del volume corporeo comporta inoltre un innalzamento del diaframma e una conseguente diminuzione della capacità funzionale respiratoria residua dal 10% al 25%. Questo, unito all'aumentato consumo di ossigeno causato dalla necessità di sopperire anche alla respirazione del feto porta a una più rapida evoluzione verso l'ipossia.

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Ovviamente una donna incinta, a causa dell'ulteriore irrorazione del feto, si rileva un aumento dal 30% al 50% del flusso sanguigno in uscita dal cuore e questo comporta un aumento medio del battito cardiaco di 15-20 bpm

La presenza del feto quindi modifica i rapporti tra addome e torace, per cui le mani per effettuare le compressioni toraciche devono essere poste leggermente più in alto rispetto a quanto siamo abituati a fare (1-2 spazi intercostali più sù). In alternativa o in presenza di situazioni particolari che impediscono lo slittamento delle mani verso l'alto, le stesse possono essere poste nella loro posizione classica per le compressioni toraciche.
Per quanto riguarda la posizione della donna, invece, le cose sono un pochino più complicate.
Alcuni studi ci dicono di inclinare la paziente verso sinistra; tuttavia ciò comporta una evidente inefficacia nell'esecuzione delle compressioni toraciche per cui la raccomandazione è di eseguire le RCP con la paziente supina preferendo la manovra di dislocazione manuale dell'utero verso sinistra (LUD) a una o due mani.




Se è necessaria la Defibrillazione, si può effettuare con le normali modalità di sequenza ed energia di scarica. L'unica raccomandazione è nella posizione delle placca laterale che non va posta sul tessuto mammario.
Non vi è alcuna evidenza che le scariche del Defibrillatore Semiautomatico (DAE) abbiano un effetto negativo sul feto.

In definitiva quindi, a parte la LUD e l'eventuale posizionamento alternativo delle placche nel caso di imponente massa mammaria, non vi sono differenze nel BLSD sulla donna in gravidanza.

26 aprile 2018

Immersione subacquea ed impianti dentali

di Laurence Stein

Molte persone stanno decidendo di sostituire i denti caduti o mancanti con degli impianti dentali. Le soluzioni tradizionali per la sostituzione dei denti mancanti includono i seguenti tipi d’impianti: i ponti, le protesi dentali parziali rimovibili o le protesi dentali totali. In qualità di Odontoiatra e di consulente odontoiatra del DAN, di Scubadoc (Il sito web online di medicina subacquea: http://scuba-doc.com) e di ScubaBoard (www.scubaboard.com), ho constatato un aumento del numero di domande inerenti agli impianti dentali ed alla pratica dell’attività subacquea. Posti vicino al boccaglio dell’erogatore, gli impianti dentali sono assimilabili a tutti gli altri spazi aerei che devono essere compensati nel corso dell’immersione. Questo genera una serie di domande da parte dei subacquei, che spaziano da “Dopo un intervento chirurgico d’implantologia dentale, quanto tempo devo spettare prima di poter tornare ad immergermi?” a “La pressione applicata al boccaglio dell’erogatore può influenzare gli impianti che ho in bocca?”.
Un breve riassunto di storia degli impianti dentali
A quando risalgono l’arte e la scienza dell’implantologia? Certe evidenze archeologiche suggeriscono che alcune antiche civiltà abbiano tentato di reimpiantare i denti perduti sostituendoli con denti di legno intagliato o di avorio. Nell’ottocento, nelle mascelle umane furono impiantati denti d’oro e, in seguito, di platino. Questi tentativi però furono infruttuosi. Il Dott. Alvin E. Strock riuscì ad inserire i primi impianti con successo presso l’Università di Harvard nel 1937. Questi impianti erano costituiti da un tipo d’acciaio inossidabile chirurgico denominato vitallium, una lega di cromo, cobalto e molibdeno (un elemento metallico grigio) comunemente utilizzata per le protesi dentali parziali rimovibili. Lo svedese Gustav Dahl eseguì il primo impianto sub-periosteo, un impianto osseo, nel 1948. Poi, nel 1967, Leonard Linkow, Ralph Roberts e Harold Roberts introdussero l’impianto endo-osseo laminare, anch’esso un impianto osseo. Infine, nel 1981, il Dott. Per-Ingvar BrOEnemark, un chirurgo ortopedico svedese, introdusse il sistema d’impianto con innesto radicale di titanio endo-osseo. Il sistema d’impianto con innesto radicale è il prototipo del più comune impianto dentale utilizzato al giorno d’oggi. La chiave del suo successo sta nell’impiego del titanio. Nel 1952, mentre BrOEnemark stava compiendo degli studi sulla guarigione ossea nei conigli, inserì una piccola piastra di titanio dotata di una lente nell'osso dei suoi animali da laboratorio. Questo gli permise di sbirciare microscopicamente nell'osso e di osservare tangibilmente il processo di guarigione.
Risultati immagini per impianti dentali e subacquea
L’osteointegrazione
Alla fine degli esperimenti, quando BrOEnemark tentò di rimuovere la piastra di titanio, si accorse che l'osso circostante si era legato con il metallo. Egli denominò questa fusione dell’osso con il metallo osteointegrazione. Attraverso questa scoperta, divenne possibile impiantare con successo denti ed altre protesi ortopediche.
Le procedure chirurgiche
Il primo passo è quello di rimuovere il dente dalla zona dove è venuto a crearsi il problema. Potrebbe poi rendersi necessario fare un innesto osseo per creare una zona adatta al futuro impianto; la procedura potrebbe consistere nel riempire parzialmente i seni mascellari del paziente, per conferire all’osso uno spessore verticale sufficiente a sostenere l’impianto nella parte posteriore superiore della bocca. In casi estremi, per ripristinare la perdita di tessuto osseo, può essere necessario prelevare dell’osso da zone dell’organismo dove esso è più consistente, come ad esempio dall'anca, o utilizzare fonti artificiali. Le variabili che influenzano la ripresa dell’attività subacquea, sono l’intervento chirurgico, il periodo necessario a guarire e le protesi inserite. Generalmente, se c'è un dente mancante e l'osso possiede le dimensioni idonee, il chirurgo pratica un buco nell'osso di dimensioni appropriate utilizzando punte di trapano di opportuna grandezza. L'impianto viene quindi filettato al suo interno. Poi s’inserisce una vite o una spalla di sostegno terapeutica (rinfianco curativo) in cima all'impianto. Dopo di che occorre attendere un periodo di quattro - sei mesi per permettere all’impianto di osteointegrarsi. Per evitare un secondo intervento chirurgico, attualmente molti chirurghi utilizzano i rinfianchi curativi che s’infilano appositamente attraverso le gengive durante il periodo di guarigione. Quando l'impianto è pronto per essere ripristinato, questo rinfianco viene semplicemente svitato dall’odontoiatra. Dopo il periodo di osteointegrazione, l'impianto viene ri-esposto chirurgicamente e, per portare a termine la ricostruzione, vengono quindi fissate le protesi.
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Evitare le immersioni e le pressioni sull’arcata dentale
Fino ad oggi gli odontoiatri non hanno ancora sviluppato raccomandazioni uniformi inerenti alla chirurgia orale ed all’attività subacquea: generalmente, più è complicato l’intervento chirurgico, più lunga è l'attesa prima di potersi immergere. Eventuali complicanze post-operatorie allungheranno maggiormente il tempo d’attesa, così come lo allungano qualsiasi condizione medica dovesse nel frattempo sopravvenire, l’uso del tabacco ed il consumo di alcool. Durante il processo di osteointegrazione post-chirurgico, è necessario evitare qualsiasi cosa che potrebbe esercitare pressione sulla zona dell'impianto o che potrebbe coprire la vite o il rinfianco curativo. Immergersi troppo presto dopo l’intervento chirurgico, con la pressione che ne deriva, per quanto leggera essa sia, potrebbe danneggiare il sito dell’impianto. Per esempio, se le alette del boccaglio dell’erogatore poggiano sul sito dell’impianto, trasmettendo la forza del morso, possono provocare l’insuccesso dell'impianto.
Oltre ad evitare le immersioni, nel corso del periodo di guarigione, è anche consigliabile mangiare cibi più morbidi ed evitare di masticare sull’area dell’intervento chirurgico. Il rischio di danni risulta maggiore durante le prime quattro settimane dopo l’intervento, poi decresce.
Occorre pure tener conto di altre considerazioni. Per evitare altre possibili complicazioni associate con la chirurgia orale, bisognerebbe sospendere l’attività subacquea finché:
  • non si ristabilisca un’adeguata rivascolarizzazione (ripresa del flusso di sangue);
  • l’impianto non si stabilizzi;
  • non cambi la pressione delle cavità orale e sinusali;
  • non si ripristini la capacità del paziente di tenere l’erogatore in bocca; e
  • si assumono farmaci per controllare il dolore o le infezioni.
Considerazioni sulla Rivascolarizzazione
Gli scambi gassosi, come quelli cui è sottoposto l’organismo quando ci s’immerge, con susseguente ingresso e fuoriuscita di azoto, sono parzialmente una funzione del sistema vascolare (la disposizione dei vasi sanguigni) dei tessuti locali. La semplice estrazione determina rapidamente la formazione di nuovi vasi sanguigni nell’area interessata (rivascolarizzazione). Similmente, anche la zona d’estrazione della vite di sostegno (preservazione dell’impianto) si rivascolarizza rapidamente. Per poter tornare ad immergersi dopo un semplice intervento di estrazione occorre aspettare un periodo di una – due settimane.
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Gli innesti d’osso incidono sui tempi di recupero
Le procedure d’innesto e la chirurgia dei seni sono più complesse e richiederanno periodi di attesa più lunghi. Più è vasta la zona interessata all'innesto, maggiore sarà l'attesa. Alcuni medici raccomandano di evitare qualsiasi attività che causa micro-movimenti per almeno sei mesi. Attualmente occorre circa un anno perché nella zona dell’innesto l’osso guarisca completamente. Malgrado l’immergersi prima dei 12 mesi non dovrebbe causare problemi, sarà il vostro medico a determinare il periodo giusto. Anche se il vostro medico non è un subacqueo, seguite i suoi consigli. La quantità e la qualità dell'osso innestato, inoltre, influiscono sui tempi d’attesa prima di poter tornare ad immergersi. Alcuni soggetti hanno ossa molto dense e dure, mentre altri hanno ossa spugnose e deboli. Questo influisce in misura primaria sulla stabilità degli impianti. Gli impianti inseriti in un osso denso e duro, sono meno suscettibili ai micro-movimenti di cui sopra.
L'opposto, invece, capita per un osso spugnoso e debole. Gli impianti inseriti di recente sono molto vulnerabili ai movimenti in un periodo compreso tra le prime due alle quattro settimane successive all’intervento. Gli impianti in questo momento sono un po’ allentati nel sito d’innesto, prima che comincino a stabilizzarsi. Occorre evitare di praticare l’attività subacquea durante il periodo iniziale di osteointegrazione. Perchè l’impianto si stabilizzi, bisogna aspettare un periodo che va da almeno 5 settimane ai circa due mesi. Qualora nella zona interessata sia stato eseguito anche un innesto osseo, occorre aspettare per tempi più lunghi.
Portare a termine il lavoro di implantologia
Durante il periodo di guarigione dell'impianto, generalmente il paziente non porta nulla in quest’area; oppure lui / lei può portare una protesi provvisoria, che però generalmente non è attaccata all'impianto/i che si sta stabilizzando. Una dentiera parziale rimovibile e provvisoria è un esempio di quanto appena detto. Molti anni addietro, i chirurghi hanno sviluppato dei protocolli per venire incontro ai pazienti ed aiutarli ad ottenere più rapidamente le loro protesi definitive. Tutte le protesi provvisorie sono generalmente realizzate in plastica e sono ancorate con del cemento o con una vite provvisori. Potrebbe rivelarsi più sicuro mostrarsi più prudenti ed aspettare fino a che il lavoro non sia completamente finito, prima di tornare ad immergersi. Infatti, se il cemento provvisorio dovesse allentarsi o la plastica rompersi, potrebbe presentarsi il pericolo di aspirarne dei pezzi (ingoiando la protesi provvisoria). Dopo un periodo che va dai quattro a sei mesi, richiesti per il processo di osteointegrazione, il vostro odontoiatra prepara la protesi definitiva – che può consistere in una corona sostenuta dall’impianto, in un ponte fisso o in una dentiera amovibile fissa -.
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Una volta che gli impianti dentali si siano completamente osteointegrati e che le protesi definitive siano state inserite, non vi è nulla di inerente alle immersioni che possa minacciare l’integrità degli impianti o delle protesi. Gli spazi progettati negli impianti per sostenere le viti di copertura, le spalle e le protesi sono piccoli e sono completamente racchiusi nella struttura di titanio. Non vi sono spazi aerei di comunicazione tra gli impianti ed i tessuti circostanti. La struttura dell'impianto è forte abbastanza da resistere a qualsiasi differenza di pressione che potrebbe verificarsi qualora piccole quantità di gas dovessero arrivare fino a questi spazi. Considerazioni Aggiuntive Le protesi che ricoprono gli impianti possono presentare gli stessi, benché estremamente rari, problemi dei denti associati con le immersioni subacquee. Può capitare che la porcellana si rompa o che il cemento non tenga, e l’impiego degli impianti non offre alle protesi dentali alcuna facoltà speciale per resistere a queste eventualità.
Alcuni dispositivi sostenuti dagli impianti sono cementati, ed in quanto tali, una rottura del cemento dovuto ai cambi di pressione è possibile. Ma questi sono eventi alquanto rari. Alcuni odontoiatri preferiscono usare un tipo di cemento provvisorio più debole, sotto le corone ed i ponti permanenti definitivi. Questo permette, qualora si rendesse necessario, la futura rimozione della protesi. Altri odontoiatri eseguono la cementificazione degli impianti come quella dei denti ed utilizzano il cemento permanente. La loro filosofia è la seguente: “Se non sono preoccupato dal cemento permanente per i denti, perchè dovrei preoccuparmene per gli impianti?”. Sarebbe saggio informarsi se, per fissare la vostra protesi, il vostro odontoiatra ha utilizzato cemento provvisorio o quello permanente. Le probabilità che una protesi fissata con cemento provvisorio venga via sono basse, ma dovreste essere consapevoli che, nel caso accada, questo potrebbe rivelarsi un problema.
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Generalmente, se avete un impianto e / o una protesi da più di un anno, con ogni probabilità non vi saranno fallimenti come risultato di una perdita di osteointegrazione. Tuttavia, vi sono altri modi con cui una protesi possa fare fiasco. Questi non sono correlati all’intervento chirurgico, al posizionamento o alla guarigione degli impianti: si sono verificati rari esempi di rottura dell'impianto, di rottura della spalla o di mancata tenuta della vite. Questi di solito sono associati con un morso molto forte, un trauma, una scarsa programmazione del trattamento o alla rottura dei materiali. Le immersioni generalmente non provocano tali fallimenti. L'aumento dell’impiego degli impianti dentali rende molto probabile che dei subacquei si ritroveranno ad immergersi con questi apparecchi. Sebbene vi siano alcuni aspetti delle procedure d’implantologia e di protesi dentale che limitano temporaneamente la partecipazione di un subacqueo alla pratica di questo sport, non vi sono preclusioni alle immersioni per quei soggetti che si sono sottoposti ad impianto con successo. Un colloquio completo col vostro chirurgo e col vostro odontoiatra farà sì che i vostri impianti abbiano successo e che le vostre immersioni siano sicure.

4 aprile 2018

Come ridurre al minimo gli effetti del jet lag

di Petar Denoble

La prossima vacanza subacquea mi porterà all’altro capo del mondo. Ma ogni volta che attraverso un po’ di fusi orari soffro di jet lag in modo piuttosto pesante e non senza conseguenze sulla mia capacità di immergermi in sicurezza. Cosa posso fare per ridurre gli effetti del jet lag?
I viaggi aerei a lungo raggio che attraversano diversi fusi orari causano il jet lag, una sindrome che dipende dallo sfasamento dei nostri ritmi circadiani rispetto all’orario nella nostra destinazione. I sintomi comprendono stanchezza, fame e stato di veglia nei momenti sbagliati della giornata. Fortunatamente, in pochi giorni, il nostro orologio interno si sincronizza con l’ambiente. Più fusi orari attraversiamo, più sono evidenti i sintomi della sindrome e più tempo è necessario per ristabilirsi.
Per ridurre al minimo gli effetti del jet lag possiamo mettere in atto le seguenti strategie:

Prepariamoci: prima del viaggio spostiamo gradualmente l'orario per andare a dormire e avviciniamolo a quello che troveremo a destinazione. Per viaggi verso est andiamo a letto un’ora prima per tanti giorni quanti sono i fusi orari che attraverseremo. Per le tre o quattro ore prima di coricarci evitiamo di assumere caffeina e alcol e anche di fare esercizio fisico. La mattina alziamoci prima e usciamo al sole, per aiutare il nostro corpo ad adattarsi. Per viaggi verso ovest, andiamo a letto più tardi e alziamoci più tardi.



Dormiamo in aereo: perdere il sonno amplifica gli effetti del cambiamento repentino di fuso orario. Durante il sonno la temperatura corporea cala e l'attività di alcuni ormoni cambia. La sera, quando cala l'oscurità, la ghiandola pineale secerne melatonina, un ormone che agevola il sonno ma che non è sufficientemente forte per bastare da solo a farci dormire. Per addormentarci in aereo evitiamo alcol e caffeina, che ci tengono svegli, e utilizziamo tappi per le orecchie e una mascherina per ridurre il rumore e simulare il buio della notte. Eventualmente, potremmo considerare l’assunzione di 0,3-1 mg di melatonina 30 minuti prima dell’ora alla quale di solito andiamo a dormire.

Rispettiamo degli orari: una volta a destinazione, cerchiamo di rimanere attivi durante il giorno e di andare a dormire alla solita ora la sera. La mattina usciamo e stiamo un po' al sole per aiutare i nostri ritmi circadiani a normalizzarsi. Certo, questo potrebbe non essere fattibile se viaggiamo da un'area dove è estate a una dove è inverno; in questo caso cerchiamo di iniziare la giornata in palestra o in piscina.



Sebbene non crei dipendenza e sia considerata sicura se utilizzata per periodi brevi, la melatonina può indurre mal di testa, nausea, capogiri e irritabilità; inoltre, può interagire con diversi farmaci come gli anticoagulanti, gli immunosoppressori, i farmaci per il diabete e le pillole anticoncezionali. In ogni caso, prima di assumere melatonina consultiamo il nostro medico.
Dopo un viaggio molto lungo, potrebbe non essere una buona idea immergersi subito il primo giorno. Per essere ben riposati per le immersioni del giorno dopo magari abbiamo preso della melatonina prima di andare a letto. Ma è sconsigliato fare attività che richiedano attenzione, come guidare o immergersi, per diverse ore dopo averne presa. Ciò significa che se arriviamo a destinazione a notte fonda e assumiamo l'ormone dopo mezzanotte, dovremmo evitare di fare la prima immersione della mattina.

Lo staff medico del DAN è disponibile a rispondere alle domande mediche relative all'immersione. E' possibile contattarlo via telefono ( i numeri si trovano sulla tessera DAN) o via email (www.daneurope.org/contacts)



12 marzo 2018

Attività subacquea e chirurgia plastica

di Wesley Hyatt

Questo articolo fornisce soltanto un breve sommario su queste procedure. Oltre ai rischi insiti in ciascuna procedura, le altre potenziali complicazioni includono il sanguinamento, reazioni allergiche agli anestetici e le infezioni. Per ridurre al minimo questi rischi, i pazienti dovrebbero seguire le istruzioni del proprio medico. I tempi d’attesa sono forniti da due medici di riferimento del DAN che sono anche esperti in chirurgia plastica - Edward Golembe, M.D., direttore dell’Hyperbaric and Wound Healing Center del Brookdale University Hospital a Brooklyn, New York; ed il Dr. Ralph Potkin, direttore medico del Beverly Hills Center for Hyperbaric Medicine di Los Angeles, California. Ovviamente c’è un’ampia richiesta d’interventi di chirurgia plastica. Quindi, col rischio di ripeterci, vogliamo ricordare ai lettori che, sebbene sia di carattere estetico piuttosto che salva-vita, la chirurgia plastica è pur sempre un atto chirurgico con tutti i rischi ad esso inerenti. Inoltre, la maggior parte delle assicurazioni non copre questo tipo d’intervento. E’ importante che chiunque si sottoponga a tali procedure debba essere cosciente di ciò che comporta, delle sue eventuali conseguenze e di ciò che potrebbe non andare per il verso giusto, sia che si tratti di un problema di carattere generale, sia che sia correlato con la futura attività subacquea.
LE INIEZIONI DI TOSSINA BOTULINICA (BOTOX)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Migliorare temporaneamente l’aspetto del viso. Ha maggior successo quando utilizzata sulle rughe che derivano dalle espressioni facciali ripetute, nei punti dove si contraggono i muscoli, generalmente al terzo superiore del volto – le rughe orizzontali sulla fronte e le rughe agli angoli degli occhi ("zampe di gallina”). È meno efficace sulle rughe causate dalla gravità o dall'età. I risultati si evidenziano spesso nell’arco di due giorni.
COSA COMPORTA
il Botox è una tossina botulinica di tipo A, derivata da un batterio naturale. A dosi più elevate, il batterio può essere nocivo. Nella preparazione del Botox, la tossina botulinica è estremamente diluita, purificata e sterilizzata. A piccole dosi il Botox è innocuo: per un'iniezione cosmetica tipica sono utilizzate soltanto circa 20 unità. Per poter nuocere ad un essere umano, sarebbero necessarie centinaia di migliaia d’unità. Il Botox è iniettato direttamente nel muscolo; questo blocca la trasmissione degli impulsi nervosi, impedendo al muscolo di contrarsi. Se un muscolo non può contrarsi, la ruga non si forma. Solitamente, le iniezioni vengono eseguite nello studio di un medico. Il paziente contrae la zona del muscolo da trattare per determinare le sedi delle iniezioni. Le zone destinate all’iniezione possono essere intorpidite con l’applicazione di impacchi di ghiaccio o con sostanze ad uso topico – non viene utilizzata alcun’anestesia. Per finire, il medico somministra numerose iniezioni molto piccole di Botox direttamente nel muscolo. Il Botox agisce soltanto sulle zone iniettate.

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DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
La durata della procedura dipende dal numero delle iniezioni. Nella maggior parte dei casi si porta a termine in 10- 30 minuti. Il dolore è generalmente lieve e di breve durata ed è causato dalla puntura dell'ago delle iniezioni. I risultati permangono generalmente per quattro mesi. I pazienti dovrebbero attendere almeno tre mesi tra una procedura e quella successiva. È probabile che, con trattamenti ripetuti, i muscoli iniettati si atrofizzino, permettendo così ai pazienti di attendere per periodi sempre più prolungati tra le varie sedute. Con le iniezioni ripetute, c’è la probabilità che si presenti una crescente resistenza verso il Botox. Col passar del tempo, un paziente può sviluppare anticorpi in grado di ridurre l’efficacia dei trattamenti. Per ridurre questa resistenza al minimo, bisogna utilizzare il dosaggio più basso possibile ed aumentare l’intervallo di tempo che intercorre tra le varie sedute. Le possibili complicazioni sono rare, di lieve entità e di carattere transitorio. Le più comuni sono mal di testa, infezioni respiratorie, sindrome influenzale, abbassamento temporaneo delle palpebre e nausea. Il dolore, il rossore, l’ematoma su punto di iniezione e la debolezza muscolare sono complicazioni che si presentano meno frequentemente. Questi sintomi probabilmente sono associati con l'iniezione e si presentano nella prima settimana. Le iniezioni intorno alla bocca possono avere maggiori effetti secondari potenziali, quali la fuoriuscita di bava. Se si commette un errore, o se compare un effetto secondario, esso assume soltanto un carattere transitorio, poiché il Botox non rimane nell’organismo a lungo. Le iniezioni di Botox dovrebbero essere evitate durante la gravidanza e l’allattamento* e negli individui d’età inferiore ai 18 anni.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
I tempi possono variare da zero fino ad un massimo di una settimana. Alcune persone provano una sensazione di disagio dopo l’intervento; questo può impedir loro di immergersi subito dopo il trattamento. Il Dott. Golembe ha notato che chi ha subito un trattamento alle labbra, ha bisogno di assicurarsi di poter trattenere l’erogatore e di essere in grado di respirare agevolmente, prima di tornare ad immergersi.
PEELING CHIMICO (DALL'INGLESE TO PEEL = SPELLARE)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA: Favorire la crescita delle nuove cellule ed indurre una pelle più liscia e chiara, trattare il melasma (una condizione per la quale in alcune zone della pelle compaiono delle macchie di color marrone di forma irregolare, solitamente sul volto e sul collo) e le condizioni d’alterazioni pre-cancerose della pelle. Il peeling chimico può essere eseguito sul viso, sul collo, sul torace, sulle braccia, sulle mani e sulle gambe. Il peeling chimico può ridare un aspetto più giovanile ad una pelle rugosa o caratterizzata da macchie. Tuttavia, un peeling non può invertire il processo d’invecchiamento o rimuovere completamente cicatrici profonde. Per ottenere migliori risultati, una pelle rilasciata e cadente può anche richiedere un lifting del viso, il trattamento con il laser o altre procedure.
COSA COMPORTA
Ci sono tre tipologie standard di peeling chimico, basate sul tipo di soluzione applicata per rimuovere gli strati esterni della pelle. Generalmente, più è potente il prodotto chimico, più agisce in profondità e con migliori risultati. Tuttavia, più profondo è il peeling, maggiori sono le possibilità di risentirne gli effetti e più lungo è il tempo di guarigione. Il peeling superficiale o “dell’ora di pranzo” prevede l’utilizzo di acido glicolico, acido lattico e acidi della frutta o alfa-idrossiacidi (AHA) o acido salicilico o beta-idrossiacidi (BHA). Gli acidi lisciano le rughe sottili e/o la pelle ruvida, secca o danneggiata dal sole, riequilibrano la pigmentazione e riducono alcuni tipi di cicatrici secondarie all'acne. Per il peeling con AHA e con BHA, il medico applica la soluzione, attende per circa 15 minuti e quindi la rimuove. Dopo la procedura, non è necessario applicare unguenti o pomate sulla zona trattata. Per poter raggiungere i risultati desiderati è comune la ripetizione del trattamento con periodicità mensile o settimanale. Nel peeling medio si utilizza una soluzione di acido tricloro-acetico (TCA). Con questa metodica, generalmente si tratta la pelle che ha risentito danni moderati provocati dal sole, le rughe superficiali e/o le macchie irregolari e le anomalie della pigmentazione. Il processo è lo stesso del peeling superficiale. Per ottenere i risultati desiderati sono a volte necessari due o più trattamenti di peeling con il TCA ogni uno o due mesi. Nel peeling profondo si utilizza l’acido fenolico. Il peeling profondo tratta la pelle segnata da rughe profonde, le macchie o la crescita di tessuto pre-cancerogeno. Il trattamento può causare lo schiarimento permanente della pelle, tanto che esso non è consigliato nei pazienti con pigmentazione della pelle molto scura. Il peeling con il fenolo si utilizza soltanto una volta e consegue risultati molto marcati.

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DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
I peeling con AHA, BHA e TCA sono generalmente eseguiti in uno studio medico senza sedazione o anestesia; le soluzioni hanno solo un effetto di intorpidimento sulla pelle. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti accusa una breve sensazione di bruciore, quando viene applicata la soluzione, poi durante il trattamento si possono verificare intorpidimento o una sensazione di punzecchiatura. L'anestesia per via orale o topica può essere somministrata in caso di peeling con alte concentrazioni di TCA, prima che la soluzione sia applicata. Per questo tipo di peeling, il medico può variare la concentrazione della soluzione o aumentare la durata del trattamento oltre i 15 minuti usuali. Il trattamento di peeling con il fenolo su tutta la superficie del volto richiede approssimativamente una o due ore, ma il peeling con il fenolo di piccole zone (ad esempio solo sul labbro superiore) può richiedere circa 10-15 minuti. Generalmente gli interventi con l'anestesia in un paziente non ricoverato sono effettuati in ambulatorio o in un centro chirurgico. Mentre i peeling con AHA, BHA e TCA sono fastidiosi soltanto durante il trattamento, i peeling al fenolo possono causare disturbi anche dopo la procedura. I peeling con AHA e BHA causano generalmente un po’ di sfaldamento, rossore e secchezza o irritazione della pelle; questi effetti diminuiscono col passare del tempo. Una volta che l’organismo sia guarito naturalmente, lo strato esterno di pelle cadrà. Solitamente, i pazienti che si sottopongono a questo tipo di peeling possono riprendere le normali attività il giorno successivo. Secondo la potenza della soluzione applicata, il peeling con il TCA può causare un certo livello di gonfiore. Il gonfiore dovrebbe ridursi dopo la prima settimana. La pelle guarirà a sufficienza da consentire al paziente di riprendere le normali attività in circa sette - 10 giorni. Dopo il trattamento di peeling con il TCA, in alcuni pazienti compaiono piccoli foruncoli (brufoli) sulle ghiandole facciali ostruite. Generalmente, questi spariscono con il lavaggio ma, in alcuni casi, dovranno essere rimossi da un medico. Poiché nei pazienti che si sottopongono al peeling con il fenolo spesso si gonfiano gli occhi tanto da rimanere quasi chiusi, è necessario che qualcuno li riaccompagni a casa. Sulla zona trattata possono essere applicate e lasciate in loco per un giorno o due una gelatina di petrolio (vaselina) o una garza adesiva impermeabile. Il paziente dovrà poi cospargere la zona di polvere antisettica varie volte al giorno. All’inizio si formerà una crosticina quindi, entro sette - dieci giorni, si formerà la nuova pelle. La pelle apparirà inizialmente arrossata, quindi il colore andrà attenuandosi in un lasso di tempo compreso tra alcune settimane ed alcuni mesi. Il medico potrà prescrivere un blando farmaco antidolorifico per alleviare il disagio. Il medico potrà anche suggerire che il paziente si astenga dal fumo per almeno una settimana dopo essersi sottoposto al trattamento di peeling. Il fumo riduce la circolazione sanguigna alla pelle; ciò può ritardare la guarigione.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Per un peeling superficiale, secondo il Dott. Golembe, si dovrà attendere una settimana, con l’avvertimento di “dover utilizzare una crema solare con un fattore di protezione (SPF) almeno di 30". Per il peeling con il fenolo, suggerisce un minimo di tre mesi, come pure bisognerà attendere altrettanto per un peeling medio e la stessa raccomandazione d’utilizzo della protezione solare per entrambi.
INIEZIONI DI COLLAGENE OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Aiutare a donare un aspetto più giovanile al volto senza dover ricorrere alla chirurgia. Il collagene è una proteina naturale che fornisce un supporto alla pelle, alle articolazioni, alle ossa ed ai legamenti dell’organismo. Tuttavia, il collagene utilizzato nelle iniezioni è derivato dalle proteine delle mucche; offre meno probabilità di complicazioni e dona un aspetto più naturale. Per restituire un aspetto giovanile, le iniezioni di collagene vanno a riempire soprattutto le rughe, i solchi e le cicatrici sul volto e talvolta su collo, schiena e torace. Per soddisfare le diverse esigenze, il collagene è prodotto in diversi spessori. Tuttavia, i trattamenti con il collagene non possono correggere le rughe del volto di una certa entità. Sui potenziali pazienti, un mese prima di qualsiasi iniezione, deve essere eseguito un trattamento della pelle per determinare se essi siano allergici alla sostanza.
COSA COMPORTA
Il collagene viene iniettato in diversi punti lungo il bordo della zona da trattare tramite l’impiego di un ago sottile. Poiché parte della sostanza che compone il collagene è costituita da acqua salata, che sarà assorbita dall'organismo entro alcuni giorni, generalmente il medico riempie in eccesso la zona trattata. Quando vengono eseguite le iniezioni, il paziente può sentire una lieve puntura o un po’ di bruciore, ma il dolore che si può provare è molto lieve, poiché al collagene viene aggiunta della lidocaina, una sostanza anestetica. Al paziente può essere prescritta una pomata anestetica per uso topico o uno spray al freon per intorpidire la zona trattata e ridurre ulteriormente il dolore.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI Per esser portata a termine, la procedura richiede da alcuni minuti ad un'ora, secondo il numero di zone da trattare. Solitamente, le iniezioni di collagene sono eseguite in ambulatorio. La maggior parte dei pazienti riprende le normali attività subito dopo il trattamento. Si potrebbe avvertire un lieve disagio. Alcuni pazienti avvertono, nella zona dell’iniezione, rossore e gonfiore provvisori. Il rossore scompare solitamente in un giorno, il gonfiore in alcuni giorni. La durata dei risultati dipende dalla posizione della zona trattata e da come l’organismo dell’individuo reagisce al collagene recentemente introdotto. Per alcuni perdurano per sei mesi, in altri casi più di un anno. Per mantenere i risultati conseguiti, è necessario effettuare ripetute iniezioni. Le complicazioni sono molto rare, ma comprendono ascessi, lesioni, sfaldamento della pelle, cicatrici e rugosità nella zona trattata.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione.

RIMOZIONE DEI PELI CON IL LASER OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Eliminare permanentemente i peli superflui del corpo e la loro ricrescita tramite il laser. I risultati del trattamento possono essere influenzati da differenze individuali del metabolismo, dai livelli ormonali, dalla qualità dei peli e dal numero di follicoli piliferi presenti. Inoltre, ci sono tre fasi di sviluppo dei peli - anagen (crescita), telogen(riposo) e catagen (transizione o involuzione) - ed il laser agisce più efficacemente durante la fase di anagen. In qualsiasi momento si agisca, diverse quantità di peli si trovano in fasi differenti del proprio sviluppo quindi, per completare la loro rimozione, è necessario sottoporsi a sessioni multiple.
COSA COMPORTA
Per alcuni trattamenti laser sui peli, i medici compiono dei test di prova su alcune zone, per vedere se i peli del potenziale paziente risponderanno favorevolmente al trattamento laser. Ai pazienti con pelle scura può essere richiesto di utilizzare una crema sbiancante sulla zona da trattare; ciò aiuta a concentrare l’energia del laser sul follicolo pilifero piuttosto che sulla pelle. La zona da trattare è rasata e, per minimizzare i disturbi, viene applicata una crema anestetica. Durante il trattamento, i pazienti avvertono un certo disagio, una sensazione di bruciore o di puntura: mentre il laser è assorbito dai follicoli dei peli, il paziente percepisce le intense emissioni di luce sulla pelle. Ogni impulso del laser dura una frazione di secondo e tratta una superficie vasta approssimativamente un pollice (circa 2,5 cm.). Molti laser sono forniti di sistemi di raffreddamento atti a ridurre la temperatura cutanea, fornendo così una blanda azione anestetica supplementare ed impedendo le ustioni causate dal calore generato dal laser.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
I tempi di trattamento variano considerevolmente secondo l’ampiezza della zona trattata. Una piccola zona quale il labbro superiore può richiedere soltanto cinque minuti; una zona più vasta, quale quella della schiena o delle gambe, può richiedere circa un'ora. Solitamente il trattamento è eseguito in un ambulatorio medico. In seguito al trattamento, la pelle può presentarsi arrossata o gonfia. Alcuni medici prescrivono una crema per uso topico per lenire la zona. La pelle dovrebbe essere pulita con acqua ed un sapone delicato, non con altri prodotti quali gli astringenti, che possono irritare la pelle. Occasionalmente, sulla pelle della zona trattata si formano un po’ di crosticine; questa reazione dovrebbe ridursi nell’arco di alcuni giorni. I pazienti con carnagione scura possono presentare un lieve scolorimento provvisorio della pelle nella zona trattata. Entro 10 giorni dal trattamento, i peli danneggiati possono rompersi, ed assomigliare erroneamente a peli in fase di ricrescita. I pazienti, se lo desiderano, possono radere questi peli, ma non strapparli con la ceretta, con una pinzetta o sbiancarli nei periodi che intercorrono tra le varie sedute. Le sedute dovrebbero aver luogo dopo almeno un mese, solitamente quando i pazienti notano la ricrescita di quei peli che si trovavano in precedenza nella fase di telogen. Malgrado solitamente vi sia la necessità di sottoporsi a trattamenti multipli, la maggior parte dei pazienti è soddisfatta della rimozione dei peli con il laser. In alcuni casi non si raggiunge mai la completa rimozione dei peli. Ciò nonostante, nella zona trattata, dovrebbero rimanere meno peli rispetto a prima del trattamento.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione per le immersioni subacquee o per altre attività, ma è raccomandato di applicare sulla zona trattata una protezione solare con un SPF di almeno 30.

IL LASER SKIN RESURFACING (RINGIOVANIMENTO CUTANEO ABLATIVO CON IL LASER)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Contribuire a minimizzare le rughe sottili quando iniziano a comparire, specialmente quelle intorno alla bocca ed agli occhi, oltre a risolvere altri problemi della pelle quali le cicatrici del volto. Il laser resurfacing spesso offre al medico un maggior controllo sul livello di penetrazione della pelle rispetto ad altre tipologie di trattamento. Il laser rimuove gli strati di pelle rovinata e raggrinzita in modo che possa formarsi un nuovo strato di pelle più liscia. Secondo il tipo di laser e la quantità di pelle superficiale rimossa, alcuni pazienti possono inoltre avere un significativo miglioramento nello spessore e nella stabilità della pelle.

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COSA COMPORTA
Il medico o un assistente puliisce il volto del paziente, quindi è applicato un antibiotico per eliminare i batteri. Le brevi emissioni di luce ad alta intensità emesse da uno strumento a forma di microfono vaporizzano gli strati esterni della pelle rovinata. Il laser può essere programmato per penetrare più profondamente in alcune zone, allo scopo di rimuovere le cicatrici profonde, le superfici più tenaci e le rughe. Il paziente può sentire il ronzio del laser ed odore di fumo. La maggior parte dei resurfacing richiede solo l'anestesia locale, possibilmente attraverso l’assunzione di un sedativo per via orale, anche se per il resurfacing facciale completo i medici impiegano spesso la sedazione per via endovenosa o l'anestesia generale. Quando il trattamento è terminato, il medico o l'assistente può applicare un unguento o una fasciatura protettiva sulla zona trattata. " E’ come trattare un'ustione di secondo grado", afferma il Dott. Golembe commentando il processo.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
L’ampiezza e la profondità della zona trattata possono far sì che la procedura duri da soltanto alcuni minuti fino anche ad un’ora e mezza. Il trattamento può essere eseguito in ospedale, in un day-hospital o nell’ambulatorio del chirurgo.
La maggior parte dei pazienti che rimane sveglia durante la procedura, prova soltanto un minimo disagio. Dopo l’intervento, il dolore può essere lieve o moderato e può essere trattato da farmaci antidolorifici da banco. In alcuni pazienti compare gonfiore; per ridurlo, normalmente si consiglia l’applicazione di impacchi freddi. Il tempo necessario per la guarigione dipende dal grado di resurfacing e dalle capacità di recupero del paziente. Il rossore può persistere per parecchie settimane, diventando gradualmente più rosato e quindi di colore più chiaro e naturale. Per coprire l’arrossamento, i pazienti possono applicare un po’ di trucco, ma non prima di due settimane dopo l’intervento. Le fasciature applicate dopo la procedura dovrebbero essere cambiate entro pochi giorni. Queste fasciature devono rimanere asciutte fino al momento della rimozione. Le bende sono completamente rimosse dopo circa una settimana, ed in quel momento è applicato un unguento. I pazienti senza la fasciatura devono lavarsi il viso varie volte al giorno, stando ben attenti alla pulizia della zona circostante a quella trattata. Dopo ogni lavaggio, dovrebbero applicare un unguento come la gelatina di petrolio. Possono formarsi delle crosticine che perdurano per circa 10 giorni: i pazienti non devono rimuoverle. Il resurfacing con il laser generalmente rimuove la maggior parte delle rughe e delle imperfezioni della zona trattata, ma i movimenti e le espressioni naturali del volto alla fine provocano la ricomparsa di alcune rughe. I trattamenti con il laser possono essere ripetuti per mantenerne i risultati. Dopo il resurfacing con il laser, è fortemente raccomandata una protezione solare quotidiana per proteggere la nuova pelle sensibile. Per il resurfacing eseguito intorno agli occhi, il paziente dovrebbe portare gli occhiali da sole.
 I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Circa tre mesi.

IL RIMODELLAMENTO DELLE LABBRA
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Aumentare lo spessore delle labbra e renderle più piene e più attraenti. Il labbro superiore e quello inferiore possono essere trattati separatamente o nello stesso momento.
COSA COMPORTA
Le due metodiche principali per aumentare lo spessore delle labbra sono le iniezioni e l’innesto. Le iniezioni utilizzano piccoli aghi che riempiono il labbro con una sostanza soffice rappresentata di solito, ma non solo, da collagene o da grasso, per creare un aspetto temporaneamente più pieno. Il collagene purificato derivato dai bovini può causare, una volta iniettato, delle reazioni allergiche; per questo motivo, dovrebbe essere eseguita una prova di sensibilità, prima di attuare la procedura definitiva. Poiché l’organismo assorbe il collagene lentamente, i risultati generalmente perdurano per un periodo compreso tra uno e tre mesi. Il grasso purificato utilizzato per l'incremento è spesso raccolto da un'altra zona del corpo, quali l'addome o le cosce, quindi è preparato ed inserito con un ago nel labbro in più di un punto. Per aumentare lo spessore delle labbra, possono essere trasferiti piccoli lembi di tessuto dall’interno della bocca all’esterno. A volte, insieme con l’innesto, può essere eseguita un'incisione all'interno della bocca per spingere il tessuto dall'interno verso l’alto ed esteriormente, all’interno del labbro, oppure può essere eseguita un'incisione seguendo la linea superiore al labbro. In questo caso, la pelle sopra il labbro è rimossa ed il labbro è poi ricucito seguendo la linea dell'incisione.
L'innesto di grasso fornisce risultati durevoli in circa la metà dei pazienti. Anche se è possibile che l’organismo lo riassorba molti pazienti, per aumentare lo spessore delle labbra, scelgono l'innesto di grasso perché si sentono più tranquilli nell’utilizzare il tessuto adiposo del proprio corpo. In questi casi, diversamente dal collagene, non c’è alcuna possibilità di reazione allergica.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Negli interventi di tipo ambulatoriale, la maggior parte dei rimodellamenti richiede da mezz’ora a due ore, secondo la metodica attuata. Prima delle iniezioni, generalmente è applicata un’anestesia locale. Con la metodica dell'innesto, generalmente è utilizzata l'anestesia locale associata ad una sedazione leggera o profonda.
Subito dopo l’intervento chirurgico, le labbra possono gonfiarsi e far male, ma di solito la maggior parte dei pazienti lamenta solo piccoli disagi nei giorni successivi al rimodellamento. Per ridurre il gonfiore, dovrebbero essere utilizzati degli impacchi freddi per circa 48 ore. Durante questo periodo, parlare e masticare dovrebbero essere evitati il più possibile. Possono essere utilizzati farmaci antidolorifici per ridurre il fastidio. Inoltre, possono essere prescritti gli antibiotici per ridurre i rischi d’infezione. Per contribuire ad evitare le possibilità d’infezione, è inoltre importante mantenere le labbra pulite. Dopo le iniezioni, la maggior parte dei pazienti torna alle normali attività in un paio di giorni. Le tumefazioni ed il gonfiore possono perdurare per una settimana. Spesso, per raggiungere i risultati desiderati, bisogna ripetere la procedura più di una volta. Gli innesti ed i lembi determinano solitamente un maggior dolore nel corso della guarigione ed i tempi di recupero sono maggiori rispetto al metodo delle iniezioni. Dopo l’intervento, i pazienti devono attendere spesso una o due settimane prima di tornare alle proprie normali attività. Durante il periodo di recupero, possono sopravvenire alcuni problemi di salivazione. L'innesto può anche provocare un’innaturale sensazione di rigidità delle labbra per due - tre mesi dopo il trattamento. Tutti i punti di sutura possono essere rimossi circa sette - 10 giorni dopo l’intervento. Le cicatrici dovute alle incisioni, quando presenti, sono raramente percepibili. I risultati variano secondo la procedura impiegata ed il tempo che impiega il paziente a riassorbire il grasso e le altre sostanze riempitive provvisorie.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI: " Dovete mettere la bocca intorno ad un boccaglio", sottolinea il Dott. Golembe per quanto concerne i problemi ad immergersi dopo questa procedura. Per le iniezioni, suggerisce di attendere una settimana, mentre per gli innesti suggerisce di aspettare tre settimane.
MICRODERMOABRASIONE (TRATTAMENTO LEVIGANTE)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Ridurre le rughe sottili, le cosiddette "zampe di gallina", le macchie dovute all’età e le cicatrici dell’acne, stimolando la produzione delle cellule epiteliali e del collagene, e donando alla pelle un aspetto luminoso e sano. E’ un processo rapido e non invasivo, soprannominato il "peel dell’ora di pranzo”, noto anche attraverso metodiche brevettate quali Power Peel(®) ed Euro-Peel(®). Solitamente eseguita sul viso e sul collo, in realtà può essere compiuta su qualsiasi parte del corpo.
COSA COMPORTA
Un dispositivo manuale “spara” dei microcristalli inerti sulla superficie della pelle e in seguito aspira i cristalli e le cellule di pelle asportate all’interno dell’apparecchio. Il medico può regolare la pressione del getto per controllare il livello d’abrasione, o passare più volte sopra la stessa area per rimuovere lo strato di pelle più danneggiato. Questo procedimento produce lo sfaldamento ed una delicata abrasione con un effetto “pulente”. Non è necessario impiegare alcun tipo d’anestetico. Alcuni pazienti segnalano una sensazione di lieve irritazione, ma la maggior parte non segnala alcun dolore.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Ciascun trattamento richiede tempi che variano dai 30 minuti ad un'ora. La pelle assume immediatamente una colorazione rosa, ma il colore tende a sbiadire nell’arco di alcune ore. Per ottenere i migliori risultati possono essere necessari tra i 5 ed i 12 trattamenti, suddivisi in un periodo di due - tre settimane. Al termine del ciclo di trattamenti iniziale, per conservare i risultati conseguiti, occorre ripetere la procedura periodicamente. Per amplificarne gli effetti, la microdermoabrasione può essere abbinata al peeling chimico leggero.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
"Per la maggior parte dei trattamenti direi che, applicando per precauzione una buona protezione solare, non è necessario alcun tempo d’attesa" ha affermato il Dott. Golembe. "Volendo comportarsi da ultraconservatori, due-tre settimane d’attesa sono più che sufficienti. Per le raccomandazioni occorre tener presente che, secondo il tipo di pelle e della sensibilità individuale, i tempi d’attesa possono variare”.

MICROPIGMENTAZIONE (TRATTAMENTI ESTETICI PERMANENTI, TATUAGGI ESTETICI)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Migliorare l’aspetto del volto, correggere i problemi di pigmentazione della pelle o fornire ai tessuti cicatriziali un aspetto più naturale. Possono ricavare enorme beneficio da questa procedura le persone che hanno poco tempo per riapplicare quotidianamente il trucco, quelle allergiche ai prodotti di bellezza, coloro che soffrono di affezioni della pelle, di miopia o di ridotta coordinazione motoria. Le più comuni tipologie di trattamenti estetici permanenti comprendono l’eyeliner permanente (la linea degli occhi), la definizione permanente del sopracciglio, della linea e del colore delle labbra. Il risultato di avere le sopracciglia e le labbra più piene e definite può cambiare completamente l’aspetto di una persona conferendo, allo sguardo, un quadro d’insieme più giovanile.
COSA COMPORTA
Il trucco permanente è ricavato dai pigmenti naturali dei prodotti vegetali. Aghi sottili collegati alla bobina di un dispositivo (l’apparecchiatura utilizzata per la maggior parte dei tatuaggi) o ad uno strumento a rotazione aspirano il pigmento e lo iniettano nello strato profondo della pelle. Poiché gli aghi penetrano nella pelle, può derivarne un lieve sanguinamento.
Per intorpidire la zona da trattare, a livello locale può essere utilizzato un anestetico per uso topico o per via iniettiva. La maggior parte dei pazienti avverte un certo disagio durante la procedura ma, se la zona trattata non è troppo vicina ad una struttura ossea, si avverte meno dolore. Al termine del trattamento il medico pulisce la zona interessata e può applicare una crema antisettica.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Il tempo dipende dalla zona da trattare e dalla tecnica adottata. Generalmente, dura circa un'ora. La maggior parte dei trattamenti è eseguita nello studio di un medico o in regime di day hospital. Nei giorni immediatamente seguenti alla procedura, la zona interessata solitamente appare dolente e gonfia. Si formerà una crosta che cadrà entro i successivi 7- 10giorni, non appena la pelle sarà guarita. Per evitare possibili infezioni, durante questo periodo la pelle deve essere mantenuta pulita ed il medico può suggerire l’applicazione di una crema antibiotica. Durante il processo di guarigione, i pazienti dovrebbero evitare la luce solare, perché il sole può avere un effetto Nell’arco di 4- 6 settimane dopo il trattamento iniziale ci si dovrebbe sottoporre ad una visita di controllo. Questo consentirà al medico di apportare le eventuali necessarie modifiche alla pigmentazione e perfezionarne i risultati. Con il tempo, il colore del trucco può sbiadirsi ed avere bisogno di essere ritoccato.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI: I tempi si aggirano intorno ai sette - dieci giorni, come indicato nei tempi di guarigione.

SCLEROTERAPIA (TRATTAMENTO DELLE VENE VARICOSE) OBIETTIVO DELLA PROCEDURA: rimuovere gli inestetismi delle vene varicose ed i problemi che esse provocano causando la sindrome denominata “delle gambe senza riposo”, dolore, bruciore e/o spasmi. (La “sindrome delle gambe senza riposo” (RLS), altrimenti conosciuta come Sindrome di Ekbon, è una condizione per la quale il paziente soffre di spiacevoli sensazioni di prurito e di formicolio agli arti inferiori; questi sintomi causano uno stimolo irresistibile a muovere continuamente le gambe). Le vene varicose (in inglese spider veins, letteralmente, vene di ragno) sono così denominate perché le linee rosse, blu o viola che appaiono appena sottopelle, s’irradiano spesso a partire da un punto centrale, come a rievocare la tela di un ragno. Possono anche manifestarsi come linee separate, un labirinto o come dei rami che si dipartono da un singolo tronco d’albero. Possono svilupparsi in qualsiasi parte del corpo, ma più frequentemente sulle cosce, sui polpacci o alle caviglie. Le vene varicose sono causate da un anomalo flusso sanguigno e dall'indebolimento della parete del vaso sanguigno delle vene colpite. Qualsiasi circostanza o attività che esercita pressione sulle vene, come il sollevare dei pesi o lo stare seduti o in piedi per lunghi periodi di tempo, può contribuire al loro sviluppo. Per trattare le vene varicose in alcuni casi è utilizzata, da sola o in abbinamento con la scleroterapia, la terapia con il laser. Il trattamento non previene lo sviluppo di nuove vene varicose, ma può migliorare enormemente l'aspetto della zona colpita, fornendo un’immagine più giovanile e più sana e perfino un colore migliore alla pelle, allorché le vene diventano più sottili man mano che si procede con i trattamenti.
COSA COMPORTA
Per ridurre il sanguinamento durante la procedura, alcuni medici suggeriscono ai pazienti di evitare di assumere alcool, rimedi a base di erbe e farmaci antinfiammatori per un periodo di due settimane prima del trattamento. Il giorno del trattamento, i pazienti non dovrebbero mettere creme, lozioni od oli sulla zona affetta e dovrebbero indossare pantaloncini corti o vestiti comodi che mettono in vista le vene varicose. Il medico applica un antisettico sull’area, quindi inietta una soluzione sclerosante nella vena sofferente con un ago molto sottile. Ciascuna iniezione agisce su una porzione di vena lunga circa un pollice (1 pollice equivale a 2,54 cm.). Quando s’inserisce l'ago, i pazienti possono avvertire la puntura e, mentre la soluzione è iniettata, si può avvertire una sensazione di bruciore. La maggior parte dei pazienti avverte poco dolore, ma il tipo di soluzione utilizzata può influenzarne l’entità. Non è necessaria alcun’anestesia. Dopo l’iniezione si tampona con un batuffolo di cotone e si applica una benda elastica sulla zona interessata. Il medico procede alla successiva porzione di vena fino al termine del procedimento.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
La scleroterapia richiede normalmente da 15 minuti ad un'ora, secondo il numero e la lunghezza delle vene varicose. Solitamente la procedura è eseguita nello studio di un medico o in regime di day hospital. Alcuni pazienti sperimentano prurito o spasmi provvisori nel sito dell’iniezione. Devono indossare una benda compressiva per diversi giorni e mantenere la zona iniettata asciutta. Quando si rimuove la benda di compressione, possono apparire ematoma e scolorimento della pelle, che si ridurranno nel corso di alcune settimane. Alcuni medici, inoltre, prescrivono una calza elastica di sostegno da indossare per parecchie settimane, in modo da contribuire re collassate le vene trattate e per ridurre la possibilità di formazione di coaguli sanguigni. Per alcuni giorni, i pazienti dovrebbero evitare le attività che contribuiscono ad esercitare pressione sulla zona trattata, come il sollevare pesi o lo jogging. Tuttavia, dopo il trattamento, la maggior parte dei medici suggerisce ai pazienti di stilare un programma giornaliero di passeggiate per favorire la circolazione ed aiutare il processo di guarigione. La maggior parte dei pazienti è molto soddisfatta della procedura. Le zone trattate si sono notevolmente schiarite e nella maggior parte dei casi la pelle migliora con ogni trattamento successivo. Per completare il collasso della vena, solitamente è necessario un secondo trattamento. Se vi sono numerose vene che richiedono il trattamento, può essere necessario sottoporsi a sessioni multiple.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione, ma i pazienti dovrebbero utilizzare una protezione solare con uno SPF di almeno 30.
RIMOZIONE DEI TATUAGGI CON IL LASER
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Correggere un tatuaggio mal posizionato o male eseguito, trattare una zona di tatuaggio infetta o eliminare il disegno inciso sulla pelle. Poiché i tatuaggi sono ubicati abbastanza profondamente sotto pelle, i vecchi metodi di rimozione quali la dermoabrasione procuravano cicatrici notevoli. I laser sono più delicati, più efficaci e meno inclini a produrre cicatrici.

Risultati immagini per rimozione tatuaggi laser

COSA COMPORTA
Il laser riconosce il tatuaggio come bersaglio e lo distrugge selettivamente senza danneggiare il tessuto circostante. I laser posseggono lunghezze d'onda e durata delle pulsazioni differenti ed i diversi fasci laser vengono assorbiti in maniera specifica dai colori, permettendo ai medici di scegliere l’esatta combinazione di laser secondo la profondità ed i colori di un tatuaggio. In primo luogo Il medico o un assistente pulisce la zona del tatuaggio per rimuovere i grassi. Durante la procedura, il paziente sente le intense emissioni di luce penetrare nella zona tatuata. È fastidioso sentire i rumori prodotti dal laser e dai ventilatori che operano per ridurre il calore nella stanza e per rinfrescare l'aria. Durante il trattamento si prova una sensazione di bruciore o di puntura. Per minimizzare il dolore si può applicare sulla pelle una crema intorpidente o si può utilizzare un anestetico locale iniettato sotto la cute. Dopo il trattamento, la pelle appare più uniforme e naturale, anche se alcune alterazioni nella struttura e nel colore della pelle sono inevitabili.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
In media, ogni trattamento laser richiede 10-20 minuti. Il numero dei trattamenti necessari a raggiungere i risultati desiderati varierà secondo la profondità ed il colore del tatuaggio. Normalmente, per ciascun tatuaggio, occorrono mediamente otto - dodici trattamenti. I pazienti devono aspettare almeno un mese fra un trattamento e quello successivo. Il trattamento con il laser è eseguito solitamente nello studio di un medico; non è necessaria la degenza in una struttura ospedaliera. In seguito, per parecchie settimane, la zona può apparire arrossata, come se fosse stata leggermente bruciata dal sole. Può comparire un ematoma e, per i tatuaggi più profondi, non è raro il sanguinamento. La zona può essere trattata con una pomata antibiotica e può essere applicata una fasciatura. I tempi di recupero dipendono dall’estensione della zona da trattare e dalle capacità di guarigione individuali. Il rossore e l’ipersensibilità possono continuare per parecchie settimane e nella zona possono comparire uno sbiadimento e un cambiamento nella struttura della pelle; queste condizioni andranno gradualmente a migliorare. I pazienti dovrebbero evitare di esporre la zona trattata al sole; ciò potrebbe ritardare il processo di guarigione. I pazienti potrebbero non riuscire a percepire risultati indicativi finché non si siano sottoposti a parecchi trattamenti, ma alla fine la maggior parte di loro è soddisfatta dell’avvenuta rimozione. Tuttavia, la pelle non ritornerà mai com’era prima dell’esecuzione del tatuaggio.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
" Se il trattamento non è stato complicato, si può tornare all’atti-vità subacquea quasi subito, purché si ricopra la zona con una protezione solare o con un indumento", ha affermato il Dott. Golembe. " La maggior parte delle volte si forma un tessuto cicatriziale, che scompare in circa tre settimane”.
ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
IL DOTT. GOLEMBE RACCOMANDA: Se siete un subacqueo che aspira a sottoporsi ad una procedura di chirurgia cosmetica che non sia stata esposta in questa serie di articoli, chiedete al vostro chirurgo di contattare il DAN per ottenere un parere.
* La dichiarazione di consenso sul Botox del National Institutes of Health Development Conference, tenutasi dal 12 al 14 novembre 1990, afferma che: " Non è stata accertata la sicurezza dell’impiego del Botox nel corso della gravidanza o dell’allattamento". Attualmente questo è ancora il parere più unanimemente accettato da parte della comunità medica.

2 marzo 2018

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