20 gennaio 2018

Dispersi in mare? Ecco come farsi ritrovare

di G. Thomas

Quando ti ritrovi troppo lontano dalla barca o dalla riva, un DSMB (Boa o Tubo di Segnalazione di Superficie) e un fischietto possono aiutare ad attirare l'attenzione, ma questi due dispositivi potrebbero non avere l'esito sperato. Esistono comunque diversi strumenti per la sicurezza che sono meno comuni, o addirittura sconosciuti ai subacquei.
La trombetta (un fischietto meccanico che si collega alla frusta del GAV) aumenta le probabilità di essere udito da lontano, ma se questo non dovesse bastare, dovrai fare affidamento sui servizi di ricerca e soccorso (SAR) per essere ritrovato. In base alla situazione del luogo e alla disponibilità, barche, aerei o elicotteri potranno essere utilizzati durante le operazioni di ricerca. In casi come questi, probabilmente ti piacerebbe essere grande come un elefante per attirare l'attenzione. Invece, nella realtà, saresti solo un puntino (o potremmo dire un topolino invisibile) sulla superficie dell'acqua. Quando si impiega un aereo o un elicottero per le operazioni di ricerca, ci sono alcuni strumenti utili che possono essere utilizzati dai subacquei. Il primo è uno specchio: si possono catturare i raggi solari e rifletterli verso l'aereo, l'elicottero, o addirittura verso una barca, anche se con minori probabilità di successo. In aggiunta e sicuramente utile per le operazioni SAR da un velivolo, un Rescue Streamer (striscia arancione visibile dall'alto) può fare la differenza.
Ricorda che sei piccolo come un topolino ma vuoi apparire come un elefante. E' esattamente a questo che serve un Rescue Streamer. Contenuta in una piccola custodia, vi è una striscia galleggiante di polietilene, completa di riflettenti approvati SOLAS1 e luci chimiche, che può essere utilizzata in superficie. Questa striscia, quando è aperta, misura circa 7.5m di lunghezza e 15cm di ampiezza, rendendola visibile anche da molto lontano e quindi aumentando le probabilità che possa essere avvistata da un velivolo.
Esistono attrezzature ancora più efficaci, ma ad un costo relativamente elevato. In ogni caso, se fossi disperso, sicuramente saresti pronto a pagare dieci o anche cento volte più di quanto può costare un equipaggiamento standard. Quello che vorresti davvero è essere visibile anche quando nessuno può vederti, ed essere sicuro che i soccorsi stanno arrivando. Diamo quindi un'occhiata ad alcuni dispositivi di sicurezza elettronici che potrebbero essere di vitale importanza nel caso di un subacqueo disperso in mare.

Il Personal Location Beacon (PLB)
Un PLB è un localizzatore personale satellitare che permette ai servizi SAR di localizzare una persona sia sulla terraferma che in mare. Quando è attivato, il PLB trasmette un messaggio codificato sulla frequenza di emergenza 406 MHz, che è monitorata dalla rete satellitare COSPASSARSAT2. Il messaggio è poi inoltrato tramite una stazione terrestre di comunicazione via satellite al più vicino centro di coordinamento del soccorso, che attiverà i servizi SAR del luogo. Una volta sul posto, i servizi di soccorso riescono a localizzare il subacqueo usando il trasmettitore homing 121.5Mhz integrato. Se il PLB dispone anche di un GPS integrato, la sua precisione è di circa 60 metri.



Le normative COSPAS-SARSAT prescrivono che la batteria del PLB sia in grado di trasmettere per almeno 24 ore in condizioni di freddo intenso (-30°C); la durata aumenta quando il PLB si usa in condizioni normali. Tuttavia, anche quando usi un PLB, non puoi aspettarti di essere soccorso in pochi minuti. Anche se l'attivazione dei servizi di emergenza può avvenire rapidamente, il tempo che trascorrerà fino all'arrivo dei soccorsi dipende da un numero di fattori, come la lontananza geografica del posto dove ti trovi, le condizioni meteo, l'orario e la disponibilità dei servizi SAR del posto.



Ovviamente, più è sperduto il luogo, più lungo sarà il tempo di risposta; inoltre non ci si dovrebbe aspettare la disponibilità di un elicottero SAR in qualsiasi posto del mondo. Infine, anche se fosse disponibile, potrebbe non essere attivato immediatamente, e non tutti gli elicotteri possono operare dopo il tramonto.
I PLB sono di dimensioni relativamente piccole e la maggior parte sono resistenti all'acqua, ma non alla pressione. Alcuni produttori dispongono di contenitori stagni per poterli portare in immersione. I PLB non richiedono il pagamento di nessun abbonamento, ma devono essere registrati a nome di una persona.
Simile ad un PLB, un EPIRB (acronimo inglese che sta per Emergency Position Indicating Radio Beacon) funziona nello stesso modo, ma è progettato per essere trasportato o registrato su un natante, non una persona. E' di dimensioni maggiori ed in grado di trasmettere per tempi più lunghi, ma per la dimensione e la scarsa resistenza alla pressione, normalmente non può essere usato in immersione.

Il Sistema di Identificazione Automatica (AIS) - Marker Uomo a Mare (MOB)
Un sistema AIS - MOB funziona in modo diverso da un PLB. In parole semplici, il sistema è progettato per essere trasportato dagli equipaggi delle navi e usato nel caso di un uomo a mare. Quando è attivato, questo sistema trasmette un messaggio MOB contenente la posizione e l'identità della persona tramite un AIS. La trasmissione sarà rilevata da tutti i natanti equipaggiati con un AIS entro il raggio d'azione. Un GPS integrato e una luce strobo possono aiutare i soccorritori a determinare con precisione la tua posizione in acqua. Questo sistema non manda una chiamata di emergenza sulla frequenza 406 MHz, il che limita l'intervento ai natanti nelle vicinanze che rispondano al segnale MOB. Non ci sono quindi garanzie che una nave nelle vicinanze riceverà davvero il segnale e risponderà all'emergenza.



Se la barca che usi per andare a fare immersioni è dotata di un sistema AIS, l'equipaggio sarà in grado di localizzarti immediatamente, rendendo più facile il ritrovamento. Tieni a mente che se sulla barca non sono dotati di questo sistema, dovranno richiedere l'assistenza dei servizi SAR, come la Guardia Costiera, o un natante nelle vicinanze per localizzarti. Questa è un'alternativa valida ad un PLB e potrebbe anche ridurre gli effettivi tempi di reazione, ma bisogna capire le differenze. E' interessante aggiungere che alcuni sistemi AIS-MOB sono stagni e testati per profondità pari o superiori a 60 metri.
Forse hai sentito parlare del trasmettitore di emergenza AIS SART, un dispositivo di localizzazione progettato per le zattere di salvataggio. Anch'esso utilizza la tecnologia AIS. La stessa tecnologia è usata da alcune aziende che hanno progettato e messo sul mercato un sistema di localizzazione specifico per subacquei simile al sistema MOB.

L'ENOS®
L'ENOS3 è un sistema relativamente conosciuto, sviluppato dalla Seareq, una compagnia tedesca che produce attrezzature di sicurezza e salvataggio. Non utilizza la frequenza 466 MHz, nè la teconolgia AIS, ma presenta un criterio simile. Il sistema ENOS® non dipende dal supporto di servizi di salvataggio. E' costituito da due unità, un ricevitore (a bordo della barca immersioni) e uno o più trasmittenti, portati dai subacquei.



Il ricevitore è la stazione base dalla quale l'operazione di salvataggio ha inizio. Dopo aver acceso il
ricevitore, questo indica la posizione tramite GPS ed è pronto a ricevere e valutare segnali dei trasmettitori ENOS®. In caso di emergenza, i trasmettitori sono attivati dai subacquei. La loro posizione GPS verrà così trasmessa al ricevitore tramite una radiofrequenza utilizzabile senza licenza. La posizione del trasmettitore, come la sua distanza e direzione nei riguardi del ricevitore,
sono mostrate sul display del ricevitore tramite un grafico di facile comprensione.
Il sistema permette una risposta immediata - per la localizzazione e il ritrovamento del subacqueo
disperso - da parte del personale rimasto a bordo della barca. Ma ricorda: ENOS non attiva nessun servizio di soccorso, nè trasmette la tua posizione ai natanti nelle vicinanze. Dipendi quindi dalla barca immersioni per la localizzazione e il ritrovamento. Senza dubbio un sistema molto utile, ma che necessita sempre di un ricevitore a bordo. Dipende quindi dal centro immersioni se investire su un sistema così e metterlo a disposizione dei clienti.

Che altro?
Esistono altri sistemi elettronici simili sul mercato. Tuttavia, come per i dispositivi già citati, fate attenzione e selezionate un prodotto fabbricato da un produttore serio, visto che non tutti i sistemi
garantiscono la stessa affidabilità e dispongono, per esempio, dello stesso raggio d'azione.

E tu? Ti piacerebbe essere visto se fossi disperso?
Stai cercando ulteriori dispositivi di sicurezza che ti possono aiutare a non perderti? Scopri la campagna di sicurezza DAN Perdersi in mare e scarica la tua copia della brochure di sicurezza dal nostro sito, oppure scopri la vasta selezione di articoli per la sicurezza nel DAN Shop.



SOLAS1: Safety of Life at Sea – Una convenzione internazionale marittima che prescrive degli
standard minimi di sicurezza per i materiali salvavita (fra l'altro).
COSPAS-SARSAT2 : COSPAS-SARSAT è un sistema satellitare solidale di ricerca e soccorso.
SARSAT è un acronimo inglese per Search and Rescue Satellite-Aided Tracking. COSPAS è un
acronimo russo per "Cosmicheskaya Sistyema Poiska Avariynich Sudov," che significa "Sistema
spaziale per la ricerca di imbarcazioni in emergenza," che è indicativo delle origini marinare di
questo sistema di avvertimento in caso di emergenza.
ENOS3: In Tedesco: “Elektronisches Notruf- und Ortungssystem” che tradotto significa elettronico
di ricerca e salvataggio.

21 dicembre 2017

Viagra – croce o delizia per un subacqueo?

Di C. Liebscher

Non è improbabile che ci siano uomini sui 40, 50 o 60 anni che prendono il viagra e che qualcuno di essi sia anche subacqueo. Perciò andrebbero avvertiti che il viagra preso prima di un’immersione aumenta le probabilità di MDD mentre preso dopo potrebbe essere un rimedio. Quando dei ricercatori decidono di somministrare un farmaco a piccoli roditori per poi farli immergere in una camera iperbarica, i subacquei sanno che il motivo è trovare dei rimedi per la malattia da decompressione. Se il farmaco in questione è il viagra, probabilmente il medicinale più noto di sempre, una ricerca di questo tipo fa sicuramente notizia. Non altrettanto noto è il principio attivo del viagra, il sildenafil, originariamente studiato come farmaco contro l’ipertensione. I suoi effetti benefici per la metà maschile dell’umanità erano più che altro un effetto collaterale, in seguito ampiamente commercializzato dalla Pfizer, come ben sappiamo. Attualmente il sildenafil è autorizzato come cura per l’ipertensione polmonare e altre patologie vascolari. In alcuni triatleti è stato utilizzato “off-label” con buoni risultati contro l’edema polmonare indotto dal nuoto (“SIPE”, con acronimo inglese). La differenza principale con il viagra è che viene somministrato in dosi più basse.


Inibitori della fosfodierasi-5, NO esogeno ed endogeno, vasodilatazione
Il sildenafil agisce sull’endotelio, lo strato interno dei vasi sanguigni, e li dilata potenziando semplicemente l’effetto vasodilatatore sul rilassamento del tessuto muscolare liscio. Funziona inibendo un enzima, la fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5). In breve, è un inibitore della PDE5. Abbassa la pressione sanguigna dilatando i vasi. Questi effetti sono simili a quelli dell’ossido di azoto (NO), anch’esso un vasodilatatore; quindi gli scienziati pensavano che un vasodilatatore come il sildenafil (viagra) potesse avere un effetto protettivo contro la malattia da decompressione (MDD). La MDD è dovuta a bolle che si formano da micronuclei nei vasi sanguigni a seguito della decompressione, e si crede che sostanze che rilasciano NO possano ridurre la formazione di bolle e prevenire forme gravi di malattia da decompressione.
Studio sulla prevenzione farmacologica con sildenafil
Le speranze per un nuovo rimedio per la MDD crollarono quando gli scienziati - Blatteau, Brubakk, Gempp, Castagna, Risso e Vallée - sperimentarono su un modello animale gli effetti del trattamento preventivo con sildenafil, videro che non solo non protegge affatto contro la MDD ma, al contrario, può essere dannoso, e conclusero quindi che i subacquei devono essere avvertiti. I ricercatori somministrarono a dei piccoli roditori 10mg/kg di sildenafil un’ora prima dell’esposizione per valutarne gli effetti clinici. I roditori vennero poi sottoposti a un’immersione simulata a 90 m. per 45 minuti in camera iperbarica con successiva decompressione in tappe. Mezz’ora dopo l’immersione si procedette alla valutazione clinica dei sintomi di MDD neurologica, del conteggio delle cellule ematiche e della quantificazione del livello di bolle circolanti nelle cavità destre. Al gruppo di controllo non era stato somministrato sildenafil ma lo stesso volume d’acqua prima di un’immersione in condizioni identiche.
Risultati negativi
Come detto prima, le speranze degli scienziati vennero deluse: nel gruppo trattato con sildenafil ci furono più casi di MDD che nel gruppo di controllo. Venne inoltre osserva una riduzione nel numero di piastrine nel gruppo sildenafil – un marcatore biologico dello stress da decompressione. Ciò si deve al fatto che nella MDD le bolle gassose danneggiano l’endotelio e provocano una risposta infiammatoria risultante nell’attivazione di leucociti che trasmigrano attraverso l’endotelio vascolare a seguito della MDD, il che spiega la riduzione del numero.



Effetti benefici sui nuotatori
Per quanto queste scoperte siano sconfortanti riguardo la malattia da decompressione, non vanno confuse con gli effetti benefici che il sildenafil ha sul SIPE (edema polmonare indotto dal nuoto) nei triatleti nei quali, preso prima di iniziare l’attività, ha ridotto efficacemente i sintomi dell’edema. Il nuoto, sebbene anch’esso uno sport acquatico, è totalmente diverso dalle immersioni con autorespiratore. Le profondità più elevate e le pressioni più alte della subacquea sono la differenza principale. Ciò che è bene in un’attività può essere male nell’altra.
Come si spiega …
La spiegazione dei ricercatori riguardo l’aumento del rischio di MDD se si assume sildenafil prima di immergersi è che l’effetto vasodilatatore del sildenafil sul sistema nervoso centrale causa un aumento del flusso ematico cerebrale con un consistente maggior carico di gas inerte durante l’esposizione iperbarica, che può poi portare alla formazione di bolle e MDD grave nel tessuto nervoso.
Quindi, cosa sappiamo?
Sia il sildenafil che l’ossido di azoto (endogeno o esogeno) sono vasodilatatori potenti. Negli studi sul trattamento preventivo si è osservato che l’ossido di azoto (NO) riduce efficacemente il rischio di MDD. Ma ciò non significa che l’uso di un qualsiasi vasodilatatore riduca il rischio di MDD. Ovviamente ci sono differenze tra donatori endogeni ed esogeni di NO e un medicinale come l’inibitore della PDE5 sildenafil. Il rilascio di un donatore endogeno di NO avviene con l’esercizio fisico, un donatore esogeno di NO può essere assunto con il cibo. Nel summenzionato studio il sildenafil non ha potuto ridurre la formazione di bolle nel modello animale, ma è noto che l’ossido di azoto (NO) riduce la formazione di bolle sia nei roditori che negli esseri umani, come è stato evidenziato da studi sul trattamento preventivo (vedi Balestra et al.). Quindi, proprietà e meccanismi dei donatori di ossido di azoto devono essere diversi da quelli associati al sildenafil. Ciò porta a pensare che la presenza dei micronuclei gassosi aderenti alla parete del vaso sanguigno non sia direttamente influenzata dall’effetto vasodilatatore correlato al rilassamento del tessuto muscolare liscio. L’ossido di azoto sembra avere effetti specifici sulla riduzione del numero dei micronuclei gassosi che aderiscono alla superficie dell’endotelio. Può anche diffondersi alla superficie luminale dell’endotelio e innescare importanti effetti fisiologici, ossia neutralizzare i radicali superossido, inibire l’aggregazione piastrinica, modulare la permeabilità dello strato endoteliale e attenuare la funzione leucocitaria. Il sildenafil non sembra avere questi specifici effetti.
Un possibile rimedio dopo la decompressione
Ciò che non è buono in una situazione può esserlo in altre circostanze: l’aumento di flusso ematico cerebrale e il miglioramento della ripresa funzionale del tessuto ischemico si sono rivelati positivi nel trattamento dell’ictus con sildenafil 24 ore dopo l’insorgere dell’ictus ischemico. Questo fa sperare che il sildenafil potrebbe essere un utile coadiuvante nel trattamento della MDD neurologica ischemica in subacquei che non si sono ristabiliti col trattamento iniziale con ossigeno iperbarico.



Cosa abbiamo imparato?
SUBACQUEI CON AUTORESPIRATORE:
Metodi preventivi come la sauna o un moderato esercizio fisico portano benefici se fatti prima dell’immersione. Innescano il rilascio di NO endogeno, che neutralizza i micronuclei sullo strato interno dei vasi sanguigni e verosimilmente riduce il rischio di MDD. Fare esercizio fisico pesante o  a sauna nelle 24-48 ore successive all’immersione aumenta il rischio di MDD perché aumenta il  lusso sanguigno in gran parte dei tessuti e porta all’aumento della formazione di bolle dovuta al rilascio di azoto. Nel modello animale, il sildenafil aumenta il rischio di MDD se preso prima dell’immersione. Non sappiamo se ci sono casi tra i subacquei umani. Se si è già colpiti da MDD e già trattati in camera iperbarica, il sildenafil può essere di aiuto dopo l’immersione e dopo il trattamento con ossigeno iperbarico perché può alleviare i sintomi della MDD neurologica aumentando il flusso ematico cerebrale. Questa è un’ipotesi basata su studi sull’ictus nei roditori e richiede ulteriori ricerche.
NUOTATORI, TRIATLETI E ATLETI DI ALTRE DISCIPLINE ESTREME:
L’uso off-label del farmaco ha dimostrato che il sildenafil preso con un basso dosaggio può curare efficacemente i sintomi del SIPE e della malattia da alte quote. Un avvertimento I ricercatori di questo studio hanno concluso che un trattamento preventivo con sildenafil (viagra), o con altri farmaci con azione simile (come gli inibitori della PDE-5), favorisce l’insorgere e la gravità della malattia da decompressione neurologica. Si tratta di una scoperta importante, da diffondere tra i subacquei. Se si prendono medicinali, prima di fare immersioni bisogna sempre sentire il parere del medico (subacqueo). Ciò è particolarmente importante con il viagra. Le possibili interazioni con altri farmaci e con patologie sottostanti devono sempre essere esaminate e chiarite subito, a maggior ragione in un contesto di attività subacquee.
Per fare più chiarezza …

La ricerca ha mostrato che servono ulteriori studi sui marcatori dello stress ossidativo nel sistema nervoso centrale (SNC) per capire meglio i meccanismi sottostanti del sildenafil nella MDD. 

10 settembre 2017

Meduse: pericolose o innocue?

Con il termine medusa si indica una varietà della specie degli cnidari, organismi marini pluricellulari con una struttura neuronale primitiva. Il nome deriva dalla composizione gelatinosa dei tessuti. La maggior parte delle meduse si trova in ambienti marini, sebbene alcune specie si siano evolute in acqua dolce.
Gran parte delle meduse è carnivora e si nutre di piccoli organismi marini e pesci. Fa eccezione la Cassiopea, varietà di medusa che, grazie alle alghe simbionti, ottiene energia direttamente dal sole!
Le meduse utilizzano i tentacoli, coperte da cellule urticanti contenenti nematocisti, per cacciare le prede. Le nematocisti rilasciano delle tossine che paralizzano o uccidono la preda, permettendo alla medusa di nutrirsi. Per nostra fortuna, la maggioranza delle meduse è di dimensione ridotta e rilascia una quantità limitata di tossine.



Molte specie di meduse condividono nicchie ecologiche con altri pesci, entrando in competizione con questi ultimi per la sopravvivenza. A causa della sovrapesca, dell'inquinamento o di altri fattori esterni, la quantità di pesce diminuisce mentre quella di meduse aumenta, incrementando ancor di più il divario ecologico.
Sebbene solo determinate specie di meduse siano pericolose per l'uomo, molte sono in grado di causare irritazioni, sensazione di bruciore o scottature. Tutto ciò può essere evitato semplicemente indossando una muta.

Per scoprire più curiosità su questi fantastici cacciatori marini, iscriviti al corso di specialità DAN EUROPE FIRST AID for HAZARDOUS MARINE LIFE INJURIES o il corso di specialità Marine Ecology SSI




12 agosto 2017

SUBACQUEA POP: 007 OPERAZIONE TUONO

di C. Di Manao

Subacquea POP. Il nostro viaggio alla ricerca di quello che ha reso la subacquea popolare: personaggi, di carta o di celluloide, diventati cult nella comunità sub.
Con 1 miliardo di dollari nel 2011, Thunderball (1965) è il secondo Bond movie per incassi, dopo Skyfall. In Thunderball il cinema di cassetta attinge a piene mani alla ripresa subacquea e alle sue possibilità coreografiche. 
IL FILM
Un bombardiere nucleare Avro Vulcan della RAF (con un ordigno atomico a bordo) sparisce dai radar e si posa come una foglia su un fondale di sabbia così bianca che solo alle Bahamas. Come nel precedente Goldfinger, una bomba atomica in mano ai cattivi è una grossa rogna che solo Bond può risolvere. Uno Sean Connery in grandissima forma si salva per miracolo da una piscina infestata di squali, in un’altra scena si apparta dietro una testa di corallo con Claudine Auger, la bond girl di turno, suggerendo al pubblico che sott’acqua si possono fare tantissime attività. Gran finale con battaglia sottomarina tra buoni e cattivi a colpi di fiocine e fruste dell’alimentazione tagliate col coltello. Un film che sa di acqua salata, talco e vecchio neoprene rosso-arancio.
BUDDY CHECK
Il GAV, questo sconosciuto. I primi GAV di serie apparvero agli inizi degli anni ’70, mentre il film è del ’65. Thunderball è un tripudio di schienalini e cinghiaggi in cordura. Per non parlare della sorgente alternativa dell’aria, che si affacciò alla subacquea assai più tardi.

MANEGGIARE CON CURA
Immergersi senza GAV comportava una precisione assoluta nella scelta della pesata ed una grande abilità nel controllo del volume polmonare attraverso la respirazione. Immergersi senza sorgente d’aria alternativa comportava una certa destrezza nella respirazione in coppia, tecnica oggi temutissima da allievi e istruttori.
ATTENZIONE. Le risalite (e le discese) nelle scene sono a razzo, perfettamente in linea con l’emergenza della situazione: evitare di essere infilzati o di diventare la colazione di uno squalo tigre. Fu proprio l’assenza dei GAV a permettere ai figuranti la mobilità da apneisti. Col risultato che è il film che ha collezionato il più alto numero di barotraumi durante le riprese. Della serie: non fatelo a casa...
FICTION IMPOSSIBLE
Un pilota di bombardiere respira a 30 metri di profondità attraverso la sua maschera d’ossigeno di disegno aeronautico. Trova i due errori.
LEGGENDE METROPOLITANE
Ecco un famosissimo gadget di Bond duro a morire nella fantasia dei subacquei: la micro-bombola ad altissima pressione e dalle dimensioni di una stilografica! La vediamo spuntare ogni tanto su blog, magazine e forum di subacquea. Allora le scene furono così convincenti che l’Esercito Britannico si interessò al gadget. “Quanto può durare un uomo in immersione con quell’aggeggio?” domandò un ufficiale del Royal Engeneers, “Tanto quanto riesce a trattenere il fiato!” fu la risposta dello scenografo.
IL RETAGGIO
Con Thunderball la subacquea esce dai documentari e si piazza tra i desideri quotidiani di una società in pieno boom economico. Attrezzature e mezzi utilizzati, tra i quali gli antenati degli scooter subacquei, entrarono di prepotenza nell’immaginario di due generazioni: giocattoli e vere attrezzature subacquee dominano le vetrine. Thunderball fu il più grande spot della subacquea che si sia mai visto.
Oggi la subacquea è quasi assente dal mainstream, decisamente bistrattata. Ma tra gli anni ‘50 e ‘60 si insinuò nella fantasia di molti autori. La subacquea offriva la possibilità a registi e cineoperatori di girare scene in movimento nelle tre dimensioni. In pochi anni iniziò a migrare nella cultura popolare diventando un'attività di culto. Negli anni, furono la fantascienza e i viaggi spaziali a sostituire la subacquea nell’immaginario collettivo, rimpiazzando fondali ricchi di vita e di mistero con interni asettici d’astronavi e con un sogno francamente più difficile da realizzare. Lasciando tutti, è il caso di dire, a bocca asciutta.

6 giugno 2017

Conseguenze della crema solare




Se sei un frequentatore di spiagge, saprai che è necessario proteggersi dai famosi raggi ultravioletti. Quello che però non tutti sanno è che le creme e gli spray che vengono utilizzati a questo scopo possono avere un impatto negativo sull'ambiente marino. Ogni anno, 78 milioni di persone si recano nelle spiagge di tutto il mondo, consumando dalle 4 alle 6 mila tonnellate di creme solari, che si dissolvono inesorabilmente in mare. Le componenti chimiche, che includono oxybenzone o benzophenone-3, danno benifici all'uomo ma possono indebolire e uccidere coralli e le alghe simbiotiche.



Queste alghe, chiamate zooxantelle, forniscono ai coralli che le ospitano energia fotosintetizzata dal sole. I coralli in questo modo sono quindi in grado di costruire le note barriere, che fungono da habitat per milioni di specie marine. L'oxybenzone, liberato dai corpi dei bagnanti e dei subacquei, moltiplica i virus all'interno dell'alga, causando l'indebolimento e la morte delle stesse alghe e dei coralli nei quali si trovano. Questo processo, peggiorato dal cambiamento climatico, dalla temperatura delle acque e dall'inquinamento ad opera dell'uomo, pone le barriere coralline in una situazione di degrado ancora maggiore. Ricercatori del NCCOS (National Center for Coastal Ocean Science) affermano che la percentuale stimata di barriere coralline al mondo minacciate dall'utilizzo di creme protettive, lozioni e spray sia del 10%.

Questi prodotti a volte contengono anche diossido di titanio e ossido di zinco, estremamente resistenti ai raggi ultravioletti. Si tratta di catalizzatori che favoriscono la formazione di perossido di idrogeno se combinati a luce e acqua. Queste componenti hanno generalmente un rivestimento che riduce gli effetti dei catalizzatori, ma che si dissolve a contatto con l'acqua. Nel momento in cui il nuotatore entra in acqua, vengono rilasciati i metalli-ossidi che formano perossido di idrogeno, tossico per le algae simbiotiche. man mano che quest'ultime muoiono la catena alimentare ne risentirà e non avverrà la fotosintesi.



Puoi dare il tuo contributo alla salvaguardia dell'ambiente marino scegliendo creme protettive a base di minerali e spray che non contengano sostanze chimiche che possono avere effetti negativi. Il tuo sforzo, combinato a quelli di milioni di altre persone, permetterebbe all'oceano di mantenersi sano per le generazioni future.

Per apprendere di più sul mondo subacqueo e i suoi abitanti, contatta il tuo Istruttore di fiducia per avere informazioni sul corso di specialità HMLI Hazardous Marine Life Injuries DAN o Marine Ecology SSI, adatta a subacquei e non.

19 maggio 2017

Epilessia e Subacquea


Dr Louis van Heerden

I subacquei epilettici devono considerare tutti i fattori della loro malattia prima di andare sott’acqua, poiché una crisi in immersione può avere conseguenze molto gravi. 

I termini “epilessia” e “convulsioni” sono spesso usati come sinonimi. Le crisi epilettiche sono manifestazioni parossistiche (imprevedibili e incontrollabili) delle proprietà elettriche della corteccia cerebrale. In altre parole, si tratta di scariche elettriche incontrollate e involontarie dell’attività neuronale di tutto il cervello o di una parte di esso. È importante sottolineare che l’epilessia è una patologia con crisi ricorrenti e non provocate. La classificazione e le manifestazioni dipendono dall’area del cervello che è coinvolta. 

COSA PUÒ FAVORIRE L’EPILESSIA? 

Potrebbe sorprendere il fatto che le convulsioni siano manifestazioni molto comuni, non specifiche, di lesioni e di malattie neurologiche. Sappiamo che la funzione principale del cervello è trasmettere impulsi elettrici. Nella letteratura medica più recente si afferma che ciascuno di noi ha circa il 9% di probabilità di avere almeno una crisi epilettica nella vita e il 3 % di probabilità di ricevere una diagnosi di epilessia. La prevalenza dell’epilessia attiva è comunque solo dello 0,8%. Le crisi epilettiche possono avere molte cause: una predisposizione genetica, un trauma cranico, un ictus, tumori cerebrali, crisi di astinenza da alcol e/o droghe. Sembra che alcune situazioni possano abbassare la soglia per una crisi epilettica e l’immersione in acqua è sicuramente la più importante se introduciamo l’elemento subacquea. Deprivazione sensoriale, iperventilazione, narcosi da azoto, acidosi (dall’accumulo di anidride carbonica), ansia e ipossia (per qualsiasi ragione) possono favorire l’insorgere di convulsioni in circostanze normali. Tutte situazioni che in profondità sono più probabili. Tra gli altri fattori troviamo affaticamento, stress psicologico, uso di stupefacenti, luci intermittenti, malattie, alcune carenze nutritive. La combinazione di anche uno solo di tali fattori con l’esposizione all’acqua innalza i rischi per un epilettico in immersione: aumenta il rischio di una crisi epilettica sott’acqua e aumentano le probabilità di un esito fatale quasi certo, ossia l’annegamento.



COME FUNZIONA L’EPILESSIA?

Esaminiamo più da vicino l’anatomia (struttura) e la fisiologia (funzionamento) dell’epilessia. Si può classificare sommariamente in epilessia focale, quando la scarica elettrica dei neuroni (cellule cerebrali) riguarda solo un’area specifica del cervello, o epilessia generalizzata, se è coinvolto tutto il cervello. L’area della struttura cerebrale coinvolta, in parte o per intero, è chiamata corteccia cerebrale. Anatomicamente costituisce l’area superficiale del telencefalo (la parte più estesa del cervello). Le anomalie epilettiformi focali interictali , o “sharp wave”, sono la caratteristica neurofisiologica clinica dell’epilessia focale e il correlato neurofisiologico cellulare è chiamato spostamento di depolarizzazione parossistica (PDS). In breve, questo processo implica la depolarizzazione (una variazione del potenziale a riposo o “corrente”) dei neuroni attraverso canali del potassio calcio-dipendenti seguita da una prominente iperpolarizzazione postuma. Se i neuroni che scaricano sono più di qualche milione, gli elettrodi elettroencefalografici sono in grado di registrare l’attività elettrica con un elettroencefalogramma (EEG).

I meccanismi che possono coesistere in diverse combinazioni e causare crisi epilettiche a inizio focale sono la diminuita inibizione o l’aumento dell’eccitabilità dei neuroni - che vedremo in sintesi in quanto una disamina approfondita non rientra negli scopi del presente articolo. I meccanismi che portano alla diminuzione dell’inibizione dei neuroni sono difetti dell’inibizione dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) A e B (un neurotrasmettitore), difetti dell’attivazione di neuroni GABA e difetti del buffering (tamponamento chimico) del calcio intracellulare. I meccanismi che portano a un aumento dell’eccitabilità dei neuroni sono un aumento dell’attivazione dei recettori dell’acido N-metil-D-aspartico (NMDA), un aumento della sincronia tra neuroni dovuta a interazioni efaptiche (passaggio di un impulso elettrico da un neurone all’altro) e aumento della sincronia e/o dell’attivazione dovuta a collaterali ricorrenti. Le crisi epilettiche a inizio focale possono diventare generalizzate. L’influenza dell’ambiente acquatico sull’epilessia è stato già esaminato. Anche considerata singolarmente ciascuna variabile già costituisce una controindicazione all’attività subacquea. Si può desumere la pericolosità della situazione se vengono combinate.



COSA PUÒ FARE UN SUBACQUEO A PROPOSITO DELL’EPILESSIA?

Sebbene il rischio non possa essere quantificato, data l’eventualità di un esito fatale molti medici non vorranno certificare l’idoneità alle immersioni ricreative di persone che soffrono di convulsioni o hanno ricevuto una diagnosi di epilessia. Chi scrive è dell’opinione che un individuo epilettico dovrebbe incanalare la propria energia avventurosa in attività terrestri che possono offrire altrettanta gioia e soddisfazione. Possono costituire eccezioni le convulsioni dovute a stimolazione del nervo vago (svenimento), ipotensione posizionale (pressione sanguigna bassa), basso livello di zucchero nel sangue, droghe ricreative, convulsioni febbrili prima dei cinque anni di età (senza altri episodi in seguito). I dati disponibili ci dicono che il 30% degli individui epilettici hanno convulsioni nonostante i farmaci, circa il 50% dei bambini che soffrono di epilessia infantile non avranno maggior rischio del ripetersi di episodi in età adulta rispetto alla popolazione generale (alcuni esperti ritengono che il maggior rischio sia inferiore all’1%), le probabilità di avere un’altra crisi diminuiscono in modo esponenziale con il tempo e il rischio raggiunge la quasi normalità dopo cinque anni (senza prendere in considerazione lo stress aggiuntivo dato dalle immersioni), il 30% dei bambini e il 65% degli adulti avranno crisi epilettiche o convulsioni nei primi due anni di interruzione dei farmaci antiepilettici. Alcuni esperti di subacquea attualmente consentono ad individui epilettici di immergersi una volta trascorsi cinque anni senza crisi dopo aver interrotto i farmaci. Altri medici sono dell’idea che due anni senza convulsioni dopo aver interrotto i farmaci possano portare a un rischio accettabile limitando le immersioni a 15 metri di profondità, acqua limpida e calda e niente nitrox. Sebbene l’incidenza di morte improvvisa da epilessia (“SUDEP”) sia bassa (circa 2,3 volte superiore a quella della popolazione generale), molte di queste morti sono dovute a una compromissione dello stato di coscienza. Il subacqueo epilettico deve decidere. Se dopo aver considerato tutte le informazioni fornite vuole continuare a immergersi deve accettare l’aumento del rischio, e devono accettarlo anche i suoi compagni d’immersione.

VUOI UN ALTRO PARERE?

La sicurezza in immersione deve rimanere la prima e la più importante priorità. Questo principio si applica anche con l’epilessia e i farmaci antiepilettici. Ricordati che sei responsabile anche della sicurezza dei subacquei che si immergono con te. L’assistenza specialistica della linea di emergenza DAN Europe è sempre a tua disposizione.

19 aprile 2017

MARIJUANA E IMMERSIONI: L'OPINIONE DEGLI ESPERTI

La marijuana, o cannabis, è una delle droghe ricreative più usate al mondo. Le leggi che regolano l'uso della marijuana sono in continua evoluzione in molti paesi del pianeta, e ciò pare indicare un futuro aumento di coloro che ne faranno uso anche fra i subacquei.
La percentuale di subacquei che fumano marijuana è significativa, ma non esistono linee guida efficaci che aiutino a capire il rapporto tra fumare cannabis e praticare immersioni. Presumibilmente, la maggioranza dei sub che decide di combinare le loro attività subacquee con l'uso di droghe illecite sceglie la marijuana.
La marijuana per uso medico è prescritta per trattare molte malattie gravi e debilitanti come il morbo di Parkinson’s, la sclerosi multipla, il cancro allo stadio terminale, l'AIDS e il glaucoma, per citarne solo alcuni.


Il Dottor Tom Neuman, noto per il suo lavoro con i subacquei, afferma che l'uso di marijuana riduce tutta una serie di capacità motorie e cognitive, rendendo problematico l'uso di marijuana prima di fare immersioni.
Il Professor Paul Auerbach, della Scuola di Medicina della Stanford University, conclude analogamente che la marijuana può avere molti effetti cronici ed acuti su coloro che la usano e sono anche subacquei. La sostanza può influenzare lo stato mentale, il giudizio, i riflessi fisici e le fisiologie neurologiche di un subacqueo. Auerbach crede che, a meno che apporti dei benefici che sorpassino gli effetti negativi, l'uso della marijuana dovrebbe essere vietato ai subacquei dato che i suoi effetti possono essere dannosi. Praticamente non è stata condotta alcuna ricerca per stabilire gli effetti dell'uso o dell'esposizione alla marijuana nei subacquei.
Esistono alcune difficoltà tecniche, secondo Neuman, nello stabilire una relazione fra i test condotti in laboratorio e le ridotte prestazioni in uno scenario di vita reale come potrebbe essere la subacquea. 
È estremamente impegnativo trovare un gruppo di controllo adeguato per questo tipo di ricerca, e il numero di incidenti subacquei nei quali gli effetti della marijuana sui sub possono essere testati è relativamente piccolo.
Inoltre, normalmente il principio attivo nella marijuana non è più individuabile nel sangue dopo due ore dall'inalazione. Quindi, nel tempo che impiega una persona ad arrivare in camera iperbarica, la probabilità che si possano ottenere informazioni utili con uno degli esami del sangue disponibili oggi è estremamente ridotta. Questo ha portato a non avere una risposta a domande importanti sulla marijuana e le immersioni.


Quello che sappiamo di sicuro, secondo il chirurgo americano in pensione Dottor Ernest Campbell, è che la marijuana può avere effetti avversi sui polmoni dei subacquei. A parte il THC e i cannabinoidi, il suo fumo contiene il 50% in più di catrame, corpi estranei e sostanze cancerogene rispetto al fumo del tabacco.
Campbell conferma che la marijuana può ingrossare i bronchioli terminali, aumentare gli episodi di tosse, infiammare i polmoni e contribuire alla perdita delle cellule ciliate, che servono a combattere le infezioni. Questo processo aumenta il rischio di tappi mucosi, ritenzione d'aria ed embolia gassosa. Fumare molta marijuana può anche portare a contrarre la malattia polmonare ostruttiva cronica.
Neanche il sistema cardiovascolare dei subacquei è immune dagli effetti dannosi. Il solo fumare marijuana occasionalmente può far aumentare il battito cardiaco dai 30 ai 50 battiti al minuto, far aumentare la pressione sanguigna e il rischio di infarti. Anche se fumare marijuana prima di immergersi, secondo molti medici esperti può essere pericoloso per molte ragioni, mancano le prove decisive. Prima di poter dare risposte precise, bisogna investigare l'effetto di questa sostanza sui subacquei in modo più dettagliato.
Il gastroenterologo Steven Gillon, specializzato nella cura delle malattie del fegato, insiste che i parametri di sicurezza sono al momento frutto di congetture, visto che non sono state condotte sperimentazioni su esseri umani specifiche sull'uso di marijuana e le immersioni. 
Quello che si sa, afferma lui, è che ci sono stati subacquei che sono risultati positivi ai test per droga molto tempo dopo aver fumato, fino a 15 settimane nel caso di forti fumatori. Gillon afferma che, come per le bevande alcoliche, non ci dovrebbero essere tracce individuabili di marijuna nel corpo di una persona prima di fare immersioni.
Quando la marijuana è inalata al livello del mare, i metaboliti del THC che si trovano in essa hanno un'emivita di eliminazione di almeno 20 ore, e possibilmente fino a tre giorni. Alcuni sono immagazzinati nelle cellule adipose, con un'emivita di limitazione ancora più lunga, dai 10 ai 13 giorni. La maggior parte dei ricercatori sono d'accordo nell'affermare che i test dell'urina per la marijuana possono rivelarne la presenza nel corpo fino a 13 giorni, e per alcuni individui anche più a lungo.