12 marzo 2018

Attività subacquea e chirurgia plastica

di Wesley Hyatt

Questo articolo fornisce soltanto un breve sommario su queste procedure. Oltre ai rischi insiti in ciascuna procedura, le altre potenziali complicazioni includono il sanguinamento, reazioni allergiche agli anestetici e le infezioni. Per ridurre al minimo questi rischi, i pazienti dovrebbero seguire le istruzioni del proprio medico. I tempi d’attesa sono forniti da due medici di riferimento del DAN che sono anche esperti in chirurgia plastica - Edward Golembe, M.D., direttore dell’Hyperbaric and Wound Healing Center del Brookdale University Hospital a Brooklyn, New York; ed il Dr. Ralph Potkin, direttore medico del Beverly Hills Center for Hyperbaric Medicine di Los Angeles, California. Ovviamente c’è un’ampia richiesta d’interventi di chirurgia plastica. Quindi, col rischio di ripeterci, vogliamo ricordare ai lettori che, sebbene sia di carattere estetico piuttosto che salva-vita, la chirurgia plastica è pur sempre un atto chirurgico con tutti i rischi ad esso inerenti. Inoltre, la maggior parte delle assicurazioni non copre questo tipo d’intervento. E’ importante che chiunque si sottoponga a tali procedure debba essere cosciente di ciò che comporta, delle sue eventuali conseguenze e di ciò che potrebbe non andare per il verso giusto, sia che si tratti di un problema di carattere generale, sia che sia correlato con la futura attività subacquea.
LE INIEZIONI DI TOSSINA BOTULINICA (BOTOX)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Migliorare temporaneamente l’aspetto del viso. Ha maggior successo quando utilizzata sulle rughe che derivano dalle espressioni facciali ripetute, nei punti dove si contraggono i muscoli, generalmente al terzo superiore del volto – le rughe orizzontali sulla fronte e le rughe agli angoli degli occhi ("zampe di gallina”). È meno efficace sulle rughe causate dalla gravità o dall'età. I risultati si evidenziano spesso nell’arco di due giorni.
COSA COMPORTA
il Botox è una tossina botulinica di tipo A, derivata da un batterio naturale. A dosi più elevate, il batterio può essere nocivo. Nella preparazione del Botox, la tossina botulinica è estremamente diluita, purificata e sterilizzata. A piccole dosi il Botox è innocuo: per un'iniezione cosmetica tipica sono utilizzate soltanto circa 20 unità. Per poter nuocere ad un essere umano, sarebbero necessarie centinaia di migliaia d’unità. Il Botox è iniettato direttamente nel muscolo; questo blocca la trasmissione degli impulsi nervosi, impedendo al muscolo di contrarsi. Se un muscolo non può contrarsi, la ruga non si forma. Solitamente, le iniezioni vengono eseguite nello studio di un medico. Il paziente contrae la zona del muscolo da trattare per determinare le sedi delle iniezioni. Le zone destinate all’iniezione possono essere intorpidite con l’applicazione di impacchi di ghiaccio o con sostanze ad uso topico – non viene utilizzata alcun’anestesia. Per finire, il medico somministra numerose iniezioni molto piccole di Botox direttamente nel muscolo. Il Botox agisce soltanto sulle zone iniettate.

Risultati immagini per botox

DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
La durata della procedura dipende dal numero delle iniezioni. Nella maggior parte dei casi si porta a termine in 10- 30 minuti. Il dolore è generalmente lieve e di breve durata ed è causato dalla puntura dell'ago delle iniezioni. I risultati permangono generalmente per quattro mesi. I pazienti dovrebbero attendere almeno tre mesi tra una procedura e quella successiva. È probabile che, con trattamenti ripetuti, i muscoli iniettati si atrofizzino, permettendo così ai pazienti di attendere per periodi sempre più prolungati tra le varie sedute. Con le iniezioni ripetute, c’è la probabilità che si presenti una crescente resistenza verso il Botox. Col passar del tempo, un paziente può sviluppare anticorpi in grado di ridurre l’efficacia dei trattamenti. Per ridurre questa resistenza al minimo, bisogna utilizzare il dosaggio più basso possibile ed aumentare l’intervallo di tempo che intercorre tra le varie sedute. Le possibili complicazioni sono rare, di lieve entità e di carattere transitorio. Le più comuni sono mal di testa, infezioni respiratorie, sindrome influenzale, abbassamento temporaneo delle palpebre e nausea. Il dolore, il rossore, l’ematoma su punto di iniezione e la debolezza muscolare sono complicazioni che si presentano meno frequentemente. Questi sintomi probabilmente sono associati con l'iniezione e si presentano nella prima settimana. Le iniezioni intorno alla bocca possono avere maggiori effetti secondari potenziali, quali la fuoriuscita di bava. Se si commette un errore, o se compare un effetto secondario, esso assume soltanto un carattere transitorio, poiché il Botox non rimane nell’organismo a lungo. Le iniezioni di Botox dovrebbero essere evitate durante la gravidanza e l’allattamento* e negli individui d’età inferiore ai 18 anni.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
I tempi possono variare da zero fino ad un massimo di una settimana. Alcune persone provano una sensazione di disagio dopo l’intervento; questo può impedir loro di immergersi subito dopo il trattamento. Il Dott. Golembe ha notato che chi ha subito un trattamento alle labbra, ha bisogno di assicurarsi di poter trattenere l’erogatore e di essere in grado di respirare agevolmente, prima di tornare ad immergersi.
PEELING CHIMICO (DALL'INGLESE TO PEEL = SPELLARE)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA: Favorire la crescita delle nuove cellule ed indurre una pelle più liscia e chiara, trattare il melasma (una condizione per la quale in alcune zone della pelle compaiono delle macchie di color marrone di forma irregolare, solitamente sul volto e sul collo) e le condizioni d’alterazioni pre-cancerose della pelle. Il peeling chimico può essere eseguito sul viso, sul collo, sul torace, sulle braccia, sulle mani e sulle gambe. Il peeling chimico può ridare un aspetto più giovanile ad una pelle rugosa o caratterizzata da macchie. Tuttavia, un peeling non può invertire il processo d’invecchiamento o rimuovere completamente cicatrici profonde. Per ottenere migliori risultati, una pelle rilasciata e cadente può anche richiedere un lifting del viso, il trattamento con il laser o altre procedure.
COSA COMPORTA
Ci sono tre tipologie standard di peeling chimico, basate sul tipo di soluzione applicata per rimuovere gli strati esterni della pelle. Generalmente, più è potente il prodotto chimico, più agisce in profondità e con migliori risultati. Tuttavia, più profondo è il peeling, maggiori sono le possibilità di risentirne gli effetti e più lungo è il tempo di guarigione. Il peeling superficiale o “dell’ora di pranzo” prevede l’utilizzo di acido glicolico, acido lattico e acidi della frutta o alfa-idrossiacidi (AHA) o acido salicilico o beta-idrossiacidi (BHA). Gli acidi lisciano le rughe sottili e/o la pelle ruvida, secca o danneggiata dal sole, riequilibrano la pigmentazione e riducono alcuni tipi di cicatrici secondarie all'acne. Per il peeling con AHA e con BHA, il medico applica la soluzione, attende per circa 15 minuti e quindi la rimuove. Dopo la procedura, non è necessario applicare unguenti o pomate sulla zona trattata. Per poter raggiungere i risultati desiderati è comune la ripetizione del trattamento con periodicità mensile o settimanale. Nel peeling medio si utilizza una soluzione di acido tricloro-acetico (TCA). Con questa metodica, generalmente si tratta la pelle che ha risentito danni moderati provocati dal sole, le rughe superficiali e/o le macchie irregolari e le anomalie della pigmentazione. Il processo è lo stesso del peeling superficiale. Per ottenere i risultati desiderati sono a volte necessari due o più trattamenti di peeling con il TCA ogni uno o due mesi. Nel peeling profondo si utilizza l’acido fenolico. Il peeling profondo tratta la pelle segnata da rughe profonde, le macchie o la crescita di tessuto pre-cancerogeno. Il trattamento può causare lo schiarimento permanente della pelle, tanto che esso non è consigliato nei pazienti con pigmentazione della pelle molto scura. Il peeling con il fenolo si utilizza soltanto una volta e consegue risultati molto marcati.

Risultati immagini per chirurgia plastica

DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
I peeling con AHA, BHA e TCA sono generalmente eseguiti in uno studio medico senza sedazione o anestesia; le soluzioni hanno solo un effetto di intorpidimento sulla pelle. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti accusa una breve sensazione di bruciore, quando viene applicata la soluzione, poi durante il trattamento si possono verificare intorpidimento o una sensazione di punzecchiatura. L'anestesia per via orale o topica può essere somministrata in caso di peeling con alte concentrazioni di TCA, prima che la soluzione sia applicata. Per questo tipo di peeling, il medico può variare la concentrazione della soluzione o aumentare la durata del trattamento oltre i 15 minuti usuali. Il trattamento di peeling con il fenolo su tutta la superficie del volto richiede approssimativamente una o due ore, ma il peeling con il fenolo di piccole zone (ad esempio solo sul labbro superiore) può richiedere circa 10-15 minuti. Generalmente gli interventi con l'anestesia in un paziente non ricoverato sono effettuati in ambulatorio o in un centro chirurgico. Mentre i peeling con AHA, BHA e TCA sono fastidiosi soltanto durante il trattamento, i peeling al fenolo possono causare disturbi anche dopo la procedura. I peeling con AHA e BHA causano generalmente un po’ di sfaldamento, rossore e secchezza o irritazione della pelle; questi effetti diminuiscono col passare del tempo. Una volta che l’organismo sia guarito naturalmente, lo strato esterno di pelle cadrà. Solitamente, i pazienti che si sottopongono a questo tipo di peeling possono riprendere le normali attività il giorno successivo. Secondo la potenza della soluzione applicata, il peeling con il TCA può causare un certo livello di gonfiore. Il gonfiore dovrebbe ridursi dopo la prima settimana. La pelle guarirà a sufficienza da consentire al paziente di riprendere le normali attività in circa sette - 10 giorni. Dopo il trattamento di peeling con il TCA, in alcuni pazienti compaiono piccoli foruncoli (brufoli) sulle ghiandole facciali ostruite. Generalmente, questi spariscono con il lavaggio ma, in alcuni casi, dovranno essere rimossi da un medico. Poiché nei pazienti che si sottopongono al peeling con il fenolo spesso si gonfiano gli occhi tanto da rimanere quasi chiusi, è necessario che qualcuno li riaccompagni a casa. Sulla zona trattata possono essere applicate e lasciate in loco per un giorno o due una gelatina di petrolio (vaselina) o una garza adesiva impermeabile. Il paziente dovrà poi cospargere la zona di polvere antisettica varie volte al giorno. All’inizio si formerà una crosticina quindi, entro sette - dieci giorni, si formerà la nuova pelle. La pelle apparirà inizialmente arrossata, quindi il colore andrà attenuandosi in un lasso di tempo compreso tra alcune settimane ed alcuni mesi. Il medico potrà prescrivere un blando farmaco antidolorifico per alleviare il disagio. Il medico potrà anche suggerire che il paziente si astenga dal fumo per almeno una settimana dopo essersi sottoposto al trattamento di peeling. Il fumo riduce la circolazione sanguigna alla pelle; ciò può ritardare la guarigione.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Per un peeling superficiale, secondo il Dott. Golembe, si dovrà attendere una settimana, con l’avvertimento di “dover utilizzare una crema solare con un fattore di protezione (SPF) almeno di 30". Per il peeling con il fenolo, suggerisce un minimo di tre mesi, come pure bisognerà attendere altrettanto per un peeling medio e la stessa raccomandazione d’utilizzo della protezione solare per entrambi.
INIEZIONI DI COLLAGENE OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Aiutare a donare un aspetto più giovanile al volto senza dover ricorrere alla chirurgia. Il collagene è una proteina naturale che fornisce un supporto alla pelle, alle articolazioni, alle ossa ed ai legamenti dell’organismo. Tuttavia, il collagene utilizzato nelle iniezioni è derivato dalle proteine delle mucche; offre meno probabilità di complicazioni e dona un aspetto più naturale. Per restituire un aspetto giovanile, le iniezioni di collagene vanno a riempire soprattutto le rughe, i solchi e le cicatrici sul volto e talvolta su collo, schiena e torace. Per soddisfare le diverse esigenze, il collagene è prodotto in diversi spessori. Tuttavia, i trattamenti con il collagene non possono correggere le rughe del volto di una certa entità. Sui potenziali pazienti, un mese prima di qualsiasi iniezione, deve essere eseguito un trattamento della pelle per determinare se essi siano allergici alla sostanza.
COSA COMPORTA
Il collagene viene iniettato in diversi punti lungo il bordo della zona da trattare tramite l’impiego di un ago sottile. Poiché parte della sostanza che compone il collagene è costituita da acqua salata, che sarà assorbita dall'organismo entro alcuni giorni, generalmente il medico riempie in eccesso la zona trattata. Quando vengono eseguite le iniezioni, il paziente può sentire una lieve puntura o un po’ di bruciore, ma il dolore che si può provare è molto lieve, poiché al collagene viene aggiunta della lidocaina, una sostanza anestetica. Al paziente può essere prescritta una pomata anestetica per uso topico o uno spray al freon per intorpidire la zona trattata e ridurre ulteriormente il dolore.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI Per esser portata a termine, la procedura richiede da alcuni minuti ad un'ora, secondo il numero di zone da trattare. Solitamente, le iniezioni di collagene sono eseguite in ambulatorio. La maggior parte dei pazienti riprende le normali attività subito dopo il trattamento. Si potrebbe avvertire un lieve disagio. Alcuni pazienti avvertono, nella zona dell’iniezione, rossore e gonfiore provvisori. Il rossore scompare solitamente in un giorno, il gonfiore in alcuni giorni. La durata dei risultati dipende dalla posizione della zona trattata e da come l’organismo dell’individuo reagisce al collagene recentemente introdotto. Per alcuni perdurano per sei mesi, in altri casi più di un anno. Per mantenere i risultati conseguiti, è necessario effettuare ripetute iniezioni. Le complicazioni sono molto rare, ma comprendono ascessi, lesioni, sfaldamento della pelle, cicatrici e rugosità nella zona trattata.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione.

RIMOZIONE DEI PELI CON IL LASER OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Eliminare permanentemente i peli superflui del corpo e la loro ricrescita tramite il laser. I risultati del trattamento possono essere influenzati da differenze individuali del metabolismo, dai livelli ormonali, dalla qualità dei peli e dal numero di follicoli piliferi presenti. Inoltre, ci sono tre fasi di sviluppo dei peli - anagen (crescita), telogen(riposo) e catagen (transizione o involuzione) - ed il laser agisce più efficacemente durante la fase di anagen. In qualsiasi momento si agisca, diverse quantità di peli si trovano in fasi differenti del proprio sviluppo quindi, per completare la loro rimozione, è necessario sottoporsi a sessioni multiple.
COSA COMPORTA
Per alcuni trattamenti laser sui peli, i medici compiono dei test di prova su alcune zone, per vedere se i peli del potenziale paziente risponderanno favorevolmente al trattamento laser. Ai pazienti con pelle scura può essere richiesto di utilizzare una crema sbiancante sulla zona da trattare; ciò aiuta a concentrare l’energia del laser sul follicolo pilifero piuttosto che sulla pelle. La zona da trattare è rasata e, per minimizzare i disturbi, viene applicata una crema anestetica. Durante il trattamento, i pazienti avvertono un certo disagio, una sensazione di bruciore o di puntura: mentre il laser è assorbito dai follicoli dei peli, il paziente percepisce le intense emissioni di luce sulla pelle. Ogni impulso del laser dura una frazione di secondo e tratta una superficie vasta approssimativamente un pollice (circa 2,5 cm.). Molti laser sono forniti di sistemi di raffreddamento atti a ridurre la temperatura cutanea, fornendo così una blanda azione anestetica supplementare ed impedendo le ustioni causate dal calore generato dal laser.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
I tempi di trattamento variano considerevolmente secondo l’ampiezza della zona trattata. Una piccola zona quale il labbro superiore può richiedere soltanto cinque minuti; una zona più vasta, quale quella della schiena o delle gambe, può richiedere circa un'ora. Solitamente il trattamento è eseguito in un ambulatorio medico. In seguito al trattamento, la pelle può presentarsi arrossata o gonfia. Alcuni medici prescrivono una crema per uso topico per lenire la zona. La pelle dovrebbe essere pulita con acqua ed un sapone delicato, non con altri prodotti quali gli astringenti, che possono irritare la pelle. Occasionalmente, sulla pelle della zona trattata si formano un po’ di crosticine; questa reazione dovrebbe ridursi nell’arco di alcuni giorni. I pazienti con carnagione scura possono presentare un lieve scolorimento provvisorio della pelle nella zona trattata. Entro 10 giorni dal trattamento, i peli danneggiati possono rompersi, ed assomigliare erroneamente a peli in fase di ricrescita. I pazienti, se lo desiderano, possono radere questi peli, ma non strapparli con la ceretta, con una pinzetta o sbiancarli nei periodi che intercorrono tra le varie sedute. Le sedute dovrebbero aver luogo dopo almeno un mese, solitamente quando i pazienti notano la ricrescita di quei peli che si trovavano in precedenza nella fase di telogen. Malgrado solitamente vi sia la necessità di sottoporsi a trattamenti multipli, la maggior parte dei pazienti è soddisfatta della rimozione dei peli con il laser. In alcuni casi non si raggiunge mai la completa rimozione dei peli. Ciò nonostante, nella zona trattata, dovrebbero rimanere meno peli rispetto a prima del trattamento.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione per le immersioni subacquee o per altre attività, ma è raccomandato di applicare sulla zona trattata una protezione solare con un SPF di almeno 30.

IL LASER SKIN RESURFACING (RINGIOVANIMENTO CUTANEO ABLATIVO CON IL LASER)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Contribuire a minimizzare le rughe sottili quando iniziano a comparire, specialmente quelle intorno alla bocca ed agli occhi, oltre a risolvere altri problemi della pelle quali le cicatrici del volto. Il laser resurfacing spesso offre al medico un maggior controllo sul livello di penetrazione della pelle rispetto ad altre tipologie di trattamento. Il laser rimuove gli strati di pelle rovinata e raggrinzita in modo che possa formarsi un nuovo strato di pelle più liscia. Secondo il tipo di laser e la quantità di pelle superficiale rimossa, alcuni pazienti possono inoltre avere un significativo miglioramento nello spessore e nella stabilità della pelle.

Immagine correlata

COSA COMPORTA
Il medico o un assistente puliisce il volto del paziente, quindi è applicato un antibiotico per eliminare i batteri. Le brevi emissioni di luce ad alta intensità emesse da uno strumento a forma di microfono vaporizzano gli strati esterni della pelle rovinata. Il laser può essere programmato per penetrare più profondamente in alcune zone, allo scopo di rimuovere le cicatrici profonde, le superfici più tenaci e le rughe. Il paziente può sentire il ronzio del laser ed odore di fumo. La maggior parte dei resurfacing richiede solo l'anestesia locale, possibilmente attraverso l’assunzione di un sedativo per via orale, anche se per il resurfacing facciale completo i medici impiegano spesso la sedazione per via endovenosa o l'anestesia generale. Quando il trattamento è terminato, il medico o l'assistente può applicare un unguento o una fasciatura protettiva sulla zona trattata. " E’ come trattare un'ustione di secondo grado", afferma il Dott. Golembe commentando il processo.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
L’ampiezza e la profondità della zona trattata possono far sì che la procedura duri da soltanto alcuni minuti fino anche ad un’ora e mezza. Il trattamento può essere eseguito in ospedale, in un day-hospital o nell’ambulatorio del chirurgo.
La maggior parte dei pazienti che rimane sveglia durante la procedura, prova soltanto un minimo disagio. Dopo l’intervento, il dolore può essere lieve o moderato e può essere trattato da farmaci antidolorifici da banco. In alcuni pazienti compare gonfiore; per ridurlo, normalmente si consiglia l’applicazione di impacchi freddi. Il tempo necessario per la guarigione dipende dal grado di resurfacing e dalle capacità di recupero del paziente. Il rossore può persistere per parecchie settimane, diventando gradualmente più rosato e quindi di colore più chiaro e naturale. Per coprire l’arrossamento, i pazienti possono applicare un po’ di trucco, ma non prima di due settimane dopo l’intervento. Le fasciature applicate dopo la procedura dovrebbero essere cambiate entro pochi giorni. Queste fasciature devono rimanere asciutte fino al momento della rimozione. Le bende sono completamente rimosse dopo circa una settimana, ed in quel momento è applicato un unguento. I pazienti senza la fasciatura devono lavarsi il viso varie volte al giorno, stando ben attenti alla pulizia della zona circostante a quella trattata. Dopo ogni lavaggio, dovrebbero applicare un unguento come la gelatina di petrolio. Possono formarsi delle crosticine che perdurano per circa 10 giorni: i pazienti non devono rimuoverle. Il resurfacing con il laser generalmente rimuove la maggior parte delle rughe e delle imperfezioni della zona trattata, ma i movimenti e le espressioni naturali del volto alla fine provocano la ricomparsa di alcune rughe. I trattamenti con il laser possono essere ripetuti per mantenerne i risultati. Dopo il resurfacing con il laser, è fortemente raccomandata una protezione solare quotidiana per proteggere la nuova pelle sensibile. Per il resurfacing eseguito intorno agli occhi, il paziente dovrebbe portare gli occhiali da sole.
 I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Circa tre mesi.

IL RIMODELLAMENTO DELLE LABBRA
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Aumentare lo spessore delle labbra e renderle più piene e più attraenti. Il labbro superiore e quello inferiore possono essere trattati separatamente o nello stesso momento.
COSA COMPORTA
Le due metodiche principali per aumentare lo spessore delle labbra sono le iniezioni e l’innesto. Le iniezioni utilizzano piccoli aghi che riempiono il labbro con una sostanza soffice rappresentata di solito, ma non solo, da collagene o da grasso, per creare un aspetto temporaneamente più pieno. Il collagene purificato derivato dai bovini può causare, una volta iniettato, delle reazioni allergiche; per questo motivo, dovrebbe essere eseguita una prova di sensibilità, prima di attuare la procedura definitiva. Poiché l’organismo assorbe il collagene lentamente, i risultati generalmente perdurano per un periodo compreso tra uno e tre mesi. Il grasso purificato utilizzato per l'incremento è spesso raccolto da un'altra zona del corpo, quali l'addome o le cosce, quindi è preparato ed inserito con un ago nel labbro in più di un punto. Per aumentare lo spessore delle labbra, possono essere trasferiti piccoli lembi di tessuto dall’interno della bocca all’esterno. A volte, insieme con l’innesto, può essere eseguita un'incisione all'interno della bocca per spingere il tessuto dall'interno verso l’alto ed esteriormente, all’interno del labbro, oppure può essere eseguita un'incisione seguendo la linea superiore al labbro. In questo caso, la pelle sopra il labbro è rimossa ed il labbro è poi ricucito seguendo la linea dell'incisione.
L'innesto di grasso fornisce risultati durevoli in circa la metà dei pazienti. Anche se è possibile che l’organismo lo riassorba molti pazienti, per aumentare lo spessore delle labbra, scelgono l'innesto di grasso perché si sentono più tranquilli nell’utilizzare il tessuto adiposo del proprio corpo. In questi casi, diversamente dal collagene, non c’è alcuna possibilità di reazione allergica.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Negli interventi di tipo ambulatoriale, la maggior parte dei rimodellamenti richiede da mezz’ora a due ore, secondo la metodica attuata. Prima delle iniezioni, generalmente è applicata un’anestesia locale. Con la metodica dell'innesto, generalmente è utilizzata l'anestesia locale associata ad una sedazione leggera o profonda.
Subito dopo l’intervento chirurgico, le labbra possono gonfiarsi e far male, ma di solito la maggior parte dei pazienti lamenta solo piccoli disagi nei giorni successivi al rimodellamento. Per ridurre il gonfiore, dovrebbero essere utilizzati degli impacchi freddi per circa 48 ore. Durante questo periodo, parlare e masticare dovrebbero essere evitati il più possibile. Possono essere utilizzati farmaci antidolorifici per ridurre il fastidio. Inoltre, possono essere prescritti gli antibiotici per ridurre i rischi d’infezione. Per contribuire ad evitare le possibilità d’infezione, è inoltre importante mantenere le labbra pulite. Dopo le iniezioni, la maggior parte dei pazienti torna alle normali attività in un paio di giorni. Le tumefazioni ed il gonfiore possono perdurare per una settimana. Spesso, per raggiungere i risultati desiderati, bisogna ripetere la procedura più di una volta. Gli innesti ed i lembi determinano solitamente un maggior dolore nel corso della guarigione ed i tempi di recupero sono maggiori rispetto al metodo delle iniezioni. Dopo l’intervento, i pazienti devono attendere spesso una o due settimane prima di tornare alle proprie normali attività. Durante il periodo di recupero, possono sopravvenire alcuni problemi di salivazione. L'innesto può anche provocare un’innaturale sensazione di rigidità delle labbra per due - tre mesi dopo il trattamento. Tutti i punti di sutura possono essere rimossi circa sette - 10 giorni dopo l’intervento. Le cicatrici dovute alle incisioni, quando presenti, sono raramente percepibili. I risultati variano secondo la procedura impiegata ed il tempo che impiega il paziente a riassorbire il grasso e le altre sostanze riempitive provvisorie.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI: " Dovete mettere la bocca intorno ad un boccaglio", sottolinea il Dott. Golembe per quanto concerne i problemi ad immergersi dopo questa procedura. Per le iniezioni, suggerisce di attendere una settimana, mentre per gli innesti suggerisce di aspettare tre settimane.
MICRODERMOABRASIONE (TRATTAMENTO LEVIGANTE)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Ridurre le rughe sottili, le cosiddette "zampe di gallina", le macchie dovute all’età e le cicatrici dell’acne, stimolando la produzione delle cellule epiteliali e del collagene, e donando alla pelle un aspetto luminoso e sano. E’ un processo rapido e non invasivo, soprannominato il "peel dell’ora di pranzo”, noto anche attraverso metodiche brevettate quali Power Peel(®) ed Euro-Peel(®). Solitamente eseguita sul viso e sul collo, in realtà può essere compiuta su qualsiasi parte del corpo.
COSA COMPORTA
Un dispositivo manuale “spara” dei microcristalli inerti sulla superficie della pelle e in seguito aspira i cristalli e le cellule di pelle asportate all’interno dell’apparecchio. Il medico può regolare la pressione del getto per controllare il livello d’abrasione, o passare più volte sopra la stessa area per rimuovere lo strato di pelle più danneggiato. Questo procedimento produce lo sfaldamento ed una delicata abrasione con un effetto “pulente”. Non è necessario impiegare alcun tipo d’anestetico. Alcuni pazienti segnalano una sensazione di lieve irritazione, ma la maggior parte non segnala alcun dolore.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Ciascun trattamento richiede tempi che variano dai 30 minuti ad un'ora. La pelle assume immediatamente una colorazione rosa, ma il colore tende a sbiadire nell’arco di alcune ore. Per ottenere i migliori risultati possono essere necessari tra i 5 ed i 12 trattamenti, suddivisi in un periodo di due - tre settimane. Al termine del ciclo di trattamenti iniziale, per conservare i risultati conseguiti, occorre ripetere la procedura periodicamente. Per amplificarne gli effetti, la microdermoabrasione può essere abbinata al peeling chimico leggero.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
"Per la maggior parte dei trattamenti direi che, applicando per precauzione una buona protezione solare, non è necessario alcun tempo d’attesa" ha affermato il Dott. Golembe. "Volendo comportarsi da ultraconservatori, due-tre settimane d’attesa sono più che sufficienti. Per le raccomandazioni occorre tener presente che, secondo il tipo di pelle e della sensibilità individuale, i tempi d’attesa possono variare”.

MICROPIGMENTAZIONE (TRATTAMENTI ESTETICI PERMANENTI, TATUAGGI ESTETICI)
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Migliorare l’aspetto del volto, correggere i problemi di pigmentazione della pelle o fornire ai tessuti cicatriziali un aspetto più naturale. Possono ricavare enorme beneficio da questa procedura le persone che hanno poco tempo per riapplicare quotidianamente il trucco, quelle allergiche ai prodotti di bellezza, coloro che soffrono di affezioni della pelle, di miopia o di ridotta coordinazione motoria. Le più comuni tipologie di trattamenti estetici permanenti comprendono l’eyeliner permanente (la linea degli occhi), la definizione permanente del sopracciglio, della linea e del colore delle labbra. Il risultato di avere le sopracciglia e le labbra più piene e definite può cambiare completamente l’aspetto di una persona conferendo, allo sguardo, un quadro d’insieme più giovanile.
COSA COMPORTA
Il trucco permanente è ricavato dai pigmenti naturali dei prodotti vegetali. Aghi sottili collegati alla bobina di un dispositivo (l’apparecchiatura utilizzata per la maggior parte dei tatuaggi) o ad uno strumento a rotazione aspirano il pigmento e lo iniettano nello strato profondo della pelle. Poiché gli aghi penetrano nella pelle, può derivarne un lieve sanguinamento.
Per intorpidire la zona da trattare, a livello locale può essere utilizzato un anestetico per uso topico o per via iniettiva. La maggior parte dei pazienti avverte un certo disagio durante la procedura ma, se la zona trattata non è troppo vicina ad una struttura ossea, si avverte meno dolore. Al termine del trattamento il medico pulisce la zona interessata e può applicare una crema antisettica.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
Il tempo dipende dalla zona da trattare e dalla tecnica adottata. Generalmente, dura circa un'ora. La maggior parte dei trattamenti è eseguita nello studio di un medico o in regime di day hospital. Nei giorni immediatamente seguenti alla procedura, la zona interessata solitamente appare dolente e gonfia. Si formerà una crosta che cadrà entro i successivi 7- 10giorni, non appena la pelle sarà guarita. Per evitare possibili infezioni, durante questo periodo la pelle deve essere mantenuta pulita ed il medico può suggerire l’applicazione di una crema antibiotica. Durante il processo di guarigione, i pazienti dovrebbero evitare la luce solare, perché il sole può avere un effetto Nell’arco di 4- 6 settimane dopo il trattamento iniziale ci si dovrebbe sottoporre ad una visita di controllo. Questo consentirà al medico di apportare le eventuali necessarie modifiche alla pigmentazione e perfezionarne i risultati. Con il tempo, il colore del trucco può sbiadirsi ed avere bisogno di essere ritoccato.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI: I tempi si aggirano intorno ai sette - dieci giorni, come indicato nei tempi di guarigione.

SCLEROTERAPIA (TRATTAMENTO DELLE VENE VARICOSE) OBIETTIVO DELLA PROCEDURA: rimuovere gli inestetismi delle vene varicose ed i problemi che esse provocano causando la sindrome denominata “delle gambe senza riposo”, dolore, bruciore e/o spasmi. (La “sindrome delle gambe senza riposo” (RLS), altrimenti conosciuta come Sindrome di Ekbon, è una condizione per la quale il paziente soffre di spiacevoli sensazioni di prurito e di formicolio agli arti inferiori; questi sintomi causano uno stimolo irresistibile a muovere continuamente le gambe). Le vene varicose (in inglese spider veins, letteralmente, vene di ragno) sono così denominate perché le linee rosse, blu o viola che appaiono appena sottopelle, s’irradiano spesso a partire da un punto centrale, come a rievocare la tela di un ragno. Possono anche manifestarsi come linee separate, un labirinto o come dei rami che si dipartono da un singolo tronco d’albero. Possono svilupparsi in qualsiasi parte del corpo, ma più frequentemente sulle cosce, sui polpacci o alle caviglie. Le vene varicose sono causate da un anomalo flusso sanguigno e dall'indebolimento della parete del vaso sanguigno delle vene colpite. Qualsiasi circostanza o attività che esercita pressione sulle vene, come il sollevare dei pesi o lo stare seduti o in piedi per lunghi periodi di tempo, può contribuire al loro sviluppo. Per trattare le vene varicose in alcuni casi è utilizzata, da sola o in abbinamento con la scleroterapia, la terapia con il laser. Il trattamento non previene lo sviluppo di nuove vene varicose, ma può migliorare enormemente l'aspetto della zona colpita, fornendo un’immagine più giovanile e più sana e perfino un colore migliore alla pelle, allorché le vene diventano più sottili man mano che si procede con i trattamenti.
COSA COMPORTA
Per ridurre il sanguinamento durante la procedura, alcuni medici suggeriscono ai pazienti di evitare di assumere alcool, rimedi a base di erbe e farmaci antinfiammatori per un periodo di due settimane prima del trattamento. Il giorno del trattamento, i pazienti non dovrebbero mettere creme, lozioni od oli sulla zona affetta e dovrebbero indossare pantaloncini corti o vestiti comodi che mettono in vista le vene varicose. Il medico applica un antisettico sull’area, quindi inietta una soluzione sclerosante nella vena sofferente con un ago molto sottile. Ciascuna iniezione agisce su una porzione di vena lunga circa un pollice (1 pollice equivale a 2,54 cm.). Quando s’inserisce l'ago, i pazienti possono avvertire la puntura e, mentre la soluzione è iniettata, si può avvertire una sensazione di bruciore. La maggior parte dei pazienti avverte poco dolore, ma il tipo di soluzione utilizzata può influenzarne l’entità. Non è necessaria alcun’anestesia. Dopo l’iniezione si tampona con un batuffolo di cotone e si applica una benda elastica sulla zona interessata. Il medico procede alla successiva porzione di vena fino al termine del procedimento.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
La scleroterapia richiede normalmente da 15 minuti ad un'ora, secondo il numero e la lunghezza delle vene varicose. Solitamente la procedura è eseguita nello studio di un medico o in regime di day hospital. Alcuni pazienti sperimentano prurito o spasmi provvisori nel sito dell’iniezione. Devono indossare una benda compressiva per diversi giorni e mantenere la zona iniettata asciutta. Quando si rimuove la benda di compressione, possono apparire ematoma e scolorimento della pelle, che si ridurranno nel corso di alcune settimane. Alcuni medici, inoltre, prescrivono una calza elastica di sostegno da indossare per parecchie settimane, in modo da contribuire re collassate le vene trattate e per ridurre la possibilità di formazione di coaguli sanguigni. Per alcuni giorni, i pazienti dovrebbero evitare le attività che contribuiscono ad esercitare pressione sulla zona trattata, come il sollevare pesi o lo jogging. Tuttavia, dopo il trattamento, la maggior parte dei medici suggerisce ai pazienti di stilare un programma giornaliero di passeggiate per favorire la circolazione ed aiutare il processo di guarigione. La maggior parte dei pazienti è molto soddisfatta della procedura. Le zone trattate si sono notevolmente schiarite e nella maggior parte dei casi la pelle migliora con ogni trattamento successivo. Per completare il collasso della vena, solitamente è necessario un secondo trattamento. Se vi sono numerose vene che richiedono il trattamento, può essere necessario sottoporsi a sessioni multiple.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
Nessuna limitazione, ma i pazienti dovrebbero utilizzare una protezione solare con uno SPF di almeno 30.
RIMOZIONE DEI TATUAGGI CON IL LASER
OBIETTIVO DELLA PROCEDURA
Correggere un tatuaggio mal posizionato o male eseguito, trattare una zona di tatuaggio infetta o eliminare il disegno inciso sulla pelle. Poiché i tatuaggi sono ubicati abbastanza profondamente sotto pelle, i vecchi metodi di rimozione quali la dermoabrasione procuravano cicatrici notevoli. I laser sono più delicati, più efficaci e meno inclini a produrre cicatrici.

Risultati immagini per rimozione tatuaggi laser

COSA COMPORTA
Il laser riconosce il tatuaggio come bersaglio e lo distrugge selettivamente senza danneggiare il tessuto circostante. I laser posseggono lunghezze d'onda e durata delle pulsazioni differenti ed i diversi fasci laser vengono assorbiti in maniera specifica dai colori, permettendo ai medici di scegliere l’esatta combinazione di laser secondo la profondità ed i colori di un tatuaggio. In primo luogo Il medico o un assistente pulisce la zona del tatuaggio per rimuovere i grassi. Durante la procedura, il paziente sente le intense emissioni di luce penetrare nella zona tatuata. È fastidioso sentire i rumori prodotti dal laser e dai ventilatori che operano per ridurre il calore nella stanza e per rinfrescare l'aria. Durante il trattamento si prova una sensazione di bruciore o di puntura. Per minimizzare il dolore si può applicare sulla pelle una crema intorpidente o si può utilizzare un anestetico locale iniettato sotto la cute. Dopo il trattamento, la pelle appare più uniforme e naturale, anche se alcune alterazioni nella struttura e nel colore della pelle sono inevitabili.
DURATA DELLA PROCEDURA, TEMPI DI GUARIGIONE E POSSIBILI COMPLICAZIONI
In media, ogni trattamento laser richiede 10-20 minuti. Il numero dei trattamenti necessari a raggiungere i risultati desiderati varierà secondo la profondità ed il colore del tatuaggio. Normalmente, per ciascun tatuaggio, occorrono mediamente otto - dodici trattamenti. I pazienti devono aspettare almeno un mese fra un trattamento e quello successivo. Il trattamento con il laser è eseguito solitamente nello studio di un medico; non è necessaria la degenza in una struttura ospedaliera. In seguito, per parecchie settimane, la zona può apparire arrossata, come se fosse stata leggermente bruciata dal sole. Può comparire un ematoma e, per i tatuaggi più profondi, non è raro il sanguinamento. La zona può essere trattata con una pomata antibiotica e può essere applicata una fasciatura. I tempi di recupero dipendono dall’estensione della zona da trattare e dalle capacità di guarigione individuali. Il rossore e l’ipersensibilità possono continuare per parecchie settimane e nella zona possono comparire uno sbiadimento e un cambiamento nella struttura della pelle; queste condizioni andranno gradualmente a migliorare. I pazienti dovrebbero evitare di esporre la zona trattata al sole; ciò potrebbe ritardare il processo di guarigione. I pazienti potrebbero non riuscire a percepire risultati indicativi finché non si siano sottoposti a parecchi trattamenti, ma alla fine la maggior parte di loro è soddisfatta dell’avvenuta rimozione. Tuttavia, la pelle non ritornerà mai com’era prima dell’esecuzione del tatuaggio.
I TEMPI D’ATTESA DOPO L’INTERVENTO PER POTER TORNARE AD IMMERGERSI
" Se il trattamento non è stato complicato, si può tornare all’atti-vità subacquea quasi subito, purché si ricopra la zona con una protezione solare o con un indumento", ha affermato il Dott. Golembe. " La maggior parte delle volte si forma un tessuto cicatriziale, che scompare in circa tre settimane”.
ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
IL DOTT. GOLEMBE RACCOMANDA: Se siete un subacqueo che aspira a sottoporsi ad una procedura di chirurgia cosmetica che non sia stata esposta in questa serie di articoli, chiedete al vostro chirurgo di contattare il DAN per ottenere un parere.
* La dichiarazione di consenso sul Botox del National Institutes of Health Development Conference, tenutasi dal 12 al 14 novembre 1990, afferma che: " Non è stata accertata la sicurezza dell’impiego del Botox nel corso della gravidanza o dell’allattamento". Attualmente questo è ancora il parere più unanimemente accettato da parte della comunità medica.

2 marzo 2018

+ 1000

La nostra pagina Facebook cresce sempre di più!!!
Siamo arrivati a + 1000 membri. Siamo davvero felici che apprezziate il nostro lavoro e speriamo che continuiate a seguirci per molto tempo!!!

E se non sei ancora membro del nostro gruppo, vieni a trovarci e iscriviti.
Rimarrai aggiornato su tutte le ultimissime novità.

21 febbraio 2018

Immersioni e diabete: le linee guida e gli studi più recenti

di Cristian Pellegrini

Per molti anni la comunità medica ha sconsigliato l'attività subacquea alle persone diabetiche. Il diabete è una malattia che interessa il sistema endocrino, l'insieme di ghiandole che produce gli ormoni che regolano il metabolismo, la crescita e lo sviluppo, le funzioni tessutali e sessuali, la riproduzione, il sonno e l'umore, tra le altre cose. Il pericolo maggiore del diabete è l'effetto che ha sul pancreas, l'organo che produce l'insulina e il glucagone. Questi sono i due ormoni che bilanciano e regolano la glicemia (glucosio nel sangue). Secondo alcuni dati, nel 2015, 415 milioni di persone nel mondo soffrivano già di diabete ed entro il 2040 si stima che il numero di diabetici crescerà fino a raggiungere i 642 milioni. Questo significa che i diabetici non possono fare immersioni? Assolutamente no! Iniziamo con il riassumere le informazioni più importanti da conoscere sul tema. Avere il diabete significa che il pancreas non produce abbastanza insulina, oppure che le cellule del corpo non rispondono in maniera adeguata all'insulina prodotta.
Esistono 2 principali tipi di diabete:

  • Il diabete di tipo 1 implica che il pancreas non riesce a produrre abbastanza insulina, e ciò provoca una dipendenza da insulina (il bisogno di iniezioni di insulina). Le cause sono ancora sconosciute.
  • Il diabete di tipo 2 inizia con l'insulino resistenza, una condizione che comporta una ridotta azione delle cellule all'insulina e può anche portare ad una mancanza di insulina. Questo tipo di diabete può essere tenuto sotto controllo mantenendo una dieta equilibrata e prendendo delle medicine per via orale. Le cause più comuni sono uno stile di vita malsano, l'eccessivo aumento di peso e la mancanza di esercizio fisico.
La ragione per cui i medici sconsigliavano l'attività subacquea ai diabetici è da ricercare nelle condizioni che mettono potenzialmente a rischio la vita di una persona diabetica quando è presente un alto livello di zuccheri nel sangue (iperglicemia) o un livello di zuccheri pericolosamente basso (ipoglicemia).



L'insulina (e l'esercizio fisico) abbassano il livello di zuccheri nel sangue, mentre il glucagone (ed i cibi contenenti glucosio) alzano i valori. Nei diabetici spesso questi livelli sono troppo alti o troppo bassi e ciò li rende soggetti molto più a rischio di avere un incidente sott'acqua. In pratica, immergersi in uno stato iperglicemico o ipoglicemico può portare alla perdita di conoscenza e in alcuni casi anche alla morte, quindi è naturale che i medici abbiano sconsigliato la pratoca sub ai diabetici, specialmente se la loro condizione è instabile o è stata scoperta recentemente. I rischi più comuni, i sintomi e gli effetti di livelli di zuccheri nel sangue troppo alti o troppo bassi includono:

  • Iperglicemia (livello alto di zuccheri nel sangue): sensazione di sete eccessiva, urinazione frequente, pelle secca, fame, vista sfocata, nausea, sonnolenza, ferite che guariscono molto lentamente, vomito.
  • Ipoglicemia (livello basso di zuccheri nel sangue): tremiti, battito cardiaco accelerato, sudorazione, giramenti di testa, ansia, pallore, fame, debolezza/affaticamento, mal di testa, svenimenti.
In caso di dubbi, i diabetici devono controllare immediatamente la glicemia usando l'apposito dispositivo e poi mangiare o bere qualcosa contenente zucchero se il livello è troppo basso, oppure prendere una medicina appropriata per contrastare il livello di zuccheri troppo alto. I sintomi e le precauzioni sono difficili, se non impossibili, da identificare e prendere sott'acqua, e proprio per la portata di questi potenziali problemi, i soggetti diabetici corrono rischi maggiori nel praticare l'attività subacquea in modo sicuro.

Come detto, in passato fare immersioni soffrendo di diabete era sconsigliato in modo assoluto. Anche oggi in realtà alcuni medici continuano a sconsigliarlo. Tuttavia, di recente molti subacquei diabetici hanno dimostrato alla comunità scientifica che è possibile seguire la passione per la subacquea, prendendo le giuste precauzioni, senza mettere a rischio la propria salute e sicurezza. Quando ci si immerge e si soffre di diabete è importante conoscere i propri limiti e parlare sempre con dei professionisti per avere un'opinione obiettiva sulle proprie condizioni di salute. Non importa quanto la propria condizione appaia sotto controllo, i diabetici non possono fare immersioni senza alcune limitazioni. Lo stesso vale per le persone che non soffrono di diabete, ovviamente, ma i diabetici devono accettare che vanno incontro a rischi maggiori - anche se le loro capacità come subacquei sono uguali a quelle di un non diabetico. Soffrire di diabete non dovrebbe impedire a nessuno di esplorare il mondo sommerso, ma occorre prendere le giuste precauzioni. La comunità subacquea e quella medica si sono evolute moltissimo e fortunatamente, l'atteggiamento sta lentamente cambiando. 


La ricerca DAN sul diabete

I risultati di alcuni studi condotti da DAN Europe suggeriscono che per prevenire il peggioramento dello stato ipoglicemico e per interpretare correttamente i sintomi simili all'ipoglicemia durante l'immersione, i subacquei diabetici potrebbero trarre beneficio dal monitorare la glicemia in tempo reale mentre sono in immersione. Durante uno studio, i dati di 26 immersioni sono stati registrati [senza] trovare nessuna differenza statistica fra l'indice glicemico registrato ogni 5 minuti prima, durante e dopo le immersioni. Inoltre, questo studio è stato un esempio perfetto per dimostrare come la tecnologia possa aiutare i diabetici ad aumentare la sicurezza in immersione, usando un Glucometro FGM in custodia stagna. In casi come questi, i livelli di zuccheri nel sangue sono visionabili in tempo reale su un display, e ciò permette al subacqueo di controllare in modo continuo la [propria] glicemia. Un altro studio DAN ha ottenuto risultati simili, provando che l'attività subacquea non implica rischi significativi di ipoglicemia, anche se il monitoraggio costante ha dimostrato un progressivo abbassamento [dei livelli di zuccheri nel sangue]. Questi risultati sono un ulteriore incoraggiamento per i soggetti diabetici a provare l'attività subacquea. Gli studi DAN suggeriscono in conclusione che un sistema di monitoraggio continuo in tempo reale usato da subacquei diabetici può fornire informazioni immediate sui livelli di zuccheri nel sangue e il loro andamento, con un incremento significativo della sicurezza in immersione e della conoscenza e interesse nel campo della medicina sportiva. Purché il soggetto non soffra di complicazioni a lungo termine, fare immersioni per un diabetico è possibile, sempre che si sottoponga a controlli periodici e riesca a tenere il diabete sotto controllo. Indipendentemente dal fatto che tu soffra di diabete o meno, la nostra missione è che ti possa immergere in sicurezza, e condividere con orgoglio la comune passione per l'esplorazione del mondo sommerso. Se stai pensando di fare immersioni e soffri di diabete, o conosci qualcuno che ne è affetto, dai un'occhiata ai nostri suggerimenti. 

Suggerimenti per subacquei diabetici

  • Chiedi consiglio ad un medico e ad uno specialista di medicina subacquea/diabete prima di iniziare l'attività subacquea.
  • Porta sempre un braccialetto per segnalare che sei diabetico, in modo che i tuoi compagni di immersione lo sappiano in caso di emergenza.
  • Porta sempre con te del glucosio gel e assicurati che anche il tuo compagno di immersioni ne abbia con sè.
  • In superficie, lascia un'iniezione di glucagone pronta nell'evenienza che tu perda conoscenza in acqua.
  • Mangia cibi che contengono carboidrati a lenta digestione prima d' immergerti, per mantenere un livello di zuccheri bilanciato.
  • Misurati la glicemia subito prima e subito dopo l'immersione.
  • Evita profondità superiori ai 30 metri - La narcosi d'azoto può essere confusa con l'ipoglicemia!
  • Evita immersioni più lunghe di 60 minuti.
  • Annota le tue immersioni e i tuoi livelli di zuccheri nel sangue sul logbook, per avere un riferimento.
  • Non immergerti in acque fredde, forti correnti o condizioni che richiedono attività fisica faticosa.
  • Assicurati di avere un livello di glicemia stabile non inferiore a 150 mg/dL (8.3 mmol/L) - con Diabete di Tipo 1.
  • Considera l'utilizzo di un Glucometro FGM per controllare la glicemia in tempo reale.
  • Assicurati di essere ben idratato e in buona salute prima, durante e dopo le immersioni.
  • Rilassati e goditi l'esperienza.

Vuoi avere maggiori informazioni su come gestire un'emergenza??? Vuoi essere in grado di salvare una vita??? Vuoi essere pronto a tutto???
Contattaci e partecipa ad un corso DAN TRAINING.....la sicurezza prima di tutto!

20 gennaio 2018

Dispersi in mare? Ecco come farsi ritrovare

di G. Thomas

Quando ti ritrovi troppo lontano dalla barca o dalla riva, un DSMB (Boa o Tubo di Segnalazione di Superficie) e un fischietto possono aiutare ad attirare l'attenzione, ma questi due dispositivi potrebbero non avere l'esito sperato. Esistono comunque diversi strumenti per la sicurezza che sono meno comuni, o addirittura sconosciuti ai subacquei.
La trombetta (un fischietto meccanico che si collega alla frusta del GAV) aumenta le probabilità di essere udito da lontano, ma se questo non dovesse bastare, dovrai fare affidamento sui servizi di ricerca e soccorso (SAR) per essere ritrovato. In base alla situazione del luogo e alla disponibilità, barche, aerei o elicotteri potranno essere utilizzati durante le operazioni di ricerca. In casi come questi, probabilmente ti piacerebbe essere grande come un elefante per attirare l'attenzione. Invece, nella realtà, saresti solo un puntino (o potremmo dire un topolino invisibile) sulla superficie dell'acqua. Quando si impiega un aereo o un elicottero per le operazioni di ricerca, ci sono alcuni strumenti utili che possono essere utilizzati dai subacquei. Il primo è uno specchio: si possono catturare i raggi solari e rifletterli verso l'aereo, l'elicottero, o addirittura verso una barca, anche se con minori probabilità di successo. In aggiunta e sicuramente utile per le operazioni SAR da un velivolo, un Rescue Streamer (striscia arancione visibile dall'alto) può fare la differenza.
Ricorda che sei piccolo come un topolino ma vuoi apparire come un elefante. E' esattamente a questo che serve un Rescue Streamer. Contenuta in una piccola custodia, vi è una striscia galleggiante di polietilene, completa di riflettenti approvati SOLAS1 e luci chimiche, che può essere utilizzata in superficie. Questa striscia, quando è aperta, misura circa 7.5m di lunghezza e 15cm di ampiezza, rendendola visibile anche da molto lontano e quindi aumentando le probabilità che possa essere avvistata da un velivolo.
Esistono attrezzature ancora più efficaci, ma ad un costo relativamente elevato. In ogni caso, se fossi disperso, sicuramente saresti pronto a pagare dieci o anche cento volte più di quanto può costare un equipaggiamento standard. Quello che vorresti davvero è essere visibile anche quando nessuno può vederti, ed essere sicuro che i soccorsi stanno arrivando. Diamo quindi un'occhiata ad alcuni dispositivi di sicurezza elettronici che potrebbero essere di vitale importanza nel caso di un subacqueo disperso in mare.

Il Personal Location Beacon (PLB)
Un PLB è un localizzatore personale satellitare che permette ai servizi SAR di localizzare una persona sia sulla terraferma che in mare. Quando è attivato, il PLB trasmette un messaggio codificato sulla frequenza di emergenza 406 MHz, che è monitorata dalla rete satellitare COSPASSARSAT2. Il messaggio è poi inoltrato tramite una stazione terrestre di comunicazione via satellite al più vicino centro di coordinamento del soccorso, che attiverà i servizi SAR del luogo. Una volta sul posto, i servizi di soccorso riescono a localizzare il subacqueo usando il trasmettitore homing 121.5Mhz integrato. Se il PLB dispone anche di un GPS integrato, la sua precisione è di circa 60 metri.



Le normative COSPAS-SARSAT prescrivono che la batteria del PLB sia in grado di trasmettere per almeno 24 ore in condizioni di freddo intenso (-30°C); la durata aumenta quando il PLB si usa in condizioni normali. Tuttavia, anche quando usi un PLB, non puoi aspettarti di essere soccorso in pochi minuti. Anche se l'attivazione dei servizi di emergenza può avvenire rapidamente, il tempo che trascorrerà fino all'arrivo dei soccorsi dipende da un numero di fattori, come la lontananza geografica del posto dove ti trovi, le condizioni meteo, l'orario e la disponibilità dei servizi SAR del posto.



Ovviamente, più è sperduto il luogo, più lungo sarà il tempo di risposta; inoltre non ci si dovrebbe aspettare la disponibilità di un elicottero SAR in qualsiasi posto del mondo. Infine, anche se fosse disponibile, potrebbe non essere attivato immediatamente, e non tutti gli elicotteri possono operare dopo il tramonto.
I PLB sono di dimensioni relativamente piccole e la maggior parte sono resistenti all'acqua, ma non alla pressione. Alcuni produttori dispongono di contenitori stagni per poterli portare in immersione. I PLB non richiedono il pagamento di nessun abbonamento, ma devono essere registrati a nome di una persona.
Simile ad un PLB, un EPIRB (acronimo inglese che sta per Emergency Position Indicating Radio Beacon) funziona nello stesso modo, ma è progettato per essere trasportato o registrato su un natante, non una persona. E' di dimensioni maggiori ed in grado di trasmettere per tempi più lunghi, ma per la dimensione e la scarsa resistenza alla pressione, normalmente non può essere usato in immersione.

Il Sistema di Identificazione Automatica (AIS) - Marker Uomo a Mare (MOB)
Un sistema AIS - MOB funziona in modo diverso da un PLB. In parole semplici, il sistema è progettato per essere trasportato dagli equipaggi delle navi e usato nel caso di un uomo a mare. Quando è attivato, questo sistema trasmette un messaggio MOB contenente la posizione e l'identità della persona tramite un AIS. La trasmissione sarà rilevata da tutti i natanti equipaggiati con un AIS entro il raggio d'azione. Un GPS integrato e una luce strobo possono aiutare i soccorritori a determinare con precisione la tua posizione in acqua. Questo sistema non manda una chiamata di emergenza sulla frequenza 406 MHz, il che limita l'intervento ai natanti nelle vicinanze che rispondano al segnale MOB. Non ci sono quindi garanzie che una nave nelle vicinanze riceverà davvero il segnale e risponderà all'emergenza.



Se la barca che usi per andare a fare immersioni è dotata di un sistema AIS, l'equipaggio sarà in grado di localizzarti immediatamente, rendendo più facile il ritrovamento. Tieni a mente che se sulla barca non sono dotati di questo sistema, dovranno richiedere l'assistenza dei servizi SAR, come la Guardia Costiera, o un natante nelle vicinanze per localizzarti. Questa è un'alternativa valida ad un PLB e potrebbe anche ridurre gli effettivi tempi di reazione, ma bisogna capire le differenze. E' interessante aggiungere che alcuni sistemi AIS-MOB sono stagni e testati per profondità pari o superiori a 60 metri.
Forse hai sentito parlare del trasmettitore di emergenza AIS SART, un dispositivo di localizzazione progettato per le zattere di salvataggio. Anch'esso utilizza la tecnologia AIS. La stessa tecnologia è usata da alcune aziende che hanno progettato e messo sul mercato un sistema di localizzazione specifico per subacquei simile al sistema MOB.

L'ENOS®
L'ENOS3 è un sistema relativamente conosciuto, sviluppato dalla Seareq, una compagnia tedesca che produce attrezzature di sicurezza e salvataggio. Non utilizza la frequenza 466 MHz, nè la teconolgia AIS, ma presenta un criterio simile. Il sistema ENOS® non dipende dal supporto di servizi di salvataggio. E' costituito da due unità, un ricevitore (a bordo della barca immersioni) e uno o più trasmittenti, portati dai subacquei.



Il ricevitore è la stazione base dalla quale l'operazione di salvataggio ha inizio. Dopo aver acceso il
ricevitore, questo indica la posizione tramite GPS ed è pronto a ricevere e valutare segnali dei trasmettitori ENOS®. In caso di emergenza, i trasmettitori sono attivati dai subacquei. La loro posizione GPS verrà così trasmessa al ricevitore tramite una radiofrequenza utilizzabile senza licenza. La posizione del trasmettitore, come la sua distanza e direzione nei riguardi del ricevitore,
sono mostrate sul display del ricevitore tramite un grafico di facile comprensione.
Il sistema permette una risposta immediata - per la localizzazione e il ritrovamento del subacqueo
disperso - da parte del personale rimasto a bordo della barca. Ma ricorda: ENOS non attiva nessun servizio di soccorso, nè trasmette la tua posizione ai natanti nelle vicinanze. Dipendi quindi dalla barca immersioni per la localizzazione e il ritrovamento. Senza dubbio un sistema molto utile, ma che necessita sempre di un ricevitore a bordo. Dipende quindi dal centro immersioni se investire su un sistema così e metterlo a disposizione dei clienti.

Che altro?
Esistono altri sistemi elettronici simili sul mercato. Tuttavia, come per i dispositivi già citati, fate attenzione e selezionate un prodotto fabbricato da un produttore serio, visto che non tutti i sistemi
garantiscono la stessa affidabilità e dispongono, per esempio, dello stesso raggio d'azione.

E tu? Ti piacerebbe essere visto se fossi disperso?
Stai cercando ulteriori dispositivi di sicurezza che ti possono aiutare a non perderti? Scopri la campagna di sicurezza DAN Perdersi in mare e scarica la tua copia della brochure di sicurezza dal nostro sito, oppure scopri la vasta selezione di articoli per la sicurezza nel DAN Shop.



SOLAS1: Safety of Life at Sea – Una convenzione internazionale marittima che prescrive degli
standard minimi di sicurezza per i materiali salvavita (fra l'altro).
COSPAS-SARSAT2 : COSPAS-SARSAT è un sistema satellitare solidale di ricerca e soccorso.
SARSAT è un acronimo inglese per Search and Rescue Satellite-Aided Tracking. COSPAS è un
acronimo russo per "Cosmicheskaya Sistyema Poiska Avariynich Sudov," che significa "Sistema
spaziale per la ricerca di imbarcazioni in emergenza," che è indicativo delle origini marinare di
questo sistema di avvertimento in caso di emergenza.
ENOS3: In Tedesco: “Elektronisches Notruf- und Ortungssystem” che tradotto significa elettronico
di ricerca e salvataggio.

21 dicembre 2017

Viagra – croce o delizia per un subacqueo?

Di C. Liebscher

Non è improbabile che ci siano uomini sui 40, 50 o 60 anni che prendono il viagra e che qualcuno di essi sia anche subacqueo. Perciò andrebbero avvertiti che il viagra preso prima di un’immersione aumenta le probabilità di MDD mentre preso dopo potrebbe essere un rimedio. Quando dei ricercatori decidono di somministrare un farmaco a piccoli roditori per poi farli immergere in una camera iperbarica, i subacquei sanno che il motivo è trovare dei rimedi per la malattia da decompressione. Se il farmaco in questione è il viagra, probabilmente il medicinale più noto di sempre, una ricerca di questo tipo fa sicuramente notizia. Non altrettanto noto è il principio attivo del viagra, il sildenafil, originariamente studiato come farmaco contro l’ipertensione. I suoi effetti benefici per la metà maschile dell’umanità erano più che altro un effetto collaterale, in seguito ampiamente commercializzato dalla Pfizer, come ben sappiamo. Attualmente il sildenafil è autorizzato come cura per l’ipertensione polmonare e altre patologie vascolari. In alcuni triatleti è stato utilizzato “off-label” con buoni risultati contro l’edema polmonare indotto dal nuoto (“SIPE”, con acronimo inglese). La differenza principale con il viagra è che viene somministrato in dosi più basse.


Inibitori della fosfodierasi-5, NO esogeno ed endogeno, vasodilatazione
Il sildenafil agisce sull’endotelio, lo strato interno dei vasi sanguigni, e li dilata potenziando semplicemente l’effetto vasodilatatore sul rilassamento del tessuto muscolare liscio. Funziona inibendo un enzima, la fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5). In breve, è un inibitore della PDE5. Abbassa la pressione sanguigna dilatando i vasi. Questi effetti sono simili a quelli dell’ossido di azoto (NO), anch’esso un vasodilatatore; quindi gli scienziati pensavano che un vasodilatatore come il sildenafil (viagra) potesse avere un effetto protettivo contro la malattia da decompressione (MDD). La MDD è dovuta a bolle che si formano da micronuclei nei vasi sanguigni a seguito della decompressione, e si crede che sostanze che rilasciano NO possano ridurre la formazione di bolle e prevenire forme gravi di malattia da decompressione.
Studio sulla prevenzione farmacologica con sildenafil
Le speranze per un nuovo rimedio per la MDD crollarono quando gli scienziati - Blatteau, Brubakk, Gempp, Castagna, Risso e Vallée - sperimentarono su un modello animale gli effetti del trattamento preventivo con sildenafil, videro che non solo non protegge affatto contro la MDD ma, al contrario, può essere dannoso, e conclusero quindi che i subacquei devono essere avvertiti. I ricercatori somministrarono a dei piccoli roditori 10mg/kg di sildenafil un’ora prima dell’esposizione per valutarne gli effetti clinici. I roditori vennero poi sottoposti a un’immersione simulata a 90 m. per 45 minuti in camera iperbarica con successiva decompressione in tappe. Mezz’ora dopo l’immersione si procedette alla valutazione clinica dei sintomi di MDD neurologica, del conteggio delle cellule ematiche e della quantificazione del livello di bolle circolanti nelle cavità destre. Al gruppo di controllo non era stato somministrato sildenafil ma lo stesso volume d’acqua prima di un’immersione in condizioni identiche.
Risultati negativi
Come detto prima, le speranze degli scienziati vennero deluse: nel gruppo trattato con sildenafil ci furono più casi di MDD che nel gruppo di controllo. Venne inoltre osserva una riduzione nel numero di piastrine nel gruppo sildenafil – un marcatore biologico dello stress da decompressione. Ciò si deve al fatto che nella MDD le bolle gassose danneggiano l’endotelio e provocano una risposta infiammatoria risultante nell’attivazione di leucociti che trasmigrano attraverso l’endotelio vascolare a seguito della MDD, il che spiega la riduzione del numero.



Effetti benefici sui nuotatori
Per quanto queste scoperte siano sconfortanti riguardo la malattia da decompressione, non vanno confuse con gli effetti benefici che il sildenafil ha sul SIPE (edema polmonare indotto dal nuoto) nei triatleti nei quali, preso prima di iniziare l’attività, ha ridotto efficacemente i sintomi dell’edema. Il nuoto, sebbene anch’esso uno sport acquatico, è totalmente diverso dalle immersioni con autorespiratore. Le profondità più elevate e le pressioni più alte della subacquea sono la differenza principale. Ciò che è bene in un’attività può essere male nell’altra.
Come si spiega …
La spiegazione dei ricercatori riguardo l’aumento del rischio di MDD se si assume sildenafil prima di immergersi è che l’effetto vasodilatatore del sildenafil sul sistema nervoso centrale causa un aumento del flusso ematico cerebrale con un consistente maggior carico di gas inerte durante l’esposizione iperbarica, che può poi portare alla formazione di bolle e MDD grave nel tessuto nervoso.
Quindi, cosa sappiamo?
Sia il sildenafil che l’ossido di azoto (endogeno o esogeno) sono vasodilatatori potenti. Negli studi sul trattamento preventivo si è osservato che l’ossido di azoto (NO) riduce efficacemente il rischio di MDD. Ma ciò non significa che l’uso di un qualsiasi vasodilatatore riduca il rischio di MDD. Ovviamente ci sono differenze tra donatori endogeni ed esogeni di NO e un medicinale come l’inibitore della PDE5 sildenafil. Il rilascio di un donatore endogeno di NO avviene con l’esercizio fisico, un donatore esogeno di NO può essere assunto con il cibo. Nel summenzionato studio il sildenafil non ha potuto ridurre la formazione di bolle nel modello animale, ma è noto che l’ossido di azoto (NO) riduce la formazione di bolle sia nei roditori che negli esseri umani, come è stato evidenziato da studi sul trattamento preventivo (vedi Balestra et al.). Quindi, proprietà e meccanismi dei donatori di ossido di azoto devono essere diversi da quelli associati al sildenafil. Ciò porta a pensare che la presenza dei micronuclei gassosi aderenti alla parete del vaso sanguigno non sia direttamente influenzata dall’effetto vasodilatatore correlato al rilassamento del tessuto muscolare liscio. L’ossido di azoto sembra avere effetti specifici sulla riduzione del numero dei micronuclei gassosi che aderiscono alla superficie dell’endotelio. Può anche diffondersi alla superficie luminale dell’endotelio e innescare importanti effetti fisiologici, ossia neutralizzare i radicali superossido, inibire l’aggregazione piastrinica, modulare la permeabilità dello strato endoteliale e attenuare la funzione leucocitaria. Il sildenafil non sembra avere questi specifici effetti.
Un possibile rimedio dopo la decompressione
Ciò che non è buono in una situazione può esserlo in altre circostanze: l’aumento di flusso ematico cerebrale e il miglioramento della ripresa funzionale del tessuto ischemico si sono rivelati positivi nel trattamento dell’ictus con sildenafil 24 ore dopo l’insorgere dell’ictus ischemico. Questo fa sperare che il sildenafil potrebbe essere un utile coadiuvante nel trattamento della MDD neurologica ischemica in subacquei che non si sono ristabiliti col trattamento iniziale con ossigeno iperbarico.



Cosa abbiamo imparato?
SUBACQUEI CON AUTORESPIRATORE:
Metodi preventivi come la sauna o un moderato esercizio fisico portano benefici se fatti prima dell’immersione. Innescano il rilascio di NO endogeno, che neutralizza i micronuclei sullo strato interno dei vasi sanguigni e verosimilmente riduce il rischio di MDD. Fare esercizio fisico pesante o  a sauna nelle 24-48 ore successive all’immersione aumenta il rischio di MDD perché aumenta il  lusso sanguigno in gran parte dei tessuti e porta all’aumento della formazione di bolle dovuta al rilascio di azoto. Nel modello animale, il sildenafil aumenta il rischio di MDD se preso prima dell’immersione. Non sappiamo se ci sono casi tra i subacquei umani. Se si è già colpiti da MDD e già trattati in camera iperbarica, il sildenafil può essere di aiuto dopo l’immersione e dopo il trattamento con ossigeno iperbarico perché può alleviare i sintomi della MDD neurologica aumentando il flusso ematico cerebrale. Questa è un’ipotesi basata su studi sull’ictus nei roditori e richiede ulteriori ricerche.
NUOTATORI, TRIATLETI E ATLETI DI ALTRE DISCIPLINE ESTREME:
L’uso off-label del farmaco ha dimostrato che il sildenafil preso con un basso dosaggio può curare efficacemente i sintomi del SIPE e della malattia da alte quote. Un avvertimento I ricercatori di questo studio hanno concluso che un trattamento preventivo con sildenafil (viagra), o con altri farmaci con azione simile (come gli inibitori della PDE-5), favorisce l’insorgere e la gravità della malattia da decompressione neurologica. Si tratta di una scoperta importante, da diffondere tra i subacquei. Se si prendono medicinali, prima di fare immersioni bisogna sempre sentire il parere del medico (subacqueo). Ciò è particolarmente importante con il viagra. Le possibili interazioni con altri farmaci e con patologie sottostanti devono sempre essere esaminate e chiarite subito, a maggior ragione in un contesto di attività subacquee.
Per fare più chiarezza …

La ricerca ha mostrato che servono ulteriori studi sui marcatori dello stress ossidativo nel sistema nervoso centrale (SNC) per capire meglio i meccanismi sottostanti del sildenafil nella MDD. 

10 settembre 2017

Meduse: pericolose o innocue?

Con il termine medusa si indica una varietà della specie degli cnidari, organismi marini pluricellulari con una struttura neuronale primitiva. Il nome deriva dalla composizione gelatinosa dei tessuti. La maggior parte delle meduse si trova in ambienti marini, sebbene alcune specie si siano evolute in acqua dolce.
Gran parte delle meduse è carnivora e si nutre di piccoli organismi marini e pesci. Fa eccezione la Cassiopea, varietà di medusa che, grazie alle alghe simbionti, ottiene energia direttamente dal sole!
Le meduse utilizzano i tentacoli, coperte da cellule urticanti contenenti nematocisti, per cacciare le prede. Le nematocisti rilasciano delle tossine che paralizzano o uccidono la preda, permettendo alla medusa di nutrirsi. Per nostra fortuna, la maggioranza delle meduse è di dimensione ridotta e rilascia una quantità limitata di tossine.



Molte specie di meduse condividono nicchie ecologiche con altri pesci, entrando in competizione con questi ultimi per la sopravvivenza. A causa della sovrapesca, dell'inquinamento o di altri fattori esterni, la quantità di pesce diminuisce mentre quella di meduse aumenta, incrementando ancor di più il divario ecologico.
Sebbene solo determinate specie di meduse siano pericolose per l'uomo, molte sono in grado di causare irritazioni, sensazione di bruciore o scottature. Tutto ciò può essere evitato semplicemente indossando una muta.

Per scoprire più curiosità su questi fantastici cacciatori marini, iscriviti al corso di specialità DAN EUROPE FIRST AID for HAZARDOUS MARINE LIFE INJURIES o il corso di specialità Marine Ecology SSI




12 agosto 2017

SUBACQUEA POP: 007 OPERAZIONE TUONO

di C. Di Manao

Subacquea POP. Il nostro viaggio alla ricerca di quello che ha reso la subacquea popolare: personaggi, di carta o di celluloide, diventati cult nella comunità sub.
Con 1 miliardo di dollari nel 2011, Thunderball (1965) è il secondo Bond movie per incassi, dopo Skyfall. In Thunderball il cinema di cassetta attinge a piene mani alla ripresa subacquea e alle sue possibilità coreografiche. 
IL FILM
Un bombardiere nucleare Avro Vulcan della RAF (con un ordigno atomico a bordo) sparisce dai radar e si posa come una foglia su un fondale di sabbia così bianca che solo alle Bahamas. Come nel precedente Goldfinger, una bomba atomica in mano ai cattivi è una grossa rogna che solo Bond può risolvere. Uno Sean Connery in grandissima forma si salva per miracolo da una piscina infestata di squali, in un’altra scena si apparta dietro una testa di corallo con Claudine Auger, la bond girl di turno, suggerendo al pubblico che sott’acqua si possono fare tantissime attività. Gran finale con battaglia sottomarina tra buoni e cattivi a colpi di fiocine e fruste dell’alimentazione tagliate col coltello. Un film che sa di acqua salata, talco e vecchio neoprene rosso-arancio.
BUDDY CHECK
Il GAV, questo sconosciuto. I primi GAV di serie apparvero agli inizi degli anni ’70, mentre il film è del ’65. Thunderball è un tripudio di schienalini e cinghiaggi in cordura. Per non parlare della sorgente alternativa dell’aria, che si affacciò alla subacquea assai più tardi.

MANEGGIARE CON CURA
Immergersi senza GAV comportava una precisione assoluta nella scelta della pesata ed una grande abilità nel controllo del volume polmonare attraverso la respirazione. Immergersi senza sorgente d’aria alternativa comportava una certa destrezza nella respirazione in coppia, tecnica oggi temutissima da allievi e istruttori.
ATTENZIONE. Le risalite (e le discese) nelle scene sono a razzo, perfettamente in linea con l’emergenza della situazione: evitare di essere infilzati o di diventare la colazione di uno squalo tigre. Fu proprio l’assenza dei GAV a permettere ai figuranti la mobilità da apneisti. Col risultato che è il film che ha collezionato il più alto numero di barotraumi durante le riprese. Della serie: non fatelo a casa...
FICTION IMPOSSIBLE
Un pilota di bombardiere respira a 30 metri di profondità attraverso la sua maschera d’ossigeno di disegno aeronautico. Trova i due errori.
LEGGENDE METROPOLITANE
Ecco un famosissimo gadget di Bond duro a morire nella fantasia dei subacquei: la micro-bombola ad altissima pressione e dalle dimensioni di una stilografica! La vediamo spuntare ogni tanto su blog, magazine e forum di subacquea. Allora le scene furono così convincenti che l’Esercito Britannico si interessò al gadget. “Quanto può durare un uomo in immersione con quell’aggeggio?” domandò un ufficiale del Royal Engeneers, “Tanto quanto riesce a trattenere il fiato!” fu la risposta dello scenografo.
IL RETAGGIO
Con Thunderball la subacquea esce dai documentari e si piazza tra i desideri quotidiani di una società in pieno boom economico. Attrezzature e mezzi utilizzati, tra i quali gli antenati degli scooter subacquei, entrarono di prepotenza nell’immaginario di due generazioni: giocattoli e vere attrezzature subacquee dominano le vetrine. Thunderball fu il più grande spot della subacquea che si sia mai visto.
Oggi la subacquea è quasi assente dal mainstream, decisamente bistrattata. Ma tra gli anni ‘50 e ‘60 si insinuò nella fantasia di molti autori. La subacquea offriva la possibilità a registi e cineoperatori di girare scene in movimento nelle tre dimensioni. In pochi anni iniziò a migrare nella cultura popolare diventando un'attività di culto. Negli anni, furono la fantascienza e i viaggi spaziali a sostituire la subacquea nell’immaginario collettivo, rimpiazzando fondali ricchi di vita e di mistero con interni asettici d’astronavi e con un sogno francamente più difficile da realizzare. Lasciando tutti, è il caso di dire, a bocca asciutta.